Trump: i Clinton colpevoli
della morte di Epstein

| È bastato un tweet del presidente in cui lanciare in aria una fantateoria di cospirazione per scatenare le polemiche e la rabbia dei coniugi Clinton. I punti ancora oscuri del suicidio

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Con la solita delicatezza che lo contraddistingue, Donald Trump ha voluto dire la propria sul caso della morte di Jeffrey Epstein, il miliardario accusato di pedofilia che si è tolto la vita nella cella del carcere federale di Manhattan. Un caso che si sta tingendo di giallo, perché tanti e troppi sono i nomi illustri che Epstein avrebbe potuto inguaiare, ma che al momento sono soltanto fantasia: saranno tre inchieste - una dell’FBI, un’altra del Ministero della Giustizia e l’ultima del città di New York - ad appurare la verità, sfruttando i filmati delle telecamere di sorveglianza.

Il punto cruciale ancora da chiarire è il motivo per cui il miliardario, che aveva già tentato il suicidio un paio di settimane prima, non fosse sorvegliato a vista come prevedeva il regolamento. Un altro punto fumoso: Epstein si è tolto la vita alle 6:30 del mattino in una cella in cui era rimasto da solo dopo il trasferimento di Nicholas Tartaglione, un ex poliziotto accusato di omicidio. 

Per tornare a Trump, fin dal principio è stato citato fra le amicizie storiche di Epstein, e probabilmente per spostare l’attenzione dal suo nome, il presidente si è trasformato in cassa di risonanza di una teoria che collega la famiglia Clinton alla morte dei Jeffrey Epstein. Trump ha condiviso un tweet del comico Terrence Williams che sostiene che l’ex presidente Bill Clinton e l’ex segretario di Stato Hillary Clinton siano i diretti responsabili della morte del miliardario, camuffata ad arte in suicidio. 

Il retweet di Trump ha ricevuto più di 3 milioni di visualizzazioni, che vanno ad aggiungersi a quelli di Williams. Angel Ureña, portavoce dell’ex presidente, ha bollato la teoria della cospirazione come “del tutto ridicola, e ovviamente non vera. E Donald Trump lo sa bene”.

Secondo gli analisti politici americani, le teorie cospirazioniste sono una costante nello stile aggressivo di Trump, e in genere gli assicurano una visibilità decisamente ampia: anche prima di essere candidato alla presidenza, Trump aveva promosso la teoria secondo cui il presidente Barack Obama fosse nato in Kenya, e non negli Stati Uniti, quindi occupava la Casa Bianca impropriamente. Una “boutade” che ha costretto Obama a mostrare pubblicamente il certificato di nascita per dimostrare di essere nato negli Stati Uniti. Poi, durante la campagna presidenziale, Trump si era ripetuto diffondendo un’altra teoria che collegava il padre del suo rivale Repubblicano, Ted Cruz, all’assassinio del presidente John F. Kennedy. E nel secondo mese della sua presidenza, Trump era tornato su Obama, accusandolo di aver messo sotto sorveglianza i telefoni della Trump Tower: più di due anni dopo, non ci sono ancora prove che le linee del quartiere generale di Trump siano mai stati intercettati.

Ma il presidente non è l’unico a credere nella teoria della cospirazione Epstein-Clinton: Lynne Patton, alto funzionario del Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano, da tempo assistente e amica della famiglia Trump, ha dichiarato di credere sempre più che le mani dei Clinton si siano macchiate di sangue. Ma tanti fanno notare che con un tempismo eccezionale, il tweet di Trump sulla teoria della cospirazione è stato diffuso circa un’ora dopo una dichiarazione del senatore repubblicano della Florida Marco Rubio che ha avvertito dei pericoli di credere ad un complotto: “I motivi per cui Epstein avesse idea di tentare il suicidio non sono difficili da immaginare. Ma la fretta di diffondere teorie cospirative dimostra perché la nostra società è così vulnerabile alla disinformazione e all’influenza di potenze straniere”.

Kellyanne Conway, consigliere senior della Casa Bianca, ha tentato a fatica di giustificare Trump: “Penso che il Presidente voglia solo che nulla sia tralasciato nelle indagini. Proprio il giorno prima del suicidio, sono stati diffusi documenti che coinvolgevano personaggi molto in vista”.

Due candidati Dem alle presidenziali del 2020 hanno definito le parole di Trump “incoscienti e pericolose: sono anni che Trump accusa i Clinton delle peggiore malefatte”. Va giù più duro Beto O’Rourke, secondo cui Trump sta semplicemente cercando di spostare l’attenzione dalle stragi di El Paso e Dayton: “Sta cambiando il piano delle sue conversazioni, se glielo permettiamo non saremo mai in grado di concentrarci sui veri problemi e sperare di arrivare alle soluzioni”.

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