Trump, la vendetta dei suoi ex collaboratori

| La CNN ha pronto uno speciale in cui diversi ex alti funzionari dell’amministrazione parlano e giudicano l’operato dell’attuale presidente. Fra i più piccati l’ex generale John Kelly

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Era abituato a ben altro, John Francis Kelly, ex marine veterano del Vietnam ed ex generale quattro stelle dal 2012 al 2016 alla guida del comando dell’esercito degli Stati Uniti, responsabile delle operazioni militari in Sudamerica e Caraibi. Ma quello che ha sentito durante i sei mesi passati alla Casa Bianca, chiamato da Trump per sostituire Reince Priebus come capo di gabinetto, non ha eguali.

È la più recente tegola, probabilmente non l’ultima, che arriva sulla fronte di Donald Trump a meno di tre settimane dalla tornata elettorale che lo vede sempre più in difficoltà.

La CNN, mai tenera con il presidente, ha raccolto le testimonianze di alcuni ex alti ex funzionari dell’amministrazione Trump per farne uno speciale in onda nei prossimi giorni, dal titolo “The Insiders: A Warning from Former Trump Officials”. Il risultato è un coro formato dall’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, l’ex responsabile della Sanità Rick Bright e l’ex consigliere generale del Dipartimento della Sicurezza Nazionale John Mitnick, che raccontano la loro esperienza alla Casa Bianca giungendo alla conclusione di aver pensato che l’attuale Presidente non sia idoneo alla carica che ricopre.

Fra loro, proprio l’ex generale John Kelly, che di fronte ad alcuni amici si era lasciato andare a commenti al vetriolo verso Trump: “È la persona più imperfetta che abbia mai incontrato, e la profondità della sua disonestà è per me sbalorditiva”.

Non è il solo: Olivia Troye, ex consigliere del vice presidente Mike Pence, ribadisce che Trump fosse perfettamente a conoscenza dell’impatto che la pandemia avrebbe avuto sugli Stati Uniti già dalla metà di febbraio, ma che “non voleva sentirlo, perché la sua più grande preoccupazione era che fossimo nell’anno delle elezioni”.

Elizabeth Neumann, un altro ex funzionario del DHS (Department of Homeland Security), critica apertamente Trump per non aver condannato la supremazia bianca dopo il primo dibattito presidenziale: “Il fatto che continui a non essere in grado di dire a bruciapelo: “Condanno la supremazia bianca”, è sconcertante”.

L’ex generale Kelly, che ha lasciato la Casa Bianca in circostanze controverse nel gennaio 2019, ha occasionalmente espresso critiche verso l’amministrazione Trump. Lo scorso giugno, sulla scia delle violenze seguite all’uccisione di George Floyd per mano della polizia di Minneapolis, Kelly si era detto d’accordo con l’ex segretario della Difesa, il generale Jim Mattis, quando ha messo in guardia gli Stati Uniti sulla pericolosità del “primo presidente della storia che non cerca di unire il popolo americano”. Kelly ha anche difeso il tenente colonnello in pensione Alexander Vindman per aver espresso le sue preoccupazioni sulla telefonata del Presidente al suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, diventata il cuore del fallito tentativo di impeachment.

Come sempre accade, Trump aveva liquidato l’allontanamento di Kelly come doveroso perché “non adatto nel lavoro necessario nella West Wing: essere Capo di Stato Maggiore non faceva per lui. È entrato facendo il botto, è uscito con le lacrime agli occhi”.

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