Trump: scordatevi che accetti di perdere

| Non ha alcuna intenzione di pensare ad un passaggio dei poteri indolore, convinto che in caso di sconfitta l’ultima parola toccherà alla Corte Suprema, dove vuole nominare un giudice per garantirsi la superiorità numerica

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Sarà caos, il primo nella storia degli Stati Uniti d’America: a 42 giorni dalle elezioni lo promette Donald Trump in caso di sconfitta, gettando l’America di fronte ad un serio problema di credibilità internazionale.

Nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca, il presidente in carica ha lasciato i presenti senza parole annunciando di non avere alcuna intenzione di impegnarsi in un pacifico trasferimento del potere, se dovesse uscire da sconfitto dalle elezioni di novembre.

“Vedremo cosa succederà", ha sibilato mettendo nuovamente in dubbio l’attendibilità del voto per corrispondenza richiesto da diversi stati per l’emergenza sanitaria, facendo paventare l’intenzione di portare il risultato delle elezioni alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Non è la prima volta, fanno notare i media: nel 2016, Trump aveva annunciato di rifiutare l’eventuale sconfitta con Hillary Clinton. Ha vinto lui, malgrado lo scarto di tre milioni di voti, con un esito che a molti lascia ancor il dubbio.

Immediata la reazione di Mitt Romney, senatore repubblicano considerato una rarità poiché capace anche di criticare il presidente: “Sia chiaro: è fondamentale per la democrazia una transizione pacifica del potere: senza di questa, c’è la Bielorussia. Per qualsiasi ipotesi che un presidente possa non rispettare questa garanzia costituzionale è impensabile e del tutto inaccettabile”.

Ma le parole di Trump sono una dichiarazione di guerra a cui nessuno si sottrae: Joe Biden, lo sfidante Dem, parla di pensieri “irrazionali”, mentre il suo partito minaccia: “il governo degli Stati Uniti sarà perfettamente in grado di scortare gli intrusi fuori dalla Casa Bianca”.

La stessa Clinton, il mese scorso aveva esortato Biden a non accettare il risultato in caso di sconfitta come aveva fatto lei nel 2016, convinta che i repubblicani hanno intenzione di complicare il voto per corrispondenza e di mobilitare un esercito di avvocati per contestare l’eventuale risultato negativo.

È a questo piano sovversivo che si aggancia perfettamente con la decisione di Trump di eleggere in fretta un nuovo giudice a lui gradito alla Corte Costituzionale in sostituzione di Ruth Bader Ginsburg, spostando di fatto gli equilibri del massimo organo americano. Una scelta che gli tornerebbe molto utile quando i risultati delle elezioni finiranno a colpi di carte bollate e avvocati. Non sono ipotesi, Trump l’ha detto molto chiaramente: “Penso che queste elezioni finiranno alla Corte Suprema, e penso che sia molto importante che ci siano nove giudici a decidere sulla truffa architettata dai Democratici”.

La truffa che spaventa Trump è racchiusa nel voto per posta, dato in forte aumento per via delle preoccupazioni sulla salute pubblica per la pandemia. Secondo Ellen Weintraub, commissario della Commissione Federale per le Elezioni, non c’è nessun inghippo: “Non ci sono basi concrete per la teoria cospirativa secondo cui il voto per corrispondenza sia causa di frode”. Ci sono stati casi isolati di frodi elettorali per posta, come nelle primarie del North Carolina del 2018, ripetute dopo che un consulente del candidato repubblicano aveva manomesso le schede elettorali. E quest’anno c’è stato anche un caso nel New Jersey che ha visto due consiglieri dem accusati di presunta frode in relazione al voto per corrispondenza, dopo che centinaia di schede sono state trovate infilate in una cassetta postale.

Ma secondo uno studio del “Brennan Center for Justice” il tasso di frode complessivo negli Stati Uniti è compreso tra cifre estremamente basse: 0,00004% e 0,0009%.

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