Una vittoria di Trump: Amy Coney Barrett alla Corte Suprema

| Tante le questioni che attendono la giovane giudice nella sua prima settimana al massimo organo americano: a questione delle tasse del presidente, pasticci elettorali e un caso di aborto

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Trump gongola: quando manca ormai una settimana alle elezioni, la giudice Amy Coney Barrett ha giurato alla Casa Bianca, diventando componente effettivo della Corte Suprema americana.

Chiamata a sostituire la leggendaria Ruth Bader Ginsburg, a 48 anni la neo-giudice ha commentato: “È un privilegio essere chiamata a servire il mio Paese”. I privilegi, in realtà, sono quelli che da lei si aspetta Trump, che con la sua nomina ha spostato il baricentro dell’Alta Corte verso una solida maggioranza conservatrice.

Ad attenderla, già nella prima settimana di lavoro, ci sono una serie di questioni spinose che attendono la soluzione. Per cominciare, i giudici dovranno decidere se un procuratore di New York potrà avere accesso ai documenti finanziari di Trump dal gennaio 2011 ad agosto 2019, compresa la sua dichiarazione dei redditi. Lo scorso luglio, la Corte Suprema, con 7 voti contro 2, ha respinto le richieste di immunità del Presidente nei confronti di una citazione penale a cui Trump si è opposto affermando che il ruolo istituzionale gli porta in dono un elevato standard di immunità di fronte alla legge. Il caso è finito davanti alla Corte Suprema dopo che i legali di Trump hanno affermato che i tribunali di grado inferiore non hanno alcun potere in materia. Anche se i giudici negassero la richiesta, il mandato di comparizione può andare avanti malgrado i documenti non potranno essere resi pubblici.

C’è poi la questione dei repubblicani in Pennsylvania, che hanno chiesto alla Corte Suprema di bloccare una proroga dei voti che consentirebbe di conteggiarli se ricevuti entro tre giorni da quello delle elezioni, e anche se non hanno un timbro postale leggibile. La Corte Suprema si è divisa su un 4-4, con il Presidente John Roberts schierato per consentire l’estensione. Ma visto che sono necessari cinque giudici per accogliere la richiesta dei repubblicani, il voto della Barrett diventa fondamentale.

Un caso che attende la neo-giudice è stato annunciato pochi minuti prima del voto di lunedì al Senato. Una serie di petizioni presentate da Dem del Wisconsin, che chiedono ai giudici di consentire lo spoglio delle schede sei giorni dopo le elezioni, e se gli elettori vulnerabili alla pandemia possano ottenere schede sostitutive via email.

Una corte d’appello federale aveva deciso la tesi dei repubblicani, sostenendo che le schede potevano essere contate solo se ricevute entro il giorno delle elezioni, e sulla sentenza è arrivato anche il voto della Corte Suprema, con 5 voti a favore contro 3 contrari. 

In sospeso anche la decisione su una richiesta presentata dai repubblicani della Carolina del Nord che chiedono alla Corte Suprema di bloccare il prolungamento di nove giorni del conteggio delle schede se queste vengono ricevute entro il giorno delle elezioni, ripristinando il limite di tre giorni stabilito lo scorso giugno. Una corte d’appello aveva concesso la proroga a nove giorni, ma i repubblicani hanno presentato ricordo sostenendo che celava un “tentativo di riscrivere il codice elettorale”. Sarà la Corte Suprema a decidere.

Ma oltre ai dispetti politici e le schermaglie fra partiti, la Corte Suprema dovrà pronunciarsi anche su casi di importanza sociale. Nei prossimi giorni, i giudici prenderanno in esame un caso che riguarda il divieto di aborto oltre le 15 settimane in vigore nel Mississippi, voluto dal governatore repubblicano Phil Bryant nel 2018. La legge fa eccezione solo per le emergenze o per i casi in cui siano presenti “anomalie fetali”, ma non per episodi di stupro o incesto. Di recente, un giudice federale del Mississippi ha annullato la legge, e ora la Corte Suprema dovrà prendere la decisione definitiva.

Ma quel che importa a Trump è poter contare su una forte alleata nel caso le elezioni non si risolvano alle urne, e siano necessari penosi riconteggi e decisioni dall’alto: temendo di non riuscire a vincere per Ko, spera di farlo ai punti.

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