Ucciso dalla polizia durante un controllo

| Quattro agenti di Minneapolis licenziati dopo aver fermato un uomo di colore per un controllo: uno di loro gli ha tenuto il ginocchio sul collo fin quando l’uomo è morto. Proteste e sdegno da ogni parte del Paese

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Non aiutano gli animi e i nervi degli americani, già resi fragili dalle conseguenze della pandemia, le immagini che hanno fatto il giro dei 50 Stati ricevendo ovunque accuse di razzismo e violenza gratuita. È la vicenda di quattro agenti di polizia di Minneapolis che nel tardo pomeriggio di ieri hanno fermato per un controllo George Floyd, 46 anni. Uno degli agenti l’ha tenuto bloccato a terra con un ginocchio sul collo mentre l’uomo protestava perché non riusciva a respirare. Parole che nessuno ha ascoltato, fin quando George Floyd è morto senza motivo.

La vicenda ha inorridito l’opinione pubblica e messo in moto l’FBI, che ha annunciato un’indagine approfondita, mentre il dipartimento di polizia ha immediatamente licenziato i quattro agenti. Una decisione presa anche per gettare acqua su un malumore che puntava verso le proteste, portando sempre più gente sulle strade di Minneapolis, molti con mascherine sul volto che riportavano la scritta “Non respiro”.

Quando la situazione all’esterno della sede del distretto di polizia iniziava a scaldarsi oltre il livello di guardia, con una vetrata andata in frantumi per il lancio di un mattone, gli agenti hanno tentato di disperdere la folla.

“Appoggio al cento per cento la decisione di licenziare gli agenti - ha commentato il sindaco Jacob Frey - è la decisione più giusta per la nostra città, per la nostra comunità e per lo stesso Dipartimento di Polizia di Minneapolis”.

Gli agenti erano intervenuti nel tardo pomeriggio per una chiamata che indicava un uomo che si aggirava barcollando intorno al 3700 di Chicago Avenue South, probabilmente “sotto l’effetto di alcol o stupefacenti”. All’arrivo della pattuglia, l’uomo si sarebbe rifiutato di fornire le proprie generalità opponendosi all’arresto. Ne è nata una breve colluttazione in cui George Floyd ha ben presto avuto la peggio. La scena è stata ripresa con gli smartphone da diverse persone, iniziando a circolare sul web: si sente l’uomo implorare l’agente che gli tiene il ginocchio sul collo “Non riesco a respirare, non uccidermi”, seguito dalle invocazioni di passanti. Dopo diversi minuti di quella che è definita una lenta, dolorosa e soprattutto inutile agonia, l’uomo è stato ammanettato per essere portato verso la centrale, ma gli agenti si sono resi conto che George Floyd era ormai privo di sensi.

“La tecnica che è stata messa in pratica non è consentita, e la direzione è stata molto chiara sull’accaduto: non c’è motivo di applicare quel tipo di pressione sul collo di qualcuno”, ha commentato un portavoce del dipartimento di polizia.

A indentificare George Floyd è stato l’avvocato per i diritti civili Benjamin Crump: “Quest’uso abusivo, eccessivo e disumano della forza è costato la vita a un uomo che era stato fermato dalla polizia per essere interrogato, senza aver commesso nulla di male”.

La causa e le modalità della morte di Floyd sono ancora in sospeso, oggetto di indagine da parte delle forze dell’ordine locali, statali e federali, ha confermato l’ufficio del medico legale della contea di Hennepin. La senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, ha definito l’incidente “l’ennesima terrificante e straziante morte di un afroamericano”. Al coro di proteste si è unito il governatore del Minnesota Tim Walz: “La mancanza di umanità in questo video inquietante è nauseante. Otterremo risposte e cercheremo giustizia. Quando senti qualcuno che chiede aiuto, devi aiutarlo: questo ufficiale ha fallito il sentimento umano più elementare. Essere neri in America non dovrebbe essere una condanna a morte”.

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