Tutti i guai con la giustizia che aspettano Trump

| In caso di sconfitta, decine di procure sono pronte a quella che si annuncia una monumentale resa dei conti con l’ex tycoon, che avrebbe usato tutta la sua influenza e intoccabilità per sgusciare fra le noie con la legge

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La giustizia americana è come un falco appollaiato su un ramo: aspetta il momento giusto per scattare verso la preda più ambita, Donald Trump. In caso di sconfitta, il presidente in carica si troverebbe senza la rete di garanzie offerta dal potente ruolo istituzionale, immerso in tali e tante inchieste da far temere una fine ingloriosa della sua parabola.

Fior di procuratori e ispettori del fisco fremono, pregustando il possibile momento in cui The Donald tornerà ad essere un comune cittadino, come tutti vulnerabile alle indagini messe da parte nei suoi quattro anni di mandato. Ad attenderlo ci sono denunce di donne che lo accusano di aggressione e stupro, come l’ex editorialista di “Elle” E. Jean Carroll. Un caso da mettere ordinatamente in fila con decine di sospetti su come abbia utilizzato la presidenza per dare una sistemata ai propri conti disastrati. Finora, è andato tutto bene: come presidente gli è concesso il potere di bloccare e ritardare diverse indagini, compresa la battaglia contro un mandato di comparizione per le sue dichiarazioni dei redditi, respinto a data da destinarsi sempre grazie alla sua posizione. 

Ma con i sondaggi che mostrano Biden in testa alla corsa, la posta in gioco per Trump diventa ogni giorno più rischiosa, perché sa che una lunga sfilza di problemi legali, compresa un’indagine penale da parte dei procuratori di New York, è pronta ad esplodere nelle settimane successive alle elezioni.

“A tutti gli effetti, la sua uscita dalla Casa Bianca renderà più semplice per i procuratori e chi ha sporto querela di arrivare ad una conclusione - commenta Harry Sandick, un ex procuratore federale di Manhattan – ad esempio, finora ha potuto contare sulla massima protezione di fronte a mandati di comparizione nei casi penali e anche davanti al Congresso, in gran parte grazie al ruolo presidenziale”.

Alcuni, come il deputato californiano Eric Swalwell, suggeriscono addirittura la creazione di una “commissione per i crimini presidenziali” composta da procuratori indipendenti che possano passare al setaccio “tutti coloro che hanno permesso ad un presidente corrotto di fare ciò che voleva”.

La minaccia legale più grave che l’ex tycoon dovrà affrontare è l’indagine penale del procuratore distrettuale di Manhattan sul funzionamento finanziario della “Trump Organization”: diversi procuratori hanno avviato indagini per scoprire se il Presidente e le sue società siano coinvolte in frodi bancarie, assicurative e fiscali, oltre alla falsificazione di documenti aziendali. Nel corso dell’indagine, Trump ha contestato un mandato di comparizione di revisione contabile per otto anni di dichiarazioni dei redditi non presentati. Ben cinque tribunali hanno stabilito che il mandato di comparizione è valido, e la scorsa settimana Trump ha dovuto digerire l’ultima battuta d’arresto quando una corte d’appello federale ha rigettato il ricorso presentato dai suoi legali, stabilendo che il mandato di comparizione del gran giurì non era stato emesso in malafede. Martedì scorso gli avvocati di Trump hanno chiesto alla Corte Suprema di bloccare l’esecuzione del mandato per dargli il tempo di ricorrere in appello. Trump prende tempo, sapendo di correre un enorme rischio presentando prima delle elezioni i documenti fiscali e la documentazione sulle transazioni che i procuratori ritengono cruciali per la loro indagine, in corso da più di un anno.

In mezzo ci sono poi questioni legali che limitano le possibilità per un pubblico ministero di presentare un’accusa contro un presidente in carica. “In questo momento Trump sta usando tutta la sua potenza, e i procuratori sanno che non possono incriminarlo, quindi c’è un incentivo a riprendere in mano i casi e prepararsi – commenta l’ex procuratore federale Jennifer Rodgers - credo che se Trump perde ed è costretto a lasciare l’incarico, le cose si muoveranno molto velocemente”.

Il procuratore generale di New York sta inoltre procedendo con un’indagine civile separata sulla Trump Organization e sul sospetto che abbia alzato o abbassato impropriamente il valore di alcuni beni nel tentativo di garantirsi prestiti e ottenere vantaggi economici e fiscali. Gli investigatori stanno esaminando le agevolazioni concesse ad alcune proprietà dell’impero Trump: il “Seven Springs” di Bedford, New York e il “Trump National Golf Club” di Los Angeles. Nell’indagine anche la sospetta stima di un palazzo per uffici a Wall Street e un prestito di oltre 100 milioni di dollari concesso per il “Trump International Hotel and Tower” di Chicago.

Eric Trump, figlio di Donald e vicepresidente esecutivo dell’impero di famiglia, la scorsa settimana ha rilasciato una deposizione, ma all’appello manca ancora l’avvocato fiscale di Trump Sheri Dillon, il pezzo pregiato. Gli avvocati della Trump Organization puntano sulla motivazione politica che muoverebbe il procuratore generale di New York Letitia James, e inizialmente hanno cercato di rimandare la deposizione di Eric Trump fino al dopo giorno successivo alle elezioni, ma un giudice ha respinto la richiesta. Gli avvocati dello Stato, hanno assicurato di non agire in coordinamento con nessuna agenzia di polizia criminale poiché la loro indagine è di natura civile, ma non escludono che si sfoci nel penale se ritengono che ci siano prove sufficienti.

In coda ci sono anche i procuratori generali di Washington e del Maryland, che nel 2017 hanno citato in giudizio il Presidente sostenendo che abbia usato la presidenza per mettere i suoi interessi al di sopra di quelli dei cittadini americani. Nei cassetti sarebbero già imbustati e affrancati più di 30 mandati di comparizione per Donald, la Trump Organization e diverse società satellite. 

Un altro caso in attesa è una causa per diffamazione presentata alla corte dello stato di New York da un’ex concorrente di “The Apprentice”, Summer Zervos, che sostiene che di essere stata aggredita sessualmente nel 2007 e di aver ricevuto minacce e intimidazioni che – al contrario - l’avrebbero convinta a denunciare il presidente. Dopo che un giudice del tribunale dello Stato di New York ha bloccato gli sforzi di Trump di annullare la causa, il Presidente ha fatto appello alla clausola costituzionale impedisce a un tribunale statale di intentare un’azione legale contro un presidente in carica. Il caso Zervos è ora in attesa di sentenza della Corte d’Appello dello Stato di New York che dovrà prima di tutto decidere se i tribunali statali abbiano giurisdizione sul presidente mentre occupa la Casa Bianca.

Anche la nipote del presidente, Mary Trump, ha citato in giudizio zio Donald e la sorella per frode, con l’accusa di averla ingannata a proposito del patrimonio di suo padre Robert: sostiene di essere stata estromessa con l’inganno dei suoi interessi nell’impero immobiliare di famiglia creato da Fred Trump Sr.

Un jolly tutto da giocare è ciò che accadrebbe ad una verifica fiscale civile decennale condotta dall’IRS (Internal Revenue Service), che ricade sotto il Dipartimento del Tesoro e potrebbe essere sottoposta al riesame del Dipartimento di Giustizia dall’amministrazione Biden. Secondo il New York Times, l’IRS sta esaminando un credito di 72,9 milioni di dollari di rimborso fiscale richiesto da Trump.

Gli avvocati dicono che in caso di sconfitta, verrebbe meno la forte influenza che Trump ha avuto sui contabili, sui banchieri e sulla sua cerchia, che potrebbero diventare testimoni cruciali: “Avranno molta meno paura di parlare di qualcuno che non è più il presidente. Le accuse di dichiarazioni false alle banche o di frode fiscale sarebbero probabilmente pesantemente documentate, con tutto quello che ne consegue”.

Ovvio, se Trump fosse rieletto è alquanto probabile che possa far scadere i termini di prescrizione, che per alcuni reati la legge dello Stato di New York prevede da cinque a sei anni, ritardare le cause fino allo scadere o semplicemente continuare a godere dei benefici dell’essere un intoccabile presidente in carica.

Per finire in bellezza con l’indagine dell’Ufficio del Procuratore del Distretto Sud di New York, che ha citato Trump come “Individuo 1” nell’accusa contro il suo ex avvocato Michael Cohen, condannato per finanziamenti illeciti della campagna elettorale e per aver ordinato di pagare sottobanco due donne che affermano di avere avuto rapporti con l’allora candidato presidente. Trump ha negato tutto, ma Cohen si è dichiarato colpevole e sotto giuramento ha ammesso che Trump gli aveva ordinato di infrangere la legge.

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