Trump ha fretta di riaprire l’America

| Non passa giorno senza che il presidente lanci qualche data, quasi subito smentito dalle autorità sanitarie, che avvisano: “Non siamo nemmeno lontanamente fuori dall’emergenza”

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Trump scalpita: sa bene che ogni giorno in più con l’America congelata e raggelata dalla pandemia significa l’economia ferma, l’esatto contrario delle sue promesse elettorali in vista dell’appuntamento con le urne del prossimo novembre. Le speranze di un improvviso balzo di felicità entro l’estate rischiano di infrangersi contro un virus che dimostra di essere altamente contagioso e contro cui non esiste un vaccino e neanche terapie provate.

Molti governatori e sindaci di grandi città, che finora conservano più fiducia dell’opinione pubblica nella gestione della crisi da parte di Trump, appaiono assai nervosi per il possibile stop al lockdown che la Bianca Bianca potrebbe dichiarare a breve.

Ma il Paese, guardando i dati, non sembra affatto nelle condizioni di poter allentare la guardia. Le capacità di test di massa necessari per garantire un ritorno alla vita normale non sono neanche lontanamente vicine ai numeri necessari. E non vi è alcun segno di un piano governativo che indichi come il trasporto aereo e di superficie possano riprendere in sicurezza, senza innescare una nuova ondata di infezioni.

Trump, tuttavia, sembra sempre più desideroso di rimettere tutti al lavoro, o almeno sta gettando le basi per dare la colpa agli altri se questo non accadrà, dando un’altra ottima occasione a chi ritiene che grazie alla sua eterna indecisione, questa volta abbia sulla coscienza la vita di migliaia di americani. Nessuno ammette che la decisione di Trump sia vicina, ma a quanto risulta fra le mura della Casa Bianca le discussioni sarebbero ormai quotidiane, alla ricerca spasmodica ad un bilanciamento fra le conseguenze del lockdown, che minaccia di scatenare una depressione economica senza precedenti, e la necessità di fermare una possibile recrudescenza del virus. Impresa tutt’altro che semplice.

Ma la mancanza di dati specifici - mentre si avvicina la data obiettivo di Trump del 1° maggio - fa scattare la preoccupazione del Paese verso un Presidente che è stato negligente nel riconoscere la minaccia iniziale e ancora meno in grado di dirigere la prossima fase. Il dibattito sulla riapertura si sta surriscaldando dopo che gli Stati Uniti hanno superato i 22.000 decessi legati al Covid-19 e almeno mezzo milione di casi accertati.

Ma c’è un crescente ottimismo sul fatto che il tasso di aumento delle infezioni si stia appiattendo e che gli Stati Uniti potrebbero arrivare al di sotto della forbice di 100-240mila decessi citati nei modelli della Casa Bianca. Le speranze che il numero di morti possa essere mantenuto al minimo, si basano sul presupposto che l’allontanamento sociale rimarrà in vigore ben oltre il mese di maggio.

Trump potrebbe essere convinto dai suoi consulenti sanitari a varare nuovi aiuti economici, consapevole del fatto che più a lungo si prolunga il blocco, più è probabile che i posti di lavoro scompaiano definitivamente.

Il dottor Anthony Fauci, il più autorevole collaboratore scientifico del governo, ha lanciato un avvertimento: entro la fine del mese potrebbe essere possibile giudicare se alcune misure di distanza sociale vanno mantenute o addirittura rese ancora più dure. “Non c’è un interruttore che ci dirà, ok, ora siamo a giugno, luglio o quello che sarà, clicca e torna la luce. Questa vicenda non funziona così”. Fauci ha rischiato di scatenare le ire di Trump quando ha ammesso che c’è stata “molta ritrosia nel varare le misure di distanziamento sociale. Forse si sarebbero potute salvare molte più vite”.

Un’apertura iniziale scaglionata e limitata sembra essere ben al di sotto delle speranze del Presidente verso un rapido rimbalzo economico. “Sarebbe bello poter aprire con un big bang”, ha detto Trump la scorsa settimana. Diversi think tank ed esperti hanno stilato piani dettagliati su come passare dall’attuale stato di chiusura a una riapertura di negozi, aziende, trasporti, eventi sportivi e raduni sociali su larga scala. Gli studi, realizzati dall’American Enterprise Institute, dal Center for American Progress e del Safra Center for Ethics dell’Università di Harvard, abbozzano un’intricata rete di aperture studiata su determinate condizioni, a patto di raggiungere precisi parametri di riferimento nel contagio.

Attualmente, non ci sono test diagnostici sufficienti per coprire tutti gli operatori sanitari in prima linea e neanche gli americani che si ammalano, e i risultati richiedono giorni di attesa. Gli esperti di salute pubblica chiedono un aumento di esami sierologici basati sul sangue che possano identificare gli anticorpi sviluppati per combattere la malattia. Ma la settimana scorsa, il Presidente ha detto che un programma di test a livello nazionale non è per lui affatto necessario: “Stiamo parlando di 325 milioni di persone, e questo non succederà”.

Sulla questione, Joe Biden attacca furiosamente Trump, lanciando le sue proposte per affrontare la pandemia: “Servirebbero molti più test diagnostici di quelli attuali: non si tratta di scienza, ma di semplice logica. Siamo ormai da mesi immersi in questa crisi, e ancora l’amministrazione non ha affrontato il “peccato originale” della flebile e inutile risposta iniziale che ha mandato a morte migliaia di americani”.

Ma neanche Trump, secondo il sistema federale americano, ha il potere di ordinare alla gente di tornare al lavoro: la questione è nelle mani di sindaci e governatori, e sono ben pochi quelli convinti che sia il momento di abbassare la guardia. “Se avessimo strategie migliori, test universali e tracciabilità dei contratti basate su software, potremmo davvero capire quando l’apertura avrà un senso. Nessuno vuole scegliere tra una strategia di salute pubblica e una strategia economica. Come governatore dello Stato, neanche io voglio trovarmi davanti a quel bivio. Ci serve una strategia di salute pubblica che sia sicura e coerente con un piano economica”, ha commentato il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo.

Tuttavia, in alcune aree della nazione che sono state meno colpite dal virus rispetto ai grandi epicentri, concentrati per lo più sulle due coste, i funzionari sperano di poter riprendere quanto prima la vita normale.

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