Trump, lo spettacolo dell’indecisione

| Dall’ottimo lavoro che starebbero facendo la Casa Bianca e la sanità al basso numero di morti, dai governatori esagerati alla fretta di ripartire. Tutte le incertezze del presidente americano

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Per gli analisti politici Trump ce l’ha fatta: passerà alla storia come il presidente più indeciso di sempre. Malgrado gli Stati Uniti siano balzati in testa alla pietosa classifica dei casi di coronavirus conclamati, con 81.488 persone infette e 1.178 morti, Donald continua nel consueto balletto di chi alterna preoccupazione a entusiasmi che solo lui sa dove riesce a trovare.

I suoi commenti al briefing di giovedì hanno sottolineato la crescente dualità del Trump-pensiero: il suo racconto è quello di una reazione del Paese infarcita di grandi successi e di un governo che si sta mobilitando con forza, mentre medici e infermieri in prima linea si trovano ad affrontare scene raccapriccianti negli ospedali, incapaci di far fronte ad un numero crescente di focolai che esplodono ovunque.

Poco dopo, nel corso di un’intervista televisiva su Fox News, Trump ha rimproverato il governatore di New York Andrew Cuomo per aver chiesto 30.000 ventilatori per far fronte all’ondata di contagi, e criticato anche il governatore di Washington Jay Inslee, definito “un candidato presidenziale fallito”, per finire in bellezza con Gretchen Whitmer, governatore del Michigan: “Tutto quello che sa fare è di starsene seduto a incolpare il governo”.

Pensieri sempre più in aperta contraddizione con le parole di uno dei principali membri della task force, il dottor Anthony Fauci, che continua a ripetere: solo il virus può stabilire i tempi per la riapertura del Paese.

Tutte le prove, considerato l’aumento del numero dei morti e delle infezioni, suggeriscono che la situazione sta peggiorando e che la vita normale potrebbe essere azzerata per mesi. Giovedì, quando il numero di morti è salito a 1.200 segnando il record più negativo di queste settimane, Trump ha bizzarramente rivolto l’attenzione verso quello che ha definito un tasso di mortalità molto più basso del previsto. Ma è chiaro che se queste cifre fossero il risultato di un uragano o di un attacco terroristico, il bilancio di perdite umane sarebbe più evidente, rendendo difficile per Trump speculare sulla situazione, ma poiché la gente muore nei reparti ospedalieri e nei pronto soccorso, l’impatto emotivo della tragedia è meno eclatante di quanto lo sarebbe durante una catastrofe naturale.

Nonostante il chiaro aumento della diffusione della pandemia, che per definizione si diffonde a cascata in vaste aree geografiche e raggiunge picchi in momenti diversi, Trump ha aumentato la pressione verso la ripartenza dell’economia, dicendo che la prossima settimana pubblicherà un provvedimento in cui alcune misure saranno allentate e mentendo ancora una volta, ha ricordato che nessuno avrebbe potuto prevedere una pandemia, malgrado siano ormai di dominio pubblico gli avvertimenti lanciati dai servizi segreti americani all’inizio di quest’anno.

“Sono convinto che tutti, dagli americani al governo, stiamo facendo davvero un ottimo lavoro in termini di gestione dell’emergenza. Stanno accadendo un sacco di cose belle e dobbiamo tornare al lavoro: parleremo presto di date”.

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