San Francisco, i liberal? Peggio di Trump

| I Democratici californiani che detengono il potere dal '68, ostili a progrogetti immobiliari a basso costo per aiutare i lavoratori ad avere una casa. Temono che gli immobili, dai costi altissimi, perdano valore. La denuncia di NYT e WP

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Due grandi giornali liberal, il New York Times e il Washington Post raccontano San Francisco, capitale della tecnologia mondiale come una delle delle comunità USA “più diseguali, invivibili e costose degli Stati Uniti”. Il costo della vita ha raggiunto livelli altissimi, ogni operazione, anche la più comune, prevede esborsi pesanti. Una notte in un parcheggio chiuso vale 60 dollari e oltre, alcuni alberghi hanno elevato le tariffe a livelli impensabili. Può capitare, al Pier 39, di pagare per un pranzo a base di pallidi gamberetti surgelati, un paio di olive infilzate da stecchini, un bicchiere di vino, anche 40 dollari a persona. Ridicolo. Gli affitti, i prezzi delle case sono ormai inavvicinabili, anche per chi ha un buon lavoro in città. Governata storicamente dai Dem dell’ala più liberale e progressista da sempre, ha scelto la strada di mantenere i privilegi dei residenti più ricchi con l’idea di “preservare l’integrità urbana e sociale”, il contrario di un’idea di inclusività che, in teoria, dovrebbe essere la cifra dell’impegno politico democratico. Oltre i confini della cittàm un'area urbana con San Mateo, Palo Alto, Mountain View, Cupertino, Santa Clara, San Jose, Oakland.  Dove ci sono Apple, Google, Facebook, Uber, Tesla, Hewlett Packard, Visa, Netflix e centinaia di altre aziende hi-tech che, di fatto, guidano il mondo nelle sue continue evoluzioni.

Uno immagina chissà quale benessere, visto l’alto reddito pro-capite. In realtà la baia ospita il più alto numero di super-ricchi degli States ma offre anche un panorama di spaventose disparità sociali. “Un quinto degli abitanti della California - scrive il NYT - fatica a sostenersi economicamente, e dal 2010 le persone che hanno lasciato lo stato sono triplicate; eppure a San Francisco una persona ogni 11.600 abitanti è un miliardario. Il reddito annuo per potersi permettere una casa di medie dimensioni è di oltre 320mila dollari, con un prezzo medio di 1,6 milioni di dollari per una casa monofamiliare. L’affitto medio di una casa con una camera da letto è di 3.700 dollari al mese”.

San Francisco poi è la capitale degli homeless, i “senza casa”, anche giovani, anche persone diciamo normali che hanno perso casa e lavoro: 7.500 su 880mila abitanti, quasi 1 ogni 100 persone. il NYT, ma anche altri media, rivela le loro condizioni di vita, “rovistando nella spazzatura delle case dei super-ricchi”. “Le attività commerciali storiche chiudono con una certa frequenza perché gli stipendi offerti ai dipendenti sono troppo bassi per vivere in città; spesso vendono i locali ai fondi di investimento che ci costruiscono nuovi appartamenti di alta fascia. I negozi che sopravvivono, o quelli nuovi che aprono, hanno prezzi proibitivi: nelle zone degli uffici del centro città è comune pagare 20 dollari per un’insalata”, insiste il giornale di New York, diviso da una storica rivalità con il mondo del Golfen State che imputa ai “white liberals”, i bianchi progressisti, la colpa di questa crisi. San Francisco è una città governata dai Democratici ininterrottamente dal 1968. The Dock of the Bay, secondo la celebre canzone di Otis Redding, non accoglie più gli afro-americani che una volta erano assai numerosi, oggi sono solo il 5,5 per cento. iha una delle più basse percentuali di afroamericani tra i grandi centri urbani americani, con solo il 5,5 per cento. Karen Heller del Washington Post, racconta in un reportage dai toni critici verso la cassa dirigente, “si incontrano principalmente uomini, soprattutto bianchi e asiatici, e principalmente giovani. A San Francisco ci sono meno bambini che in qualsiasi altra grande città americana, il 13,4 per cento della popolazione”.

Due fronti contrapposti. I Nimby (“Not In My Backyard”, non nel mio cortile di casa) ), che preferisce mantenere lo status quo  attuale e congelare il mercato immobiliare. Nientenuove case che abbasserebbe il valore degli immobili, consentendo anche a chi non ha troppo soldi di vivere in centro. Quindi i YIMBY, contro le chiusure e le speculazioni immobiliari. Tutta colpa dell’ex sindaco Ed Lee? Lui, nel 2011 offrì esenzioni fiscali per le grandi società di tecnologia. Sono arrivati migliaia di posti di lavoro molto ben pagati in città, squilibrando però l’assetto sociale a discapito delle attività pagate assai meno. “Ogni giorno - scrive il WP - le sue strade sono percorse da 45mila autisti di Uber e Lyft, le due principali app di autonoleggio con autista; a Philadelphia, che ha una superficie quasi tripla e una popolazione quasi doppia, ce ne sono circa 25mila”.

 E’ solo un esempio. Negli ultimi anni nell’area di San Francisco sono stati creati oltre 676mila posti di lavoro, e sono state costruite solo 176mila nuove abitazioni, con un sergente aumento dei prezzi delle case. I parlamentari Dem della California hanno bocciato una proposta che prevedeva la conversione di case monofamiliari in condomini in alcune zone densamente abitate. Avrebbero diminuito la qualità della vita nei quartieri in questione, poiché molte persone si sarebbe trasferite lungo le già trafficate strade percorse quotidianamente dai bus che trasportano i dipendenti delle aziende della Bay Area.

Per Farhad Manjoo, esperto di tecnologie per il NYT, “la questione delle case è poco presente nelle agende dei candidati alle primarie del Partito Democratico: l’unica che ne sta parlando e che ha un piano al riguardo è la senatrice Elizabeth Warren. Quello che i Repubblicani vogliono fare con i centri di detenzione e i muri di confine, i progressisti benestanti Democratici lo stanno facendo con lo sviluppo urbanistico e gli argomenti NIMBY. Preservare l’identità del posto e il controllo locale, mantenere scarse e inaccessibili le case: l’obiettivo di entrambe le parti è lo stesso, tenere fuori le persone”.

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