San Francisco dichiara la lobby delle armi organizzazione terroristica interna

| Per la prima volta, una città rompe il fronte della paura di fronte alla potente e influente N.R.A.. Secca la risposta: “Soltanto propaganda”

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Ricchissima, potentissima, capace di influenzare la politica americana spostando i voti dei cinque milioni di iscritti e di finanziare le campagne elettorali scegliendo i candidati a favore delle armi, come Trump, che per la discesa in campo ha ricevuto 30 milioni di dollari. La “NRA”, acronimo di “National Rifle Association”, è la lobby delle armi, un’organizzazione che si batte per il libero possesso di armi da fuoco in America, come sancito dal secondo emendamento della Costituzione. Nata nel 1871 a New York, in quasi 150 anni di vita è sempre riuscita a boicottare le leggi sul controllo, le restrizioni o l’abolizione delle armi da fuoco. Tante le battaglia contro la “NRA”, i cui membri sono spesso stati paragonati agli eredi del “Ku Klux Klan”, e tante anche le polemiche, come quella legata alla presenza sul territorio americano di spie russe come Maria Butina, che proprio attraverso la NRA era riuscita ad avvicinare politici statunitensi.

Ma negli ultimi tempi, il colosso della NRA ha iniziato a vacillare: malgrado siano ancora tanti gli americani convinti che una pistola in casa sia la miglior polizza assicurativa possibile, molti di più sono quelli che ritengono ormai inaccettabile la quantità di morti delle stragi continuano a insanguinare l’America.

San Francisco, l’affascinante città che domina la Bay Area, culla della controcultura e di tutte le libertà possibili, da quelle politiche a quelle sessuali, nonché una delle principali mete turistiche d’America, ha deciso di rompere gli argini. Anche in quella parte di California che sembra lontana da tutto, il sangue è stato versato: l’ultima volta il 28 luglio scorso, durante il pacifico “Gilroy Garlic Festival”. Due giorni dopo, una delle supervisor del comune, Catherine Stefani, carica di tutto il suo sdegno la NRA: “È in atto una cospirazione per bloccare ogni possibile legge che limiti o prevenga la violenza armata a livello locale, statale e federale”.

Si apre un dibattito all’interno dell’amministrazione locale, a guida Dem, che proprio in questi giorni è arrivato alla conclusione, riassunto in una risoluzione probabilmente destinata alla storia che per la prima volta osa rompere il fronte della paura: dichiarare la potente NRA un’organizzazione terroristica interna. “Gli Stati Uniti sono flagellati da un’epidemia di violenza - si legge nel comunicato - e la NRA usa la propria ricchezza e la forza organizzativa per promuovere le armi e incitare alla violenza. In tutti i Paesi del mondo ci sono persone violente e piene d’odio, ma solo in America hanno facile accesso alle armi d’assalto e ai caricatori ad alta capacità, e tutto questo grazie all’influenza della NRA”. In pratica, si sostiene che l’uso di armi da fuoco con l'intento di mettere in pericolo, direttamente o indirettamente, la sicurezza di uno o più individui è considerata “attività terroristica”. In altre parole, ogni assassino va considerato un terrorista se ha usato un’arma, indipendentemente dal fatto che avesse o meno motivazioni politiche.

Paradossalmente, la risoluzione non avrà alcun effetto pratico, ma è comunque un primo passo, come sottolineato dalla stessa Stefani: “Credo fermamente che si tratti di un passo in avanti nella lotta contro il potere negativo della NRA”.

“È solo un altro inutile e disgustoso tentativo di incolparci per l’epidemia di violenza che attanaglia la nostra nazione - ha liquidato la faccenda Amy Hunter, portavoce della sede californiana associazione -  è un attacco sconsiderato contro un’organizzazione rispettosa della legge, dei propri membri e delle libertà per le quali si battono tutti gli americani”. Anche la sede centrale della NRA ha risposto su Twitter: “Stiamo parlando del tessuto della società americana e San Francisco dovrebbe vergognarsi: ha problemi di cui preoccuparsi come l’aumento dei senzatetto, l’abuso di droghe e il boom di crimini”. 

Ma la Stefani non arretra di un centimetro e rincara la dose: “Il tasso di omicidi da arma da fuoco negli Stati Uniti è 25 volte superiore a quello di qualsiasi altro paese ad alto reddito e quello di proprietà delle armi è due volte superiore: con 393 milioni di pistole in questo paese, ci sono più armi che persone. Ogni paese sulla terra ha videogiochi, film e problemi di salute mentale, eppure solo gli Stati Uniti hanno problemi di violenza armata nelle scuole, nei cinema, nei supermercati: e la differenza sono le armi”. Solanto nel mese di agosto, 53 persone sono morte in tre sparatorie, di cui 22 a El Paso, 9 a Dayton e 7 a Odessa.

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