USA: il linciaggio diventa un reato federale

| Dopo più di un secolo, se due o più persone se la prendono con qualcuno per motivi religiosi, razziali o sessuali rischiano l’ergastolo. La legge intitolata alla memoria di un ragazzino torturato e ucciso perché di colore

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Emmett Till aveva solo 14 anni quando fu rapito, seviziato e ferito a colpi di pistola: per finirlo, i suoi aguzzini gli legarono un peso intorno al collo e lo gettarono nel Tallahatchie, in Mississippi. Era il 28 agosto del 1955, e l’omicidio di quel ragazzino avrebbe rafforzato ancora di più il movimento afroamericano per i diritti civili.

È intitolata a lui, la legge che sta trasformare in reato federale il linciaggio, una delle più atroci forme di violenza diffusa negli stati del sud, quelli con una forte tradizione razzista cavalcata a piene mani da accolite di fanatici del Ku Klux Klan. Secondo alcune stime, fra il 1882 ed il 1968 quasi 5mila persone furono sottoposte a linciaggio, e nessuno degli autori pagò mai le proprie colpe davanti alla legge.

La “Emmett Till Anti Lynching Act” arriva con 140 anni di ritardo, dopo aver subito 200 bocciature nel tempo, la prima nel 1882, riproposta dall’ex candidata dem Kamala Harris e altri due politici afroamericani, Cory Booker e Tim Scott. Il provvedimento, che chiede la messa al bando della pratica del linciaggio, ha già ottenuto il via libera dal Senato e dalla Camera, e ora è atterrato sulla scrivania di Donald Trump per una firma che appare scontata.

La nuova legge prevede pene fino all’ergastolo per le violenze e gli omicidi compiuti da due o più individui per motivi razziali, sessuali e religiosi.

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