Social in allarme per le elezioni americane

| I colossi della Silicon Valley annunciano contromisure per combattere fake news e informazioni fuorvianti, ma secondo gli americani la scelta migliore sarebbe un black out totale

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“Avremo i risultati delle elezioni la notte del 3 novembre”: è l’ultima affermazione di Trump che Twitter ha deciso di oscurare perché considerato “fuorviante in merito alle modalità di partecipazione alle elezioni: i risultati ufficiali del voto in America non sono mai calcolati la notte del voto”.

È solo l’ultima presa di posizione dei “Big Tech”, mai come questa volta costretti a prendere provvedimenti contro il dilagare di fake news e messaggi controversi che quattro anni fa viaggiavano liberi, influenzando non poco il voto degli indecisi.

Facebook avrebbe messo in campo dei particolari algoritmi che secondo Menlo park dovrebbero impedire la diffusione virale di messaggi d’odio, notizie non vere e inviato a scendere in piazza per protestare in modo violento. Una strategia necessaria, ma che ha messo in allarme alcuni dipendenti del colosso guidato da Mark Zuckerberg, secondo cui la mannaia della censura potrebbe finire per includere discussioni politiche di parte, ma comunque legittime e costituzionalmente permesse.

Lo stesso Zuckerberg aveva annunciato lo scorso agosto la creazione di una task force che attraverso un programma specifico avrebbe deciso cosa permettere e cosa no sui risultati elettorali. “Le elezioni presidenziali di quest’anno non saranno come sempre, con la nostro Paese così diviso e col fatto che possano essere necessarie settimane per avere l’esito finale, cresce il rischio di disordini civili”.

Ma non è solo Facebook ad avere preso contromisure. Secondo il “Washington Post”, durante i suoi primi quattro anni alla Casa Bianca, Trump avrebbe postato 18mila messaggi falsi e fuorvianti su Twitter. Il colosso di San Francisco di Jack Dorsey, ha annunciato che “etichetterà o rimuoverà tutte le informazioni fuorvianti intese e a minare la fiducia del pubblico, come ad esempio rivendicare la vittoria prima che i risultati delle elezioni siano certificati”.

È proprio per questo, racconta un sondaggio realizzato negli Stati Uniti settimane fa, che il 52% degli americani avrebbe preferito un blackout totale dei social nella settimana del voto. Una percentuale perfino più corposa, il 62%, si dice per nulla certo che le piattaforme social siano in grado di prevenire e bloccare la disinformazione.

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