Trump e le tasse, una storia che non esiste

| Un’inchiesta scoop del “New York Times” svela che il presidente non ha pagato le imposte sul reddito per almeno 10 anni a partire dal 2000. Dal 2016, si limita a sborsare 750 dollari all’anno

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Lo scoop del “New York Times” esplode a meno di 48 ore dal primo confronto televisivo, ma più che altro a cinque settimane dalle elezioni. Ed è un’esplosione che fa molto rumore: a partire dal 2000, e per almeno 10 anni, Donald Trump non avrebbe pagato alcuna imposta federale sul reddito dichiarando di aver perso molto più di quanto guadagnato. E sin dal 2016, anno in cui ha vinto la presidenza, si è limitato a versare al fisco 750 dollari all’anno.

Un’inchiesta destinata ad accendere ulteriormente le polemiche di una campagna elettorale che va infiammandosi sempre di più. Così, il direttore del NYT, Dean Baquet, spiega il tempismo: “I cittadini devono sapere il più possibile dei loro leader. Conoscere le loro priorità, le loro esperienze e sì: pure le loro finanze. Gin dagli anni Settanta, tutti i presidenti hanno pubblicato le loro dichiarazioni dei redditi. Secondo tradizione, chi fa politica non deve cercare con le sue azioni benefici finanziari. Trump ha infranto la consuetudine”.

Un’inchiesta giornalistica di prim’ordine che non parte da supposizioni ma da dati certi, costruita dettagliando più di due decenni di informazioni fiscali che infliggono un duro colpo all’immagine pubblica su cui il tycoon ha costruito la sua doppia carriera, economica e politica. Nel corso di un briefing alla Casa Bianca, Trump ha ovviamente negato la storia del “New York Times” affermando di pagare “molto” in tasse federali, aggiungendo di essere disposto a divulgare la sua dichiarazione dei redditi, ma solo quando non sarà più sotto controllo da parte dell’Internal Revenue Service, l’agenzia governativa che si occupa della riscossione delle tasse, “che mi tratta male”. Tuttavia, Trump si è rifiutato di svelare l’importo pagato in tasse federali perdendo la pazienza di fronte all’insistenza del giornalista della CNN Jeremy Diamond.

L’ampio rapporto del Times dipinge qualcosa di cui tanti sospettavano da tempo: che l’impero di Trump fosse un bluff, un buco con il vuoto intorno. Ciò che emerge è il ritratto di un uomo d’affari che lotta disperatamente per mantenere a galla il suo impero, fra perdite milionarie nascoste ad arte dalla tracotanza di vantare enormi successi finanziari.

Secondo il giornale, Trump ha usato i 427,4 milioni di dollari intascati per “The Apprentice” per finanziare le sue attività, per lo più i suoi campi da golf, pompando più denaro di quanto fosse in grado di guadagnarne. Le informazioni ottenute dal Times rivelano anche che Trump ha combattuto per anni contro l’IRS per stabilire se le perdite dichiarate potessero portare a un rimborso di quasi 73 milioni di dollari.

In risposta alle conclusioni del quotidiano newyorkese, l’avvocato della “Trump Organization” Alan Garten ha commentato che “la maggior parte, se non tutti i fatti sembrano essere inesatti”, avanzando la richiesta di poter visionare la documentazione utilizzata per l’articolo, ma il NYT ha ribattuto che non renderà pubblici i dati sui rimborsi fiscali di Trump per non mettere a repentaglio fonti “"con accesso perfettamente legale che hanno corso enormi rischi personali per informare l’opinione pubblica”. I dati non includono le dichiarazioni del 2018 e 2019.

Le tasse di Trump sono da sempre un mistero. Durante la campagna elettorale del 2016, l’allora candidato ha infranto le norme elettorali rifiutandosi di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi, indicando come scusa l’inchiesta dell’IRS a cui sarebbe sottoposto, che in realtà per legge non impedisce di rendere pubblica la propria situazione fiscale. Nel 2016, Trump ha pubblicato una lettera dei suoi avvocati tributari che confermava di essere sotto revisione: la lettera diceva anche che l’IRS aveva concluso l’analisi fiscale dal 2002 al 2008. Ma nessuna dichiarazione fiscale è mai stata resa pubblica.

Una precedente indagine del New York Times pubblicata nel 2018 riportava che Trump aveva aiutato “i suoi genitori a eludere le tasse” negli anni Novanta, con “truffe e frodi” che gli avevano permesso di mettere mano su una fortuna stimata in 413 milioni di dollari, ereditata dall’impero immobiliare del padre.

Secondo il Times le informazioni fiscali di Trump rivelano enormi conflitti di interesse tra le attività personali del Presidente e la sua posizione pubblica. Dal 2015, Trump ha raccolto 5 milioni di dollari all’anno a Mar-a-Lago dall’ingresso di nuovi soci. Il Times cita un caso del 2018, quando un industriale di materiale per l’edilizia ha speso 1,5 milioni di dollari nel campo da golf di Trump a Doral, vicino a Miami, mentre la sua azienda faceva pressione sul governo affinché ritirasse alcuni regolamenti federali. Il quotidiano riportato che nei primi due anni di mandato di Trump ha raccolto 73 milioni di dollari di entrate dall’estero, gran parte delle quali provenienti dai suoi campi da golf e alcuni da accordi di licenza in Paesi come Filippine, India e Turchia.

Il presidente della “House Ways and Means Committee”, Richard Neal, che ha richiesto la dichiarazione dei redditi di Trump nell’aprile 2019, ha dichiarato che il rapporto del Times ribadisce l’impegno ad ottenere quelle dichiarazioni per garantire che il programma di revisione presidenziale funzioni “in modo efficace e senza influenze improprie”. Mentre la vice responsabile della campagna elettorale di Joe Biden, Kate Bedingfield, è partita all’attacco: “Avete in Donald Trump un Presidente che passa il tempo a pensare a come eludere le tasse, l’obbligo che qualsiasi altro lavoratore di questo Paese accetta ogni anno”. Non meno sprezzante l’ex governatore repubblicano dell'Ohio John Kasich: “Ci sono persone là fuori - e io lo so bene, perché arrivo dalla strada - che si fanno a pezzi per guadagnarsi da vivere e che oggi si sveglieranno scoprendo che un magnate ha pagato 750 dollari di tasse. Non mi interessa quali siano le sue scuse, perché non basteranno mai a togliere la puzza di bruciato”.

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