«State a casa», raccomanda il sindaco di Austin (dal Messico)

| Steve Adler, primo cittadino della città texana, ha esortato i suoi concittadini a non uscire di casa mentre volava a Cabo San Lucas con un jet privato. E non è il solo….

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“State a casa, non è il momento di rilassarsi”, esortava Steve Adler, sindaco Democratico di Austin, Texas. Un appello accorato ai suoi concittadini, lanciato in un momento assai delicato della pandemia, che negli Stati Uniti non accenna a diminuire. Peccato che Adler abbia pronunciato l’invito da un esclusivo resort in Messico, dov’era volato a bordo di un jet privato insieme alla sua famiglia per una vacanzina pre-natalizia.

Un’ipocrisia durata poco, che non ha impedito ad Adler di sentirsi comunque dalla parte della ragione: “Non era in vigore alcun divieto di spostamenti. Qualcuno potrebbe accusarmi di aver viaggiato, ma nessuno può dire che ho fatto qualcosa di irregolare”. Non è la prima volta che Adler finisce nell’occhio del ciclone per le libere interpretazioni dei divieti: secondo l’Austin American-Statesman, il mese scorso il primo cittadino di Austin ha ospitato in un albergo di lusso della città un banchetto di nozze all’aperto con 20 invitati per il matrimonio di sua figlia. Beccato in flagrante, il sindaco ha dovuto ammettere che le mascherine distribuite agli ospiti “probabilmente non sono state indossate per tutto il tempo”. Il giorno dopo, lui e sette persone si sono imbarcate su un jet privato con destinazione un resort affacciato sull’oceano a Cabo San Lucas, dove hanno trascorso una settimana. Nel corso del viaggio, Adler ha lanciato l’appello ai cittadini di Austin: “Dobbiamo restare a casa il più possibile: se non stiamo più che attenti potremmo dover chiudere nuovamente negozi, fabbriche e attività”.

Non è il primo politico accusato di usare due pesi e due misure: da una parte quelle che la gente deve osservare, dall’altra quelle per se stessi, molto più elastiche.

Il mese scorso il governatore della California Gavin Newsom si è scusato dopo essere stato sorpreso a cenare con alcuni membri della “California Medical Association”, tutti senza mascherine, ad un tavolo di un esclusivo ristorante della Napa Valley dove il conto a persona può raggiungere i 500 dollari. Newsom ha abbozzato una difesa affermando che la cena si era svolta nei giardini del ristorante, ma alcune foto l’hanno immediatamente smentito. La sera successiva, nello stesso locale, il sindaco di San Francisco London Breed è stata notata tra gli invitati alla festa di compleanno di una nota socialite californiana. Poche ore prima, ironia della sorte, anche la Breed aveva esortato i suoi concittadini a rimanere in casa per evitare pesanti conseguenze.

Ma la compagnia è più folta di quanto si creda: martedì scorso, Sam Liccardo, sindaco di San Jose, è stato costretto a scusarsi pubblicamente per aver partecipato ad una cena del Thanksgiving Day con i membri di ben cinque famiglie, molto più di quanto consentito dalle norme statali. Giorni prima, una delegazione di politici californiani si era recata in un resort di Maui, alle Hawaii, per una conferenza a cui hanno detto che non potevano mancare, mentre i residenti dello stato venivano istruiti ad evitare i viaggi non essenziali. Il soprintendente della contea di Los Angeles Sheila Kuehl ha cenato nel suo ristorante preferito poche ore dopo aver votato per sostenere la chiusura dei ristoranti, mentre il sindaco di Chicago Lori Lightfoot ha difeso la decisione di tagliarsi i capelli mentre barbieri, parrucchieri e saloni di bellezza dell’Illinois sono chiusi per ordine statale.

Il mese scorso, il governatore di New York Andrew Cuomo è finito sotto accusa dopo aver annunciato l’intenzione di invitare a New York sua figlia e sua madre per il giorno del Ringraziamento, poco dopo aver raccomandato a tutti di evitare gli spostamenti. Dopo la reazione furiosa fatta di insulti e minacce, il suo ufficio ha annunciato che la cena era stata cancellata.

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