“Sono terrorizzata ma sento il dovere di parlare”

| Inizia con questa parole la sofferta deposizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato di una delle accusatrici di Brett Kavanaugh. All’esterno centinaia di manifestanti

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Christine Blasey Ford ha la voce rotta dall’emozione: ha accettato di deporre davanti alla Commissione Giustizia del Senato su qualcosa che le toglie il sonno da quasi quarant’anni, davanti al paese intero. Ha 51 anni, è mamma, fa l’insegnante, la conoscono tutti. Non è facile mettersi in piazza: “Sono qui oggi non perché lo voglia, sono terrorizzata. Ma penso sia un dovere civico raccontare cosa è successo quando io e Kavanaugh eravamo alle superiori”.

È l’inizio della crocifissione pubblica del candidato indicato da Trump alla Corte Suprema, Brett Kanavaugh, inseguito dalle accuse di quattro donne diverse che raccontano più o meno lo stesso copione: solo che a qualcuna è andata peggio delle altre, come Christine Ford.

Racconta della festa del 1982, una delle tante dei tempi del liceo. “Sono salita al secondo piano per andare in bagno, arrivata in cima alle scale sono stata spinta verso una camera da letto: Brett Kavanaugh e Mark Judge, un suo amico, sono entrati e hanno chiuso la porta. Sono stata spinta sul letto, Brett mi ha palpeggiata, ha provato a togliermi i vestiti senza riuscirci, perché era ubriaco, pensavo che mi avrebbe ucciso. Ho provato a urlare, sperando che qualcuno dal piano di sotto mi sentisse ma Brett mi ha messo la mano sulla bocca: è la sensazione che mi ha terrorizzato di più e che ha avuto l’impatto più pesante sul resto della mia vita”.

Una storia che la donna racconta di aver confidato solo al marito e a pochi amici, “Fino a quando non ho sentito che Kavanaugh era fra i candidati alla Corte Suprema”.

Fuori dal Senato, centinaia di persone, giunte a Washington per portare la propria solidarietà ad una donna che tutti considerano coraggiosa. Una protesta silenziosa, accompagnata da cartelli che recitano: “Credete ai sopravvissuti”.

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