Tarana Burke: non riconosco più #MeToo

| La donna che ha creato dal nulla il potente movimento antiviolenza, ammette che tutto ha preso una deriva non giusta e che il tessuto sociale non cambia così facilmente. Serve tempo e pazienza

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Era il 1996, Tarana Burke lavorava come direttrice di un campeggio per giovani: un giorno, quel giorno, una ragazzina le chiede di poterle parlare privatamente. Tarana accetta, e poco per volta scopre il tunnel senza uscita, fatto di violenze e soprusi, in cui era rinchiusa quella giovane, da tempo vittima del patrigno.

Sono stati gli occhi di quella ragazzina, che imploravano aiuto, a trasformare Tarana Burke in una delle più accese attiviste d’America, una voce scagliata contro le violenze e soprusi nei confronti delle donne. Anni dopo quel giorno, che lei definisce il giro di boa della sua esistenza, Tarana diventa fra le fondatrici del movimento #MeToo, l’onda popolare di indignazione che ha attraversato il mondo all’indomani delle infinite derive in cui è esploso lo scandalo che ha un nome e un cognome precisi: Harvey Weinstein.

È lei a mettersi in prima fila ovunque serva, a urlare che le donne non sono oggetti da prendere, usare e sbattere via: sente sulla pelle la responsabilità di creare percorsi di guarigione e recupero per le vittime, coloro di cui quasi nessuno si occupa, tutti troppo concentrati a studiare il cattivo, i suoi processi e, quando tutto va bene, ad analizzare la condanna.

Tarana Burke usa per la prima volta l’hashtag #MeToo nel 2006, ed è l’attrice Alyssa Milano a rilanciarlo un anno fa, incoraggiando le donne a non nascondersi più, a farsi avanti e denunciare, far sapere cosa hanno subito nella loro esistenza, senza vergognarsene perché loro sono le vittime. Si accodano tante celebrità, volti noti di Hollywood come Gwyneth Paltrow, Ashley Judd, Jennifer Lawrence e Uma Thurman: un coro diventato una sola voce che chiede, anzi pretende, un mondo libero dalla violenza sessuale.

Ma oggi, poco più di un anno dopo, è la stessa Tarana, davanti ai microfoni della conferenza “TEDWomen” (Technology, Entertainment and Design), ospitata a Palm Springs, in California, a dover ammettere che qualcosa è cambiato, e non in meglio. Il #MeToo che aveva in mente non esiste più, ha tradito i suoi principi fondanti trasformandosi in una caccia alle streghe che ha messo gli uomini contro le donne. Non era quello che aveva in mente, non è così che si costruisce una società giusta e neanche il modo corretto per ristabilire i rapporti fra i due sessi.

“Quello che è nato come un movimento viene considerato un complotto contro gli uomini – ha detto senza nascondere la delusione – e neanche per le vittime è cambiato nulla: sono ascoltate e subito dopo denigrate. Eppure sono cose che riguardano una ragazza su quattro e un ragazzo su sei: tanti sono coloro che ogni anno subiscono violenza sessuale portandosi quelle ferite per il resto dei loro giorni”.

È la storia recente a raccontare che nulla cambia, o comunque che i tempi perché succeda sono lunghi: Tarana fa l’esempio di Brett Kavanaugh, il giudice voluto da Trump alla Corte Suprema malgrado sul suo capo ci fossero le accuse di violenza lanciate da diverse donne. “Dobbiamo educare noi stessi e i nostri figli perché sia chiaro che potere e privilegi non devono bastare per distruggere e pretendere, ma possono essere usati per costruire. #MeToo è stato definito uno spartiacque, ma certi giorni mi sveglio con la sensazione che sia il contrario”.

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