Trump: “Il meglio deve ancora venire”

| Nel discorso sullo Stato dell’Unione, il presidente ricorda i successi, illustra i tavoli su cui è al lavoro e snobba i Dem, che schiumano rabbia per l’impeachment ormai quasi fallito

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Alla vigilia del voto sull’impeachment, nell’anno che porta alle presidenziali, Donald Trump gonfia il petto nel terzo discorso del suo mandato sullo Stato dell’Unione. Lo show nello show è il rifiuto a stringere la mano alla speaker della camera, Nancy Pelosi, che vestita di bianco per protesta come tutte le donne Dem, vistosamente strappa la copia del discorso affidando ad una smorfia il proprio disappunto, mentre dall’aula si leva il coro “4 more years”, ancora quattro anni. Non è finita: la presenza di Juan Guaidò, il leader dell’opposizione venezuelana, è un altro dei colpi di scena preparati con cura dal suo staff per mandare in scena un trionfo, proprio nei giorni in cui i Dem ancora lottano sul filo dei voti per capire chi sarà il loro candidato.

Trump parla per 90 minuti davanti ad un Senato diviso in due come non mai, gonfio dalla netta sensazione di aver superato ormai anche l’impeachment, e tocca tutti i temi sul tavolo: la “Nato”, i progetti spaziali, la lotta al terrorismo, l’immigrazione, l’Iran e il nucleare, l’Afghanistan. Poi ricorda quanto ottenuto in quattro anni: “Il grande ritorno dell’America, con i mercati azionari sono cresciuti del 70%, aggiungendo 12mila miliardi alla ricchezza del nostro Paese. È un record: il mondo ci guarda e ci ammira”. Non perde occasione per criticare le “politiche fallimentari” di Obama, e alla fine promette: “Il meglio deve ancora venire”.

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