USA: scagionato dopo 25 anni di galera

| Rafael Ruiz ha scontato un quarto di secolo dietro le sbarre per uno stupro che non ha mai commesso. Le nuove tecniche forensi e la testardaggine di un avvocato hanno riscritto un clamoroso errore giudiziario

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Le nuove e sempre più sofisticate tecniche di indagine forense hanno permesso di identificare decine di killer che a qualche decennio dai loro reati pensavano ormai di averla fatta franca. Ma si stanno dimostrando utili anche per riportare giustizia dove la legge ha fallito.

Il caso più recente è quello di Rafael Ruiz, un tranquillo uomo del Bronx, New York, che nel 1985 è finito con le manette ai polsi. Era il 18 maggio 1984, quando, all’età di 24 anni, Ruiz fu accusato di aver partecipato allo stupro di gruppo di una diciottenne. La giovane aveva raccontato alla polizia che un uomo di nome “Ronnie” quella sera l’aveva portata in un appartamento e poi sul tetto di un palazzo di East Harlem: lì era stata violentata e picchiata da almeno tre uomini.

Due settimane dopo l’aggressione, la vittima guida i detective nell’appartamento in cui ricorda di essere passata poco prima dello stupro: all’interno, la polizia trova Rafael Ruiz, che vive lì insieme al fratello. L’uomo viene convocato per un interrogatorio, e poco dopo la vittima lo identifica come uno dei responsabili dell’aggressione, malgrado la prima descrizione rilasciata agli agenti parlava di un gruppo di uomini di colore, e Ruiz non lo è.

Ma Rafael Ruiz sa di essere con le spalle al muro. Non ha i soldi sufficienti per assicurarsi avvocati di grido ed è costretto a rassegnarsi all’ingiustizia, passando 25 anni in prigione, pur sapendo di essere totalmente colpevole. L’ha ripetuto spesso, a chiunque gli abbia rivolto la parola, ma non c’è detenuto che si dichiari colpevole, questo lo sanno tutti.

Ruiz è uscito di galera nel 2009 con la condizionale, dopo aver scontato per intero la pena, e da quel momento ha deciso di battersi lo stesso perché si arrivasse alla verità, anche se la giustizia americana si era ormai presa una fetta consistente della sua vita. Il suo caso è finito sui tavoli del tribunale per la revisione della East Coast, che ha riesaminato le prove e i reperti con le nuove tecniche, arrivando alla conclusione più drammatica: Rafael Ruiz è innocente, non ha mai commesso lo stupro che l’ha tenuto in galera fino a 60 anni di età.

La svolta era arrivata nel  2003, 15 anni dopo la condanna, quando la famiglia di Ruiz aveva assunto un avvocato, William M. Tendy, con il compito di riesaminare il caso. Un anno dopo, l’avvocato fa una scoperta sorprendente: il fratello di Ruiz viveva nell’appartamento 16B al 2400 di Second Avenue. Più o meno nello stesso periodo, una donna che viveva dall’altra parte del corridoio aveva un fidanzato di nome Ronnie. Si fa strada l’ipotesi che la vittima abbia confuso gli appartamenti.

Ci sono voluti più di dieci anni per localizzare la vittima, ma alla fine l’avvocato è riuscito a rintracciarla. “Il verbale della vittima differisce dalle dichiarazioni iniziali agli investigatori, dalle prove mediche e dalla sua testimonianza al processo. La donna ha affermato che un detective la spingeva a identificare Ruiz, secondo lui conosciuto per essere violento con le donne”. 

Dal 1958, secondo il National Registry of Exonerations (Registro nazionale delle esenzioni), negli Stati Uniti sono state ribaltate più di 2.548 condanne ingiuste. Delle migliaia di casi, 735 si basano su un’errata identificazione dei testimoni. A Ruiz, ai tempi, era stato offerto un patteggiamento: se si fosse dichiarato colpevole, avrebbe avuto uno sconto della pena. Ma almeno quello, l’uomo l’ha rifiutato: nel corso del processo, Ruiz ha solo potuto invocare in tutti i modi la propria innocenza.

Il caso di Ruiz evidenzia una stortura della legge che definita la “pena del processo”: sono i casi in cui gli imputati sono condannati a pene molto più lunghe di quelle che avrebbero ricevuto se si fossero dichiarati colpevoli. È capitato spesso che innocenti si siano accollati colpe capendo che non avevano altra scelta davanti e che la sentenza era già stata scritta.

Il “Manhattan District Attorney’s Conviction Integrity Program” è nato nel 2010 ed è il primo del suo genere sulla East Coast a “riesaminare le dichiarazioni di innocenza e, cosa altrettanto importante, a migliorare le pratiche della procura per prevenire le condanne ingiuste”. Ad oggi, il CIP ha ribaltato 10 condanne, mentre altri 30 casi sono attualmente all’esame.

Per quattro volte, Ruiz ha rifiutato le offerte dei procuratori di New York di dichiararsi colpevole e ammettere di aver partecipato allo stupro, anche se ciò avrebbe significato scontare molto meno tempo: “Gli ripetevo semplicemente: io non ho fatto niente di male”.

Dopo tanto tempo, martedì un giudice della Corte Suprema di Manhattan, ha scagionato formalmente Rafael Ruiz dal reato. “Ora cercherò di trovare una moglie, sposarmi e avere dei figli”.

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