Trump, è impeachment

| Con larga maggioranza, la Camera ha votato la messa in stato di accusa del presidente: ma a gennaio la parola passa al Senato, dove facilmente la situazione si ribalterà

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L’obiettivo di Donald Trump, entrare per sempre nei libri della storia americana è stato raggiunto nella notte italiana, quando dopo ore di discussioni, la Camera ha approvato a larga maggioranza la sua messa in stato d’accusa: l’impeachment. A dare il via alla giornata decisamente pesante Nancy Pelosi con un’arringa in cui aveva esortato la Camera aprendo “solennemente e tristemente i lavori”, consapevole che “il presidente non ci ha lasciato altra scelta”. A inchiodare l’ex tycoon 230 voti a favore contro 197 contrari per il primo dei due articoli, l’abuso di potere per le pressioni al presidente ucraino Zelensky perché aprisse un’inchiesta sui Biden, mentre il secondo, ostruzione e intralcio all’inchiesta della Camera, si è chiuso con 229 sì e 198 no. Ovvero, come da previsione, i voti di tutti i Dem e di tutti i Repubblicani, a cui aggiungere tre transfughi Democratici in odore di cambio di casacca.

Trump si assicura un posto nella storia come terzo presidente americano a cui spetta il disonore della messa in stato di accusa: prima di lui Andrew Johnson, nel lontano 1868, e Bill Clinton nel 1998. Sarebbe toccato anche a Richard Nixon per il “Watergate” se non avesse scelto di dimettersi prima del voto.

Altissime le probabilità che a gennaio, quando la questione passerà al Senato, l’impeachment sarà destinato a sciogliersi come neve al sole, vista la netta prevalenza Repubblicana, ma la macchia scura è di quelle che restano, e sicuramente avrà un peso nella campagna elettorale. È proprio al Senato che si gioca anche l’intenzione di Nancy Pelosi di ritardare l’invio del fascicolo con i capi d’imputazione, fin quando non avrà certezze di un processo equo e non di parte.

La reazione della Casa Bianca non si fa attendere: “Il presidente non ha fatto nulla di male, è una caccia alle streghe, un colpo di stato”. Lapidario Michael Bloomberg: “La Camera dei rappresentanti ha fatto il suo dovere costituzionale. Sfortunatamente sembra sempre più evidente che il Senato non lo farà. Questa questione non sarà risolta fino al prossimo novembre, direttamente dal voto del popolo americano”.

A proposito: una parte sostanziosa di americani per ore ha inscenato una rumorosa protesta davanti a Capitol Hill, chiedendo a gran voce l’impeachment per Trump, accusato di essere un delinquente. Ma secondo un recente sondaggio della “Galup” non sembra che il resto degli americani la pensi così: Trump sarebbe al 45% di gradimento contro il 39 di quando è iniziata l’indagine.

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