Russiagate, l’ora delle menzogne

| Michael Cohen, l’ex avvocato di fiducia del presidente, ammette di aver mentito, e nei guai fra i primi potrebbe finire Donald Trump Jr, primogenito dell’ex tycoon

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Di fronte alla corte di stato di New York, Michael Cohen ha preso fiato, poi si è dichiarato colpevole: nel 2017 ha mentito alla commissione di intelligence del Senato che gli chiedeva conto di aver appoggiato l’idea del presidente di costruire una “Trump Tower” a Mosca. Non è la prima ammissione di Cohen, ex avvocato di fiducia di Trump: lo scorso agosto aveva ammesso la frode bancaria e la ripetuta violazione delle regole di finanziamento della campagna elettorale, ammettendo di aver versato 130mila dollari all’ex pornostar Stormy Daniels.

Il “Russiagate”, il peggior grattacapo del presidente in carica, riprende fiato e mostra di essere tutt’altro che un’inchiesta prossima all’archiviazione. Cohen ha aperto la diga al superprocuratore Robert Mueller, indicando in “individuo uno” la figura di Trump, per cui aveva gestito gli ormai celebri incontri di alti funzionari russi con l’entourage del presidente alla Trump Tower di New York. C’era di mezzo una campagna diffamatoria da mettere in atto per screditare Hillary Clinton, che i sondaggi davano in vantaggio, anche se di pochi punti percentuali.

Prima di imbarcarsi alla volta di Buenos Aires per il “G20”, Trump ha trovato il tempo di replicare, accusando Mueller di sprecare fondi pubblici nella sua “caccia alle streghe”, tacciando poi lo stesso Cohen di essere un poveraccio in cerca di una via d’uscita per strappare il minimo della pena.

Secondo il Guardian, a rischiare pesanti capi d’accusa potrebbe essere Donald Trump Jr., figlio dell’ex tycoon, ed Erik Price, uno dei suoi collaboratori, che alla luce delle novità emerse in queste ore avrebbero rilasciato dichiarazioni al Congresso altrettanto false. Alla domanda diretta se governi stranieri avessero offerto e proposto collaborazioni alla campagna di Trump, il figlio ha risposto “Nessuno di cui io sia a conoscenza”.

Josh Campbell, ex agente dell’FBI stretto collaboratore di Mueller, è stato chiarissimo: “Che tutto questo serva da avvertimento a tutti coloro che hanno testimoniato in questi mesi: se hanno mentito, game over”.

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