Stati Uniti: storia di una strage sfiorata

| Sol Pays, una studentessa di 18 anni, voleva celebrare i 20 anni del massacro di Columbine aggiungendo altri morti. È stata individuata prima di riuscire a mettere in pratica la sua follia, e ha scelto di suicidarsi

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Quella del 20 aprile 1999 è una data impressa a fuoco nella storia recente degli Stati Uniti: alle 11:10 del mattino, Eric Harris e Dylan Klebod, due studenti, arrivano alla “Columbine High School” su auto separate. Armano due bombe al propano da 9 kg e le piazzano nella mensa scolastica, con il timer fissato alle 11:17. Aspettano l’arrivo degli studenti e aprono il fuoco: uccidono 12 ragazzi e un’insegnante, e ne feriscono altri 24. È un incubo che dura un’ora lunghissima: intorno alle 12:20, quando dalle finestre vedono gli agenti della “Swat” che si preparano a fare irruzione, i due scelgono di uccidersi.



Da quel giorno, uno dei peggiori della lunga scia di “mass-murder” che costellano di morti le pagine di cronaca nera americana, sono passati vent’anni. Ma l’incubo è sempre dietro l’angolo, pronto a materializzarsi: questa volta la strage è stata anticipata, i controlli sempre più serrati su soggetti mentalmente delicati iniziano a servire. Sol Pais, una ragazza di 18 anni della Florida, aveva annunciato via social l’intenzione di “celebrare” i 20 anni della massacro di Columbine. Si faceva chiamare “Dissolved Girl”, inneggiava alla morte e all’eroismo di Eric Harris e Dylan Klebod, i due folli – almeno quanto lei - che il 20 aprile di venti anni prima avevano massacrato i loro compagni di scuola. Ma Sol Pais, da sorvegliata si è guadagnata la qualifica di “ricercata”, quando ha annunciato di voler partire dalla Florida per tornare alla scuola di Columbine e finire il lavoro iniziato vent’anni prima. 



Una minaccia ritenuta altamente credibile che ha fatto scattare immediatamente il “lockdown” di 20 scuole nell’area di Denver, in Colorado: totalmente isolate da un cordone impenetrabile di polizia nel timore che all’orizzonte comparisse la figura minuta dell’ennesimo adolescente fuori di testa armato come Rambo. In zona, nelle stesse ore, squadre di intervento speciale iniziavano una caccia all’uomo durata almeno 20 ore, quando la CNN ha comunicato che l’incubo, questa volta, non si era materializzato: il corpo di Sol Pays è stato ritrovato all’interno di un resort sciistico della contea di Creal Creek. Aveva davvero raggiunto il Colorado, ma non si per quale motivo ha preferito farla finita sparandosi un colpo alla testa.

Ai media, in queste ore, il compito di tracciare il profilo di Sol Pays, come da copione definita una ragazza forse mentalmente fragile ma intelligente, tranquilla e silenziosa, una studentessa con ottimi voti della “Miami Beach High School” che amava l’arte e le lingue straniere. Nessuno che si sia mai accorto di nulla: i segni dei disturbi riusciva a convogliarli sul suo diario, dove disperazione e depressione avanzano di pari passo. Si definiva “una pentola a pressione pronta ad esplodere”, appuntava indirizzi utili dove comprare armi, guardava tutorial su YouTube, chiedeva consigli al “National Gun Forum”, un blog di appassionati. I suoi genitori ne avevano denunciato la scomparsa: non sapevano più niente di lei da domenica scorsa. Scattano le indagini: Sol è volata a Denver, da lì ha raggiunto Columbine, comprando un fucile da caccia e una pistola in un negozio di armi non distante dalla scuola del massacro.

Era stata l’FBI di Miami ad allertare i colleghi del Colorado sulla potenziale minaccia chiamata Sol Pays: “Aveva fatto commenti preoccupanti sui social in cui esprimeva infatuazione per i due autori della strage di Columbine”, racconterà la polizia durante la conferenza stampa che ha messo fine a questa storia.

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