Trump: i giorni della vendetta

| Poche ore fa, con un Tweet, il presidente ha licenziato il capo della cybersecurity, dopo aver liquidato il Segretario alla Difesa Mark Esper. E altre due teste potrebbero saltare a breve: i direttori della CIA e dell’FBI

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Quando – e soprattutto se – Donald Trump lascerà la Casa Bianca, avrà fatto dietro di sé il vuoto. Quella che era un sospetto degli analisti politici, di giorno in giorno diventa certezza: non c’è settimana in cui nei corridoi al 1600 di Pennsylvania Avenue non si consumi una “notte dei lunghi coltelli” con epurazioni, licenziamenti e cacciate che trasudano vendetta.

L’ultimo a rimetterci la poltrona, in ordine di tempo, è Chris Krebs, un alto funzionario a capo della “CISA” (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency), colpevole di aver osato contraddire le parole del presidente in pubblico in merito ai presunti brogli elettorali. Si parla di “allontanamento per osservazioni altamente imprecise sull’integrità del voto”. Esattamente il contrario di quello che i funzionari elettorali vanno ripetendo da giorni: “è stata l’elezione più sicura nella storia degli Stati Uniti”.

Krebs è solo l’ultimo funzionario “giustiziato” dal presidente dopo la sconfitta, anticipato dal Segretario della Difesa Mark Esper che si era opposto all’idea di far intervenire la Guardia Nazionale durante le proteste seguite alla morte di George Floyd. E non è finita qui, a Washington ne sono certi in molti: prima che Trump esca dalla porta, anche le teste del direttore della CIA Gina Haspel e quella del direttore dell’FBI Christopher Wray potrebbero saltare.

Come molti altri licenziati in tronco, Krebs ha saputo di essere rimasto senza lavoro da un tweet di Trump, ma secondo chi lo conosce, l’ex dirigente della Microsoft sembrava quasi sollevato e comunque di ottimo umore: aveva diretto l’agenzia fin dalla sua nascita, due anni fa, all’indomani della presunta ingerenza russa nelle elezioni del 2016, e il suo lavoro non è mai stato semplice o comunque appoggiato dalla Casa Bianca.

Per proteggere da potenziali minacce informatiche, la Cisa lavora con funzionari statali e locali e con le aziende private che forniscono sistemi di voto, monitorando la tabulazione delle schede elettorali e la rete elettrica. Secondo quanto si è appreso, Krebs aveva suscitato il disappunto della Casa Bianca per un sito web chiamato “Rumor Control” che ha smascherato fake news e disinformazione sulle elezioni, in gran parte amplificate dal presidente stesso.

Ore prima di essere licenziato, Krebs aveva postato un tweet che metteva in dubbio l’affermazione di Trump secondo cui gli apparecchi elettronici per il voto in vari stati avevano erroneamente conteggiato a Biden dei voti in realtà assegnati a lui. “A proposito delle accuse secondo cui i sistemi elettorali sarebbero stati manipolati, 59 esperti di sicurezza elettorale concordano che si tratta di affermazioni infondate o tecnicamente incoerenti”. Sebbene non si faccia il nome di Trump, Krebs poco dopo ha ritwittato un post di un esperto di diritto elettorale: “Per favore, non rendete virali affermazioni infondate sui meccanismi del voto, anche se sono fatte dal presidente”.

Il licenziamento di Krebs ha suscitato l’indignazione dei Dem: secondo un portavoce si Joe Biden “Chris Krebs avrebbe dovuto essere lodato per il servizio reso al nostro Paese nel proteggere le elezioni, e non licenziato per aver detto la verità”.

Sul fronte delle accuse di brogli, Trump non arretra di un centimetro, ma il tempo sta per scadere: tutte le controversie in sospeso a livello nazionale devono essere risolte entro l’8 dicembre e i risultati ufficiali saranno confermati quando il Collegio elettorale statunitense si riunirà, il prossimo 14 dicembre.

In Georgia, si sta procedendo al riconteggio a mano, e sono state trovate 2.800 schede non conteggiate nella contea di Fayette e 2.600 in quella di Floyd. Gabriel Sterling, responsabile elettorale della Georgia, ha dato la colpa a un errore umano. Ma la scoperta non cambia nulla: secondo le previsioni, il vantaggio di Biden nello stato dovrebbe ridursi a meno di 13.000 voti, non abbastanza per segnare la Georgia nella colonna di Donald Trump.

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