Russiagate: la resa dei conti

| Consegnato il rapporto Mueller, l’America con il fiato sospeso: a giorni Trump potrebbe finire sotto accusa o scagionato del tutto

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22 mesi, 669 giorni, 16.056 ore: tanto è durata l’inchiesta di Robert Mueller, il superprocuratore incaricato di indagare sulle interferenze russe nelle elezioni americane del 2016. Un enorme macchina della giustizia che finora ha travolto 34 persone, ma che potrebbe avere effetti ben più dirompenti sulla scena politica americana. Potenzialmente, addirittura un nuovo “Watergate”, ancora oggi nei peggiori incubi della storia politica americana.

In realtà, ricordano i media in queste ore, il rapporto Mueller è solo l’inizio di una nuova resa dei conti con la Russia ed è considerata una pietra miliare nella storia moderna dell’America, con le istituzioni governative messe sotto pressione. La questione ora è se tutti accetteranno il risultato. Il paese potrebbe capire nel giro di pochi giorni se Mueller ha risposto alle domande chiave: Trump ha collaborato con una potenza straniera per vincere le elezioni del 2016? Ha approtittato della sua posizione per fare affari in Russia? Il Presidente ha ostacolato la giustizia, anche licenziando il direttore dell’FBI James Comey, nel tentativo di coprire tutto questo? E ci sono prove che suggeriscono perché Trump sembra essere spesso obbediente al presidente russo Vladimir Putin? E ancora: può spiegare i molteplici contatti sospetti tra i soci di Trump e i russi - sia prima che dopo le elezioni - e le menzogne che tutti hanno raccontato su quei rapporti?. Domande a cui tutti si augurano che il rapporto Mueller sappia rispondere.

Trump, ostentando sicurezza, attende a Mar-a-Lago che il ministro della giustizia, William Barr, decida quanto condividere del documento con il congresso e quanto rendere pubblico, anche se l’unanimità della Camera, repubblicani compresi, ha votato perché il rapporto Mueller sia divulgato integralmente per evitare insabbiamenti.

Ma la squadra di Trump sta già festeggiando, sostenendo che è già chiaro che il Presidente è salvo poiché Mueller non ha incriminato nessuno per aver collaborato con i russi durante le elezioni.

La mancanza di accuse contro il figlio di Trump, Donald Jr. e suo genero Jared Kushner, coinvolti in un incontro del 2016 alla “Trump Tower” con i russi che offrivano “sporcizia” su Hillary Clinton, ha deluso i critici.

Per ora, coerentemente con l’indagine controllata di Mueller, nessuno al di fuori del Dipartimento di Giustizia sa cosa c’è nel rapporto e quanto si occupa delle azioni del Presidente. Ma la sua consegna costituisce una prova ancora più grande per le istituzioni politiche di Washington: tanto capitale politico ed emotivo è stato investito nell’indagine di Mueller, che dovrà togliere una volta per tutte il veleno intorno alle elezioni del 2016. 

Le rivelazioni a venire saranno comunque tali da garantire che, qualunque cosa dica il rapporto di Mueller, la questione dell’assalto della Russia alle ultime elezioni presidenziali macchierà le prossime, tra 20 mesi.

Nella peggiore delle ipotesi, ovvero se Mueller sia riuscito a trovare prove che incriminano Trump, l’impeachment sarebbe quasi certo, addirittura anticipato dall’interdizione del presidente dalle sue funzioni. 

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