USA, in aumento la vendita delle armi

| File ovunque, richieste di permessi raddoppiate nel giro di poche settimane, corsa ad accaparrarsi munizioni, fucili e pistole. Il ventre dell’America si arma temendo disordini sociali dovuti al coronavirus

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Per gli americani la parola “crisi” evoca scenari apocalittici. L’enorme squilibrio sociale fra i ricchi e le classi meno abbienti, come quello per le violenze contro gli afroamericani, è spesso sfociato in disordini violenti, devastazioni e saccheggi. Obbligare a casa chi riesce a mantenersi con paghe da pochi dollari, significa per la Casa Bianca mettere denaro contante nella tasche di chi deve dare da mangiare alla famiglia, oppure obbligarli a sfidare la legge.

Scenari apocalittici, appunto, che in molti immaginano possibili anche questa volta, quando il coronavirus appiattisce le differenze fra bianchi e neri e colpisce tutti, indistintamente da razza, religione, convinzioni politiche, indirizzo sessuale e conto corrente.

Per questo, il ventre dell’America - quello più vero - si sta armando come mai prima d’ora. Se le code davanti ai supermercati per fare razzia di cibo sono una costante, quelle per entrare nei negozi che vendono armi si segnalano ovunque con la stessa frequenza. Il Colorado Bureau of Investigation ha ammesso l’aumento esponenziale di pratiche per il rilascio di un documento che attesti la mancanza di precedenti, necessario per legge per poter acquistare un’arma da fuoco: si è passati da una media di 7.000 domande dello stesso mese dell’anno scorso a 14mila registrati nelle scorse settimane. I funzionari del CBI rifiutano di commentare il motivo del picco di richieste, ma le aziende che producono armi, al contrario, hanno confermato l’aumento della richiesta legato ad un timore strisciante: i possibili effetti sociali del coronavirus.

Secondo Christopher, manager di un negozio di armi di Colorado Springs che ha chiesto l’anonimato, l’impennata è dovuta a “un’isteria di massa simile a quella per la carta igienica”, aggiungendo che non sono solo gli appassionati di armi a fare scorta, ma anche “contadini, studenti, casalinghe e allevatori”.

Shannon Watts, fondatrice di “Moms Demand Action for Gun Sense in America”, ha accusato la lobby delle armi di far leva sulla paura per aumentare le vendite: “È uno spettacolo deprimente a cui abbiamo assistito più volte anche dopo i disastri naturali: basta paventare il timore che la situazione precipiti e sia meglio avere in casa un’arma carica, perché le vendite si impennino”.

Sandy Phillips, fondatrice di “Survivors Empowered” e mamma di Jessi Ghawi, morta nella strage del cinema di Aurora del 19 luglio 2012, ha fatto sentire la propria voce: “Comprare più armi è una risposta sconsiderata: non puoi sparare a un virus, quindi cosa farai, sparerai ai tuoi concittadini perché hanno la carta igienica quando tu sarai rimasto senza?”. Secondo la donna, diventata attivista dopo la morte della figlia, non è neanche da escludere un aumento esponenziale dei suicidi, delle violenze domestiche e degli incidenti, “perché i bambini sono a casa da scuola e sanno sempre dove papà e mamma nascondono le armi”.

Una frenesia all’armamento che non si verifica solo in Colorado, ma in tutto il paese, ha assicurato l’Associated Press. Jay Wallace, proprietario di “Adventure Outdoors” a Smyrna, in Georgia, ha ammesso che le vendite di munizioni sono aumentate di cinque volte rispetto al normale.

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