«Se rieleggono zio Donald lascio l’America»

| Un’intervista al vetriolo rilasciata da Mary Trump, la nipote del presidente, autrice di un libro che mette a nudo il carattere, l’omofobia e il razzismo della sua famiglia: dal nonno Fred alla cugina Ivanka

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La prima brutta notizia per Donald Trump è arrivata quando un giudice ha dato il via libera alla pubblicazione del libro scritto da sua nipote Mary. Ma la seconda, che pare gli stia mandando di traverso la giornata, sono il milione di copie vendute in sole 24 ore.

Potenzialmente, fra i fiumi d’inchiostro che da quattro anni hanno come personaggio unico e principale “The Donald”, quello di sua nipote Mary è il più pericoloso, perché a scriverlo non è un ex collaboratore con il dente avvelenato, ma una parente che l’ha visto crescere e diventare quello che oggi è. Una spiegazione che Mary L. Trump, ha sempre confermato: “Vedere la leadership del Paese devolvere in una versione ingigantita della mia famiglia disfunzionale” è stata la molla che l’ha convinta a mettere nero su bianco ricordi e segreti dell’ingombrante famiglia Trump.

In un’intervista concessa al “Washington Post”, la nipotina Mary racconta che nelle pagine di “Too Much and Never Enough enough: How My Family Created the World's Most Dangerous Man” (Troppo e mai abbastanza: come la mia famiglia ha creato l’uomo pericoloso del mondo), la colpa di tutto ricade “quasi al 100%” sul conto di suo nonno, Fred Trump, il patriarca della famiglia che in 214 pagine descrive come un “sociopatico” colpevole di aver creato le condizioni che hanno portato all’ascesa di Donald e di quella che lei considera la più pericolosa presidenza nella storta degli Stati Uniti.

Proprio come è accaduto nella sua famiglia troppo allargata, una dinamica simile è in atto sul palcoscenico nazionale, con zio Donald che possiede contemporaneamente “un istinto infallibile per trovare persone più deboli di lui”, ma lasciandosi affascinare da soggetti “più forti e più intelligenti di lui, che muoiono dal desiderio di sfruttarlo”.

Il libro - pubblicato martedì ed è diventato un bestseller già nei preordini - ha talmente preoccupato la sua famiglia che il fratello del presidente ha tentato senza successo di bloccarne la pubblicazione rivolgendosi ad un tribunale.

Valutando il momento attuale, in cui Trump ha amplificato il razzismo e alimentato le lamentele del risentimento bianco, Mary Trump bolla Donald come “chiaramente razzista” grazie ad una rara ed esplosiva combinazione di educazione e cinismo politico basato sull’antisemitismo impulsivo. “Essendo io dichiaratamente gay, ricordo che in casa l’omofobia non è mai stata un problema perché nessuno ha mai parlato di gay, almeno fin quando mia nonna ha definito Elton John “un insulto” al genere umano”.

Alla Casa Bianca, le colpe sono da dividere equamente con la figlia Ivanka e il genero Jared Kushner - entrambi consiglieri anziani - ma si allargano in modo più ampio includendo i “capi dello staff che sono andati avanti pensando di poter avere un qualche tipo di influenza, solo per scoprire che non è così”.

Figlia di Fred Trump, fratello maggiore del presidente morto nel 1981 d’infarto a soli 41 anni, Mary si è allontanata dal resto della sua famiglia dopo una lunga battaglia legale sull’eredità, e non ha mai nascosto di non gradire zio Donald. A lui, nel 2016, preferiva di gran lunga Hillary Clinton ed è pronta a votare e dare tutto il proprio appoggio a Joe Biden.

“Questo è un libro pieno di falsità, detto in modo chiaro e semplice”, ha commentato l’addetta stampa della Casa Bianca Kayleigh McEnany. Il libro di Mary Trump si apre con il racconto di una cena di famiglia alla White House nell’aprile del 2017, apparentemente per celebrare i compleanni delle sorelle del Presidente, e descrive la stentata dinamica della famiglia che va in scena al 1600 di Pennsylvania Ave. 

Ai dubbi di tanti, secondo cui Ivanka sia per certi versi una forza costante al fianco del padre, Mary Trump riconsegna un’immagine della cugina tutt’altro che piacevole: “Penso che sia lei a smentire tutto questo quasi ogni giorno. Nella vita non fa assolutamente niente: sputa post sui social tentando di avere un impatto che proprio non le riesce. Non riesco a pensare ad una sola cosa che abbia fatto per dimostrare di essere all’altezza del ruolo che ricopre”.

Nel libro, Mary dipinge un ritratto triste e persino devastante del nonno e dello zio, e nulla di ciò che suo zio ha fatto da quando è stato eletto l’ha sconvolta, neanche l’aberrante politica sull’immigrazione che separava i bambini dalle proprie famiglie: “Per lui, più è divisiva e fredda, e meglio è”.

Mary rivela anche nell’estate del 2016 aveva pensato di farsi avanti per fermare l’elezione dello zio, poi ha deciso di non farlo: una decisione di cui non si pente, in parte perché crede che allora nulla avrebbe potuto impedirne l’arrivo alla Casa Bianca. Ora, tuttavia, spera che il tempismo del suo libro possa contribuire a influenzare le elezioni di novembre. E in ogni caso, vuole sentirsi con la coscienza a posto di chi ha fatto la propria parte per avvertire il Paese del pericolo di avere un tipo come suo zio al comando. “Ho sentito la responsabilità di fare in modo che la gente sia il più informata possibile quando arriverà novembre, perché non credo che sia stato così nel 2016”.

Per ora, considera questo libro come la sua piccola parte nella campagna contro la rielezione dello zio, e preferisce non concentrarsi sulla possibilità che Trump possa strappare il secondo mandato: “Se mai fosse, me ne andrei a vivere da un’altra parte”.

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