Una normale giornata di caos alla Casa Bianca

| Contraddizioni a raffica, falsità, collaboratori licenziati, colpe scaricate sugli altri: mentre gli Stati Uniti vivevano uno dei giorni peggiori della pandemia, a Washington andava in scena il nuovo show di Trump

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Nel giorno più tragico di un’America immersa nella pandemia, caos e confusione si sono impossessati della Casa Bianca. Trump ha iniziato la giornata tentando di cementare la sua immagine di leader in tempo di guerra che affronta un “nemico invisibile” in un momento buio, mentre il paese aspetta che il virus raggiunga l’apice e l’economia langue in uno stato di pre-coma.

“Quello che stiamo vivendo è una piaga, ma vediamo la luce alla fine del tunnel”, ha commentato mentre il numero dei morti superava quota 12mila, di cui la metà nello stato di New York. Ma invece di tranquillizzare gli animi, la prova di forza - considerata insensata dagli analisti politici - ha mostrato ancora una volta le consuetudini della retorica che distinguerà per sempre la sua tumultuosa presidenza. 

Per cominciare, Trump ha destato preoccupazione per la decisione di impedire la supervisione dell’erogazione dei fondi per il salvataggio economico rimuovendo un funzionario, responsabile del pacchetto di aiuti da 2.000 miliardi di dollari. La mossa, avvenuta dopo che Trump ha spodestato un ispettore generale della comunità dei servizi segreti la scorsa settimana, è l’ennesimo segno che Trump stia usando la scusa della peggiore crisi interna dalla seconda guerra mondiale per erodere ulteriormente i vincoli del suo potere.

A margine, aumentando il caso, circolava la notizia del trasferimento ad altro incarico dell’addetta stampa della Casa Bianca, Stephanie Grisham: al suo posto arriva Kayleigh McEnany, che poche settimane fa aveva dichiarato che, grazie al Presidente, “non vedremo arrivare qui malattie come il coronavirus”. Anche il principale consulente economico di Trump, Larry Kudlow, ha ammesso che il programma di salvataggio delle piccole imprese è “partito male”, con i beneficiari che faticano ad accedere ai fondi, proprio mentre Trump celebrava il successo del programma, con il merito di aver creato personalmente 15 milioni di posti di lavoro assegnato a sua figlia Ivanka. 

Il caos e le contraddizioni non sollevano solo questioni sulla gestione della pandemia, suscitano preoccupazione perché la seconda fase dello sforzo del Paese - riaprire l’economia e tenere sotto controllo una seconda ondata di infezioni – non appare per nulla semplice e scontata. Nessuna presidenza si è mai trovata a dover garantire che un pacchetto economico così ampio sia attuato correttamente e non cada in preda alla corruzione, ma ci sono pochi indizi nella storia dell’amministrazione Trump che suggeriscano che tutto questo andrà liscio.

La questione della sua responsabilità per la mancanza di preparazione alla crisi si è acuita quando il “New York Times” ha rivelato che Peter Navarro, un alto funzionario dell’economia, aveva scritto un promemoria al Presidente a gennaio per avvertire il presidente che il coronavirus poteva diventare una “pandemia in piena regola”, causando miliardi di dollari di danni economici e mettendo a rischio la salute di milioni di americani. Una rivelazione che stride con le ripetute dichiarazioni del Presidente, secondo cui nessuno avrebbe potuto prevedere le conseguenze del virus. Ma lo ha anche messo in una situazione difficile: ammettere di aver visto la nota, oppure tentare di parare il colpo dicendo che non gli era arrivata, ammettendo però un quadretto di preoccupanti disfunzioni interne alla Casa Bianca. Non ha fatto nessuna delle due cose, cercando di aumentare la disinformazione e la confusione intorno al documento per nascondere la propria colpevolezza.

A differenza del Presidente, per settimane l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo in guardia sulla gravità del coronavirus. L’OMS ha dichiarato un’emergenza sanitaria internazionale il 30 gennaio, dopo aver inviato una squadra a Wuhan. Lo stesso giorno, ad una convention in Michigan, Trump ha esordito dicendo: “Siamo convinti di avere tutto sotto controllo”. Ma malgrado questo, il Presidente si è scagliato contro l’organismo sanitario globale, sostenendo che la minaccia del virus era stata sottovalutata: “Metteremo un freno al denaro speso per l’OMS”.

Considerata la lunga serie di false dichiarazioni e previsioni del Presidente, questo va considerato uno dei commenti più audaci della sua presidenza, perché riflette la tendenza a individuare un nemico per poi accusarlo delle stesse trasgressioni che pendono sulla sua testa. Poi, come sempre, la retromarcia: “Non sto dicendo che bloccherò i fondi, ma che ne parleremo”. Per molti versi, è stata solo un’altra inspiegabile giornata della presidenza di Trump. 

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