USA, giustiziato Nicholas Sutton

| Era stato condannato a morte per l’omicidio di un altro detenuto, mentre era in galera per scontare la pena per altri tre omicidi. Eppure, perfino i parenti delle sue vittime si sono battute per salvargli la vita

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Nicholas Sutton, 58 anni, è morto giovedì alle 19:26, secondo il “Tennessee Department of Correction”: è la quinta esecuzione avvenuta nello Stato dal 2018. Gli è stato servito l’ultimo pasto: braciole di maiale fritte, purè di patate con sugo e torta di pesche con gelato alla vaniglia. 

Poi, prima di sedersi sulla sedia elettrica, ha ringraziato Dio e la sua famiglia. Pare fosse tranquillo, rilassato, sicuro. È stato lui a scegliere di morire sulla sedia elettrica, opzione che il Tennessee concede ai detenuti i cui crimini sono stati commessi prima del 1999.

Il governatore del Tennessee Bill Lee ha rifiutato di concedergli la grazia, malgrado gli agenti di polizia penitenziaria e perfino la figlia della vittima si erano detti favorevoli alla clemenza. Era stato condannato a morte nel 1986 per aver ucciso il compagno di cella Carl Estep al culmine di un litigio per questioni di droga: il terzo omicidio dopo quello di Dorothy Sutton, sua nonna, un ex compagno di scuola e un conoscente, John Large e Charles Amon.

“Mi sono fatto molti amici lungo la strada e molte persone hanno arricchito la mia vita. Ho avuto il privilegio di essere sposato con la donna più bella che avessi mai incontrato. Senza di lei non avrei fatto i progressi che ho fatto. Nella prossima vita spero di poter essere migliore”.

Nel 1985, mentre scontava la pena per i tre omicidi nel penitenziario della contea di Morgan, approfittando di un cambio turno del personale di sorveglianza, Sutton e un altro detenuto erano entrati nella cella di Carl Estep uccidendolo con 38 coltellate al petto e al collo: era il “pusher” più fornito del penitenziario ma a loro aveva venduto “merce scadente” e si era rifiutato di restituire i soldi.

Nel 1986, il tribunale penale della contea di Morgan ha condannato Sutton a morte per omicidio di primo grado, mentre il suo complice se l’è cavata con l’ergastolo. Da quando il governatore Lee è entrato in carica, sono state eseguite tre condanne a morte: “Dopo un’attenta analisi della richiesta di clemenza di Nicholas Sutton e un’approfondita revisione del caso, confermando la sentenza dello Stato del Tennessee e non interverrò”.

Nella richiesta di clemenza, amici e conoscenti di Sutton avevano parlato di un’infanzia segnata da abbandoni, abusi e ignoranza: una spirale inevitabilmente sfociata nell’abuso di droghe e nella violenza. Amy Large Cook, la sorella di una delle sue vittime, John Large, ha giurato che non l’avrebbe mai perdonato, ma ha espresso il sollievo per un capitolo doloroso che finalmente si sarebbe chiuso. Ma la sorpresa è arrivata quando la figlia maggiore di Estep ha detto che Sutton aveva fatto un favore alla sua famiglia quando ha ucciso suo padre, che lei descrive come un “uomo malvagio”: era in carcere per aver violentato la sorellastra, dato fuoco alla loro casa e deliberatamente causato un incidente stradale che ha ucciso la sorellina. Ha descritto la morte del genitore come una benedizione: “Dire che è stato il giorno più bello della mia vita è un eufemismo”.

Del tutto insolito anche il parere dell’ex tenente della polizia penitenziaria Tony Eden, secondo cui “Nick Sutton è il prigioniero più riabilitato che abbia mai incontrato lavorando nelle carceri di massima sicurezza nel corso di 30 anni. Se fosse scarcerato gli darei il benvenuto in casa mia e sarei ben felice di averlo come vicino”. L’ex agente afferma che Sutton gli avesse salvato la vita durante una rivolta scoppiata all’interno della prigione nel 1985: si era contrapposto ad un gruppo di detenuti che volevano ucciderlo. La madre di Paul House, un ex detenuto del braccio della morte che è stato poi liberato quando un giudice ha annullato la condanna sulla base di nuove prove, ha detto la scorsa settimana che stava facendo tutto il possibile per difendere Sutton: si era preso cura di suo figlio quando aveva sviluppato la sclerosi multipla in prigione. Anche i parenti di un’altra delle vittime di Sutton, Charles Almon, erano tra coloro che hanno chiesto clemenza. Ma non c’è stato niente da fare.

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