Virginia, dove tutti vogliono le armi

| Da Culpeper County 2A, piccolo centro rurale, è partita una protesta contro il tentativo di limitare il possesso delle armi da fuoco. Tutti sono disposti ad andare contro la legge, compreso lo sceriffo

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Il gruppo “Culpeper County 2A” su Facebook aveva cinque regole: la prima era “Datti da fare, segui le direttive e impegnati a proteggere i nostri diritti”. La seconda: “Non arrenderti: lottiamo per la nostra stessa vita”.

Alla fine di gennaio le regole sono cambiate: la seconda è diventata “Niente razzismo”. Ma lo scopo fondamentale è rimasto: la contea di Culpeper 2A (2A sta per “Secondo Emendamento”) è stata fondata con lo scopo di resistere alle leggi sul controllo delle armi da fuoco che si sono fatte strada attraverso le leggi della Virginia.

Gruppi simili stanno sorgendo ovunque: decine di città e contee stanno adottando risoluzioni in cui si dichiarano “santuari del secondo emendamento”, un termine preso in prestito dal movimento di immigrazione delle “città santuario”. Le risoluzioni variano da contea a contea, ma in linea generale dichiarano il sostegno al secondo emendamento ed etichettano come non valide le proposte di legge sul controllo delle armi da fuoco.

Per la prima volta dopo 24 anni, i Democratici hanno ottenuto il controllo della Virginia House e del Senato, e hanno immediatamente proposto una serie di misure per il controllo delle armi: dalle verifiche sui precedenti penali alle restrizioni della vendita. Nulla che abbia colto gli abitanti della Virginia di sorpresa: i Democratici hanno condotto un’intensa campagna sul controllo delle armi, sostenuta dai finanziamenti di gruppi di attivisti che hanno ampiamente superato la “National Rifle Association” nel suo stato d’origine. I Dem stavano rispondendo a un crescente clamore per il controllo delle armi che è iniziato con la strage al Virginia Tech nel 2007 e si è amplificata lo scorso anno, quando un operaio municipale ha massacrato 12 persone a Virginia Beach. Quando hanno vinto, i Democratici hanno trasformato le proposte in progetti di legge e promesso un cambio epocale.

Settimane dopo, è iniziato il contraccolpo. Quasi 200 comuni della Virginia hanno approvato le risoluzioni del secondo emendamento, trasformando ancora una volta la vecchia capitale confederata in una sorta di prima linea. La forza trainante della risoluzione nella contea di Culpeper è stato Patrick Heelen, un avvocato locale che ha fondato il gruppo “Culpeper County 2°”.

Heelen è un uomo imponente, alto poco più di un metro e ottanta, indossa stivali da cowboy e ha una lunga barba che si addice al suo ruolo di capitano nelle rievocazioni storiche. Preferisce il termine “contea costituzionale” piuttosto di “santuario”, perché ritiene che i padri fondatori intendessero concedere alla popolazione diritti assoluti sulle armi da fuoco, in perpetuo. “Gli occhi di tutto il Paese sono puntati sulla Virginia: l’America guarda quello che facciamo, come ci comportiamo”.

Alla prima riunione del movimento, in un freddo martedì mattina di dicembre, sono arrivate così tante persone che la sala da 180 posti non riusciva a contenere tutti. “Sono stato nel consiglio comunale per 38 anni e questa è la folla più grande che abbia mai visto - ha commentato poco dopo il vicepresidente Bill Chase – ed è la questione più scottante che abbia mai visto in tutti i miei anni in politica”.

Molti alla riunione indossavano adesivi arancioni con la scritta “Le pistole salvano vite umane”, che stanno diventando familiari in alcune parti della Virginia. Chase ha introdotto la riunione invitando a parlare Scott Jenkins, sceriffo della contea di Culpeper: “Ritengo folle l’idea di limitare la proprietà delle armi, perché non è stato il secondo emendamento a dare i diritti sulle armi ai cittadini, ma Dio in persona”. Jenkins ha anche fatto un annuncio inaspettato: concedere a chiunque lo voglia gli stessi privilegi di un vice sceriffo per ignorare le nuove leggi sulle armi. “La Virginia ha già molte leggi che non vengono rispettate: ne abbiamo contro lo sputo su una superficie pubblica, ma non ricordo che un ufficiale le abbia applicate”.

Alla riunione serale, altrettanto affollata, Uzziah Harris, un giovane uomo di colore vestito in modo elegante, ha chiesto la parola per ricordare che “Il contesto del Secondo Emendamento era chiaro: permettere di tenere e portare armi per mantenere una milizia in tempi di guerra. Non ha mai dichiarato o specificato quanti o quali tipi di armi da fuoco e non ha mai parlato di mancanza di restrizioni a prescindere dalle capacità mentali o emotive. Attualmente non c’è un'emergenza nazionale, ma ci sono dei limiti che possono e devono essere posti nel possesso di armi: vanno fatti controlli per assicurarci che le persone abbiano la capacità mentale di possedere armi. La caccia è una cosa, la protezione delle vostre famiglie è un’altra: ma questa mole di armi e proiettili quanto è utile alla caccia e quanto è necessario per la protezione delle vostre famiglie?”.

In Pennsylvania, il “Gun Owners of America” sta cercando di approvare ordinanze invece di risoluzioni, perché hanno maggiore forza legale. La prima è passata la settimana scorsa a Buffalo Township, Union County: stabilisce che “nessun funzionario comunale deve partecipare in alcun modo all'applicazione di qualsiasi atto illegale, come definito nel presente documento, riguardante le armi da fuoco”. Poco dopo, si chiarisce la definizione di atto illegale: “qualsiasi legge federale o statale che limiti il diritto costituzionale di un individuo di possedere e portare armi da fuoco”.

Nel corso di un’altra riunione, un mese dopo la risoluzione del secondo emendamento, a Culpeper ancora una voltasi è levata una sola voce contraria: quella di Rich e Jacki Kaiser, una coppia locale che vive in una grande casa bianca coperta di glicini. Rich è parzialmente sordo, conseguenza della vicinanza ai cannoni di artiglieria pesante in Vietnam. A differenza di molti di quelli che brandiscono gli AR-15, lui ha visto da vicino quello che i proiettili di fucile ad alta potenza fanno ai corpi umani: “Essere in Vietnam mi ha fatto capire di cosa sono capaci questi fucili. Sapevo, quando sono tornato negli Stati Uniti, che qui non c’era bisogno di armi: siamo a casa nostra, al sicuro. Sono a favore delle restrizioni, come di tutto quello che salva la vita a qualcuno: ho visto troppi morti per non esserlo”.

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