Suicida il padre di una vittima della strage

| Jeremy Richman, padre della piccola Avielle, uccisa nella strage della Sandy Hook, sembrava aver trovato la forza di sopravvivere. È il terzo suicidio di vittime collaterali alle mattanze nelle scuole d’America

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La vita di Jeremy Richman si era fermata il 14 dicembre 2012, insieme a quella di 27 persone uccise dalla follia omicida di Adam Lanza, ventenne che aveva deciso di fare strage alla “Sandy Hook Elementary School” di Newtown, in Connecticut. Jeremy non era nell’elenco delle vittime e neanche in quello dei feriti, ma c’era sua figlia Avielle, 6 anni.

Jeremy Richman ci ha provato con tutte le forze a ricominciare a vivere: era un neurofarmacologo, e insieme alla moglie Jennifer aveva aperto la “Avielle Foundation”, una fondazione per lo studio delle cause che portano alla violenza, mosso dalla convinzione che non basti vietare la vendita delle armi, ma sia necessario agire in fretta su una società alla deriva. Nel 2014, Jeremy e Jennifer avevano avuto Imogen, un’altra bambina, seguita due anni dopo dal piccolo Owen. Ma non è bastato, non ce l’ha fatta, e l’America per la terza volta nel giro di pochi giorni è attraversata dall’emozione e la pena verso chi non è morto, ma forse sarebbe stato meglio fosse andata così. Jeremy Richman, 49 anni, si è tolto la vita nel suo ufficio a Edmond Town Hall: il sorriso della piccola Avielle, un nome fra quello dei 20 scolari e i 6 insegnanti trucidati senza un motivo, era un tormento infinito e continuo a cui ha detto basta. Proprio qualche tempo prima, nel corso di un’intervista, Jeremy aveva raccontato che ad ogni nuova strage di innocenti le ferite si riaprivano, una dopo l’altra, facendo a pezzi quel che restava del suo cuore.



È solo un caso, ma il suo è il terzo suicidio di questa settimana di persone sopravvissute a stragi, ma in realtà uccise quello stesso giorno, solo in modo più lento. Sydney Aiello, 19 anni, scampata per un soffio alla strage di Parkland, in Florida, si è uccisa per raggiungere Meadow, la sua migliore amica, fra le 17 vittime di Nikolas Cruz. E lo stesso, poche ore dopo, ha fatto un altro studente dell’High School di Parkland, di cui non è stato diffuso il nome su richiesta della famiglia.

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