Trump tratta la resa in segreto

| Circolano indiscrezioni secondo cui Donald starebbe tentando di scambiare l’ammissione della sconfitta con un salvacondotto per i guai con la giustizia che lo attendono. La cerchia più vicina, intanto, tenta di riportarlo su miti consigli

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Donald non cede: asserragliato all’interno della Casa Bianca, rifiuta in modo ostinato di riconoscere la vittoria di Biden e assicura che un esercito di avvocati svelerà molto presto al mondo come gli è stata rubata una vittoria certa.

Quella di accogliere il neo presidente fra le mura del 1600 di Pennsylvania Avenue era una consuetudine di cavalleria presidenziale, non sancita da nessuna legge ma considerato un atto doveroso ed elegante del passaggio di consegne. Al contrario, Trump si è chiuso in un silenzio interrotto solo da qualche tweet in cui riprende elettori repubblicani che contestano l’esito del voto, accompagnati dall’avviso di contestazione del contenuto da parte del social, che ancora una volta preferisce prendere le distanze.

Secondo alcune indiscrezioni, ormai buona parte del suo cerchio magico, a cominciare dalla figlia Ivanka, il genero Jared Kushner, la moglie Melania e diversi esponenti Repubblicani, starebbero facendo pressione perché Donald ammetta di aver perso. Concetto che ha sempre dimostrato di non sapere digerire facilmente.

A tentare di stanarlo ci ha provato anche il “Center for Presidential Transition”: “Abbiamo vissuto una campagna elettorale molto combattuta, e la storia è piena di esempi di presidenti che emergono accompagnando benevolmente i loro successori. Anche se ci saranno confronti nei tribunali che richiederanno un giudizio, il risultato è ormai sufficientemente chiaro perché il processo di transizione possa cominciare”. Come dire: arrenditi Donald, perché indietro non si torna comunque.

Trump ha più o meno un’ottantina di giorni davanti a sé per tentare di dare una sistemata a quel che lo aspetta quando uscirà dalla Casa Bianca. Secondo molti analisti, una tempesta perfetta di procedimenti per truffa, stupro ed evasione fiscale che potrebbero aprirgli le porte della galera, concludendo nel peggiore dei modi la sua parabola politica e imprenditoriale. Senza contare la certezza di passare alla storia come primo presidente ad indossare la tuta arancione. Secondo altre voci che circolano con insistenza a Washington in queste ore, Donald Trump e i suoi legali starebbero trattando la resa in cambio di una sorta di salvacondotto per i guai con la giustizia che lo attendono dal prossimo gennaio.

In caso contrario gli 80 giorni che gli restano potrebbero essere vendetta allo stato puro, come ad esempio nominare un procuratore speciale che indaghi su Hunter Biden, il figlio del neo presidente che Trump accusa da sempre di aver intascato tangenti da Cina e Ucraina. E ancora il siluramento del ministro della giustizia William Barr, del capo dell’FBI Christopher Wray, del capo del Pentagono Mark Esper, dell’immunologo Anthony Fauci e del capo del CDC Robert Redfield. Tanto per mettere i bastoni fra le ruote all’odiato “Sleepy Joe”.

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