Trump verso il secondo impeachment

| L’Assemblea approva la risoluzione che chiede l’applicazione del 25esimo emendamento per rimuovere Trump. Ma Pence lo respinge e la Camera è pronta a votare per la messa in stato d’accusa, con numerosi repubblicani a favore

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Con 223 voti a favore e 205 contrari, la Camera dei Rappresentanti ha votato la risoluzione ufficiale che permette di rimuovere un presidente incapace di adempiere ai suoi doveri. La risoluzione, presentata dal rappresentante democratico Jamie Raskin del Maryland, chiede al vice presidente Mike Pence “di usare immediatamente i poteri conferitigli dalla sezione 4 del 25esimo Emendamento per convocare e mobilitare i principali funzionari dei dipartimenti esecutivi per dichiarare ciò che è ovvio per una nazione inorridita: che il Presidente non è in grado di svolgere i compiti del suo ufficio”. SI chiede inoltre a Pence di “assumere ad interim i poteri e i doveri della carica di Presidente”.

Prima del voto, tuttavia, l'ufficio di Pence ha rilasciato una lettera alla Presidente della Camera Nancy Pelosi, che ha escluso l’idea di invocare il 25esimo emendamento. Per il vice presidente è l’estremo tentativo di ritagliarsi un equilibrio nel mezzo di una tempesta difficile: “C’è un tempo per ogni cosa: un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. La scorsa settimana non ho ceduto alle pressioni per esercitare il potere oltre la mia autorità per determinare il risultato delle elezioni, e non cederò ai giochi politici dei democratici in un momento così grave”.

Ma questo non ferma i Dem, intenzionati a votare il secondo impeachment, a cui almeno una ventina di repubblicani hanno già comunicato l’intenzione di votare a favore. A guidarli un nome eclatante, Liz Cheney, figlia di Dick, il potente vicepresidente dell’era Bush, che ai colleghi ha spiegato: “il voto sull’impeachment è un voto di coscienza: non c’è mai stato un presidente che abbia tradito così tanto il suo Paese”.

Trump, ben lontano dall’idea di pentirsi e sempre più isolato, nel frattempo è volato in Texas per quello che probabilmente è il suo ultimo viaggio da presidente e comunque la prima apparizione pubblica dopo i fatti del 6 gennaio a Washinton.

Al suo arrivo ad Alamo, con un bagno di folla ad accompagnare il corteo presidenziale, ha dichiarato sprezzante che il “per me 25esimo emendamento è a rischio zero, bisogna piuttosto capire che la libertà di parola è sotto attacco come mai prima d’ora”. Poi, dopo aver lanciato un timido appello all’unità nazionale, ha commentato con orgoglio l’opera simbolo del suo mandato presidenziale: “A differenza degli altri io mantengo le promesse. Oggi celebriamo una pietra miliare straordinaria, il completamento di 450 miglia del muro con confine con il Messico”.

Sul fronte delle indagini per i disordini di Washington, le autorità hanno aperto finora 160 fascicoli e accusato formalmente 70 persone: “Ma è solo la punta dell’iceberg - ammette il vice direttore dell’ufficio FBI di Washington, Steve D’Antuono – stiamo lavorando su 100mila prove digitali che ci permetteranno di indentificare la maggior parte dei partecipanti ai disordini”.

Washington nel frattempo si blinda in vista dell’Inaguration Day del 20 gennaio prossimo: dopo gli allarmi lanciati dalle agenzie di intelligence, una palizzata alta 6 metri sta sorgendo intorno al Campidoglio mentre in città prosegue l’arrivo di truppe da ogni parte dell’America, in vista dell’arrivo delle truppe di Trump, che promettono di mettere a ferro e fuoco la Capitale.

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