USA: accuse di pedofilia contro i salesiani

| Un’inchiesta della CNN ha portato alla luce diversi casi di pedofilia avvenuti in un istituto dell’ordine religioso creato da Don Bosco

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George Stein e Joey Piscitelli hanno età diverse, ma a legarli è una storia di abusi da parte di sacerdoti di un ordine cattolico fondato per aiutare e sostenere i bambini più vulnerabili. Le loro esperienze rivelano un modello di abusi e insabbiamento che risale a più di mezzo secolo fa.

La CNN ha lavorato un anno intero per realizzare un’inchiesta sui salesiani, la congregazione voluta da Don Bosco, scoprendo che per decenni sacerdoti accusati di abusi sono stati ripetutamente protetti e trasferiti di scuola in scuola, mentre le loro giovani vittime sono state minacciate a non denunciare ciò che era accaduto loro.

George, il più anziano degli otto figli Stein, è cresciuto convinto che la sua vocazione fosse diventare sacerdote. Nel 1958 aveva 13 anni, quando iniziò a studiare al Don Bosco College, poi ribattezzato “Salesian High School”, a Richmond, California. Fu lì che conobbe fra Bernard Dabbene.

“Avevamo una routine molto rigorosa - ricorda Stein - la campana scandiva le nostre giornate: si andava a lezione, poi a ricreazione e al refettorio. Ad ognuno di noi venivano assegnati lavori per contribuire alla manutenzione del seminario”. Un giorno, quando aveva 15 anni, Dabbene gli disse di attendere perché sarebbe stato assegnato ad un lavoro diverso. “Quando sono arrivato ho avvertito qualcosa di strano: nel posto che mi era stato indicato non c’era nessuno e non capivo che tipo di compito avrei dovuto svolgere. Dabbene è arrivato qualche minuto dopo: senza dire niente mi ha abbracciato e baciato. Ero sotto shock, non me l’aspettavo”.

Stein prova a raccontare l’accaduto ad un dirigente provinciale salesiano, padre Alfred Cogliandro, durante una delle sue visite alla scuola: “Mi è successo questo, e voglio che lei lo fermi”. Pochi giorni dopo, padre Dabbene lascia la scuola.

Patrick Wall, un ex sacerdote che ha dedicato la vita ad aiutare le vittime di abusi clericali e consulente di uno studio legale, ha lavorato a più di 200 casi di abusi. Per lui, si tratta di un episodio molto comune: “Ogni giorno della settimana registriamo casi di molestie seguiti da trasferimenti dei sacerdoti sospettati, che vengono spostati geograficamente in un altro luogo senza avvisare nessuno, né le autorità locali, né la parrocchia e tantomeno la diocesi”. Secondo alcune stime si tratta di decine e decine di sacerdoti che hanno operato nelle scuole dell’ordine religioso per decenni.

Nel 1972, quando Bernard Dabbene torna nella stessa scuola come preside, Joey Piscitelli era un giovane allievo. Il vice preside, padre Stephen Whelan, l’aveva puntato: “Ero piccolino. Quando sono arrivato al liceo pesavo meno di 40 kg: ero l’allievo più magro della scuola, e quasi immediatamente il vice preside sembrò prendermi a cuore”. Le molestie iniziano quando padre Whelan lo invita al “Salesian Boys Club”, nel campus scolastico: “Stavamo giocando a biliardo, si è seduto e mi ha detto di iniziare: quando mi sono girato per dirgli che era il suo turno, si stava masturbando. Ricordo di essere diventato rosso, ho iniziato a sudare e non sapevo cosa fare. Mi ha detto “Continua a giocare. Voglio guardarti”, poi mi sono girato verso il capo del circolo, fratello Sal, che guardava, ma non ha fatto nulla”.

Nel 1989, Salvatore “Sal” Billante è stato condannato a otto anni di reclusione per abusi su minori: ha scontato quattro anni e obbligato a registrarsi come molestatore sessuale. Nel 2002 è stato protagonista di un altro caso, con 181 capi d’accusa per abusi su minori avvenuti tra il 1972 e il 1978. Ha lasciato l’ordine salesiano ed è morto nel 2016.

Con il passare dei mesi, Piscitelli dice che il suo abuso per mano di Whelan è peggiorato: “Un giorno mi ha messo all’angolo, sulle scale, mi ha trascinato in una stanza e stuprato. Non ricordo altro, ho perso i sensi mentre succedeva. Quando sono tornato a casa avevo del sangue nella biancheria intima, così sono andato nel cortile di casa, ho avvolto tutto intorno a un sasso e l’ho gettato oltre la recinzione per liberarmi delle prove”.

Quando racconta al dirigente scolastico il suo caso, viene convocato dal preside, che lo minaccia apertamente: “Mi disse che mi avrebbe cacciato dalla scuola e licenziato mia madre dalla mensa perché avevo la bocca troppo larga. Lo pregai di non farlo, mi scusai e gli dissi che non ne avrei più parlato”.

Nello stesso periodo, Piscitelli subisce l’aggressione di un altro insegnante salesiano: “Mi ha costretto in un angolo fuori dalla classe di geometria: il corridoio era vuoto. Mi disse: “Stai qui, voglio parlarti, guardami negli occhi”. E mentre lo guardavo chiedendomi cosa volesse, mi colpì all’inguine con una ginocchiata. Sono crollato a terra, non riuscivo nemmeno a respirare. Pensavo di dover andare in ospedale, non riuscivo a muovermi. Mentre ero sdraiato, mi disse: ‘Hai la bocca troppo grande: non voglio più vederti”.

Il sacerdote lavora ancora all’interno dell’ordine salesiano, e non ha mai dovuto rispondere di nulla.

Piscitelli, diplomatosi nel 1973, ha fatto della sua vita la missione di consegnare i salesiani alla giustizia per gli abusi che gli hanno inflitto da bambino. Nel 2006 ha vinto una causa civile contro l’ordine, con un risarcimento di 600mila dollari, ma non ha mai avuto le scuse dei salesiani.

Bernard Dabbene in compenso ha fatto carriera: è stato promosso al ruolo di Preside della Salesian High School, direttore del Don Bosco Tech di Rosemead, in California, e nominato nel board dell’Education Archdiocesan di Los Angeles. Ma nel novembre del 2000, il sacerdote è stato sorpreso in una macchina sul lungomare di San Francisco, con i pantaloni aperti e in compagnia di un 17enne. Dopo aver ammesso il tentativo di molestia sul minore, Dabbene è stato assegnato presso la sede dei Salesiani a San Francisco, dove ha lavorato come archivista fino alla morte, nel 2010. 

Dalla sua lunga esperienza, l’avvocato Patrick Wall è convinto che la solidarietà degli ordini ad un sacerdote sotto accusa, piuttosto che alle sue vittime, sia un comportamento comune a tutti gli ordini religiosi: “Questo è un sistema di celibi sessualizzati che non hanno alcun interesse a denunciarsi a vicenda. Se uno di loro commette uno sbaglio, gli altri distolgono lo sguardo, sapendo che le conseguenze potrebbero essere disastrose”.

A differenza di Piscitelli, George Stein non ha trascinato i salesiani in tribunale, e solo nel 2002 ha trovato la forza di affrontare le proprie esperienze traumatiche, spinto dalla celebre inchiesta del “Boston Globe” sugli abusi sessuali della Chiesa cattolica americana. “Ero in ritiro con la scuola di mio figlio, e insieme ad altri genitori condividevamo le esperienze spirituali della nostra vita. Ho aspettato fino alla fine, poi sono esploso: “sono stato abusato”, ho detto mentre intorno a me calava il silenzio. Era la prima volta in cui riuscivo a dirlo ad alta voce, ed è stata una sorta di shock per me stesso rendermene conto”.

Lo stesso anno, Stein decide di rivolgersi a padre Reina, responsabile provinciale dei salesiani per cercare aiuto, ma quello che non sapeva è che il dirigente era lui stesso accusato di abusi. Insegnante di matematica e preside del liceo salesiano, nel 2013, ad un passo dalla pensione, era stato salutato come “un insegnante straordinario e consigliere spirituale, più volte riconosciuto come educatore dell’anno”.

L’accusa di abusi su minori, che risale al 1975, era denunciata ai salesiani nel 2002: l’ordine riconosceva le accuse come “credibili”, ma non il sacerdote non era stato allontanato né dal suo incarico né dal ministero. Sul suo conto non c’è mai stata alcuna indagine penale.

I salesiani di Don Bosco sono un ordine religioso cattolico fondato nel 1859 per aiutare a proteggere i bambini poveri e vulnerabili: l’ordine è composto da quasi 15.000 membri che lavorano in più di 130 paesi del mondo. Secondo gli esperti, i salesiani sono uno degli ordini cattolici più controllati al mondo, ma secondo la gerarchia della Chiesa cattolica hanno la possibilità di autosorveglianza su questioni di abusi sui minori, con poca o nessuna responsabilità verso l’esterno. “I salesiani sono silenziosi: si sono sempre rifiutati di rendere noto qualsiasi episodio, a meno che non sia a seguito di un’ordinanza del tribunale o di costrizioni da parte delle autorità civili”.

I salesiani hanno rifiutato le richieste di un’intervista da parte della CNN, ma in risposta all’inchiesta, padre Ted Montemayor, uno dei portavoce della congregazione californiana, ha diffuso una nota sul sito web dell’organizzazione: “Condanniamo gli abusi sessuali e ci impegniamo a garantire e promuovere la sicurezza e il benessere dei bambini. Sappiamo che terribili atti di abuso si sono verificati in passato. Esprimiamo le nostre più sincere scuse alle vittime e alle loro famiglie colpite da abusi da parte di qualsiasi membro dell’ordine salesiano. Prendiamo molto seriamente gli abusi e nell’ultimo decennio abbiamo messo in atto politiche e procedure volte a prevenire e rispondere meglio agli abusi sui minori”.

Nonostante le accuse contro di loro, né Reina né Whelan sono mai stati rimossi dall’ordine salesiano. Padre Reina vive ancora oggi nella sede di San Francisco, mentre Whelan nel Don Bosco Hall, a Berkeley. Sono entrambi “sotto restrizione”, che significa in totale assenza di contatti con minori, nessun coinvolgimento nel ministero pubblico e nessun viaggio senza accompagnamento.

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