Vendesi grazia (o perdono)

| Nell'ultimo giorno da presidente, Trump potrebbe concedere oltre 100 fra grazie, perdoni e commutazioni della pena verso gente che – secondo il New York Times – sta sborsando montagne di soldi ai suoi collaboratori più stretti

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A Donald Trump va riconosciuto un pregio - o meglio - un enorme difetto: è un uomo d’affari con un registratore di cassa al posto del cervello, abituato fin dalla nascita a monetizzare perfino i sorrisi. Probabilmente ci vorranno anni, per scoprire cosa è riuscito ad intascare durante i quattro anni in cui ha finto di essere il presidente di 360 milioni di americani.

L’ultimo giro di scontrini di cassa, rivela il “New York Times”, Trump l’ha organizzato per le ore che gli restano in qualità di comandante in capo. A prezzi di realizzo, si è inventato un redditizio mercato di grazie e perdoni sguinzagliando i suoi uomini a caccia di chi ha bisogno di una ripulita della fedina penale: il tutto raccogliendo onorari da capogiro da parte di ricchi criminali in cerca di clemenza, soldi che non è chiaro se arrivino direttamente a lui, anche se il sospetto è nell’aria. Il vivace mercato delle indulgenze – commenta il quotidiano newyorkese - riflette la mercificazione che ha definito la presidenza di Trump e il suo approccio poco ortodosso all’esercizio del potere. In genere, il perdono e le commutazioni della pena hanno lo scopo di mostrare pietà a chi le riceve meritatamente, ma Trump ne ha già usate molte per premiare gli alleati politici o ex collaboratori finiti in disgrazia.

In quattro anni di presidenza ha ricevuto più di 9.200 petizioni, assecondandone solo 24. Ma nelle ultime settimane del suo mandato ha deciso di recuperare: 41 domande accolte, e perdono garantito a Paul Manafort, Roger Stone e al consuocero Charles Kushner. “Ci sono molte persone che esortano il Presidente a perdonare la gente - ha ammesso su Fox News il senatore Lindsey Graham, alleato di Trump - tutto è una transazione: gli piacciono le amnistie perché pensa che gli saranno debitori a vita”.

Le pressioni per l'indulto si sono accese quando Brett Tolman, un ex procuratore federale che ha consigliato la Casa Bianca su amnistie e commutazioni, ha iniziato a monetizzare l’opera di clemenza raccogliendo decine di migliaia di dollari per fare pressione e ottenere la clemenza per il figlio di un ex senatore dell'Arkansas. Insieme a lui il fondatore di “Silk Road”, un mercato online della droga, e un losco figuro di Manhattan che si è dichiarato colpevole di frode. Nella lunga la lista perdono anche il dottor Salomon Melgen, importante oculista di Palm Beach, Florida, in galera dopo una condanna a 17 anni per decine di accuse di frode e truffa.

L’ex avvocato personale di Trump, John M. Dowd, si è presentato a gente condannata come l’intermediario che poteva ottenere la grazia grazie agli stretti rapporti con il presidente, accettando decine di migliaia di dollari da un ricco criminale e consigliando a lui e ad altri potenziali clienti di sfruttare le lamentele di Trump sul sistema giudiziario.

Un consulente di primo piano della campagna di Trump è stato pagato 50.000 dollari per aiutare a chiedere la grazia per John Kiriakou, un ex funzionario della C.I.A. condannato per aver rivelato informazioni riservate: in base all’accordo, avrebbe accettato di pagare un bonus di 50.000 dollari se il presidente gli avesse concesso la grazia. Secondo Kiriakou, l’avvocato personale di Trump, Rudolph W. Giuliani, si era offerto di aiutarlo a fronte di un pagamento di 2 milioni di dollari, ma considerando la cifra troppo alta ha rifiutato, e qualcuno, temendo che Giuliani stesse vendendo illegalmente la grazia, ha pensato di avvisare l’FBI. 

Dopo l’impeachment e con la rivolta dei leader repubblicani, il potere della grazia rimane uno degli ultimi poteri che Trump può ancora esercitare prima di lasciare la presidenza, sempre più convinto di voler concedere il perdono ai suoi figli, al genero, a Rudy Giuliani e soprattutto a sé stesso. Al momento, sembra che abbia pronti per martedì, ultimo giorno di “lavoro” come presidente, circa 100 fra indulti e commutazioni.

Esperti legali e avvocati rabbrividiscono di fronte alla prospettiva: “Questo tipo di sistema di privilegi speciali, che influenza la vendita illegale, nega la considerazione alle centinaia di persone comuni che si sono allineate in modo obbediente, come richiesto dalle regole del Dipartimento di Giustizia, ed è una violazione fondamentale dello sforzo di lunga data per rendere questo processo equo”, commenta Margaret Love, che tra il 1990 ed il 1997 ha gestito le procedure di clemenza del Dipartimento di Giustizia.

Ci sono pochi precedenti storici. Forse il più vicino risale alle ultime ore dell’amministrazione Clinton, quando il presidente ha emesso 170 fra condoni e commutazioni di pena, alcune delle quali andate a persone che hanno pagato somme a sei cifre alla sua famiglia e ai suoi collaboratori. Ma anche la mossa di Clinton, che era visto come un disprezzo del protocollo, ricompensava per lo più chi era stato sottoposte a profonde revisioni processuali, scegliendo i destinatari più meritevoli tra migliaia di richieste di clemenza.

Trump no: evita qualsiasi approfondimento creando un sistema ad hoc che favorisce unicamente chi ha avuto legami lui e il suo team. Pochi regolamenti e requisiti regolano le concessioni di clemenza presidenziale o le attività di lobbying per arrivarci, in particolare da parte degli avvocati, e non c’è nulla di illegale nel fatto che siano pagati per esercitare pressioni per ottenere clemenza. Qualsiasi offerta esplicita di pagamento al presidente potrebbe essere indagata come possibile violazione delle leggi sulla corruzione, ma al momento non è emersa alcuna prova che a Trump sia stato offerto direttamente del denaro in cambio di una grazia.

“Il sistema è gravemente imperfetto”, commenta l’ex senatore Tim Hutchinson, un repubblicano al Congresso dal 1993 al 2003. Lui stesso ha pagato 10.000 dollari dalla fine dello scorso anno per fare pressioni sulla Casa Bianca e sul Congresso e ottenere la grazia per suo figlio Jeremy, reo confesso di aver accettato tangenti e frodi fiscali.

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