25 giugno 1678, la laurea si fa donna

| Esattamente 341 anni fa si laureava la prima donna al mondo, in filosofia all’università di Padova. Ottenne questo risultato grazie al ricco e nobile padre che l’appoggiò contro il mondo accademico e clericale assolutamente contrari

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Di Marco Belletti
Sabato 25 giugno 1678 Elena Lucrezia Cornaro Piscopia – in qualche documento indicata anche come Elena Lucrezia Corner – aveva da poco compiuto 32 anni, essendo nata il 5 giugno 1646 a Venezia. Quel giorno di fine giugno la donna, pur senza esserne conscia, stava scrivendo una pagina della Storia, in quanto sostenne la sua dissertazione accademica laureandosi in filosofia e fu così accolta nel collegio dei medici e dei filosofi dell’università di Padova: è stata la prima donna al mondo a ottenere un dottorato.

Raccontata così la storia (questa volta con la “s” minuscola) di Elena sembra una bella favola aneddotica da inserire nei libri, e invece la donna per ottenere la laurea dovette combattere duramente contro una società fortemente maschilista e un apparato universitario in mano alla Chiesa.

Figlia di un nobile della repubblica di Venezia che fece tutto il possibile per fornirle un’educazione completa, Elena a 19 anni fu comunque costretta a prendere i voti come oblata benedettina per poter proseguire gli studi. 

A soli 23 anni fu accolta da alcune delle principali accademie dell’epoca, ormai apprezzata e conosciuta dagli studiosi. Il padre chiese pertanto che potesse iscriversi alla facoltà di teologia all’università di Padova ma il cardinale della città, Gregorio Barbarigo, si oppose duramente affermando che era “uno sproposito che una donna potesse diventare dottore”. Del resto il rapporto della famiglia Cornaro con la Chiesa non era tra i più semplici. Elena fu la quinta dei sette figli di Giovan Battista e di Zanetta Boni. L’uomo era un patrizio e la donna aveva umili origini ma ebbero una solida relazione durante la quale nacquero tutti i figli, sempre legittimati alla nascita nonostante la cosa fosse osteggiata dalla chiesa. La coppia si sposò soltanto nel 1654 e a causa delle origini della madre, i due maschi Francesco e Girolamo non poterono essere iscritti nel libro d’oro della nobiltà veneziana fino al 1664, quando il padre ottenne l’autorizzazione dopo aver versato la considerevole cifra di 105 mila ducati.

Da oblata la ragazza, pur osservando la regola dell’ordine benedettino, evitò la reclusione monastica e continuò i propri studi: furono professori rinomati e pagati dal padre che le insegnarono greco, latino, scienze, filosofia, ebraico, spagnolo e teologia.

Elena Cornaro fu accolta nel 1669 nell’accademia dei Ricoverati di Padova e in seguito nelle accademie degli Infecondi di Roma, degli Intronati di Siena, degli Erranti di Brescia e in quelle dei Dodonei e dei Pacifici di Venezia. La sua fama varcò le Alpi, tanto che fu consultata per risolvere problemi di geometria o per confrontarsi con eruditi di varie nazioni, che rimasero sempre ammirati dalla profonda cultura della donna.

Forte dell’entusiasmo che generava sua figlia – e dopo che Elena sostenne una dissertazione a Venezia in una disputa di filosofia in greco e latino – il padre richiese per lei la laurea in teologia, ma Barbarigo si oppose e la sua autorizzazione, in qualità di cancelliere dell’università, era vincolante. Il vescovo di Padova non solo affermò ma scrisse anche che fosse “uno sproposito dottorar una donna, un renderci ridicoli a tutto il mondo”. Ancora una volta furono i buoni uffici del nobile padre di Elena – e probabilmente l’apertura del suo gonfio portafogli – a riuscire a raggiungere un compromesso, permettendole di laurearsi in filosofia, benché senza nessuna possibilità (essendo donna) di esercitare l’insegnamento.

Elena Cornaro proseguì per il resto della vita a studiare anche se il fisico, minato dalle prove ascetiche cui si sottoponeva e dall’impegno senza riposo sui testi, la abbandonò ben presto: morì il 26 luglio 1684 a 38 anni e fu sepolta nella basilica di Santa Giustina a Padova. I medici dichiararono che a ucciderla fu una cancrena (necrosi dei tessuti provocata dalla mancanza di sufficiente apporto sanguigno) che probabilmente fu provocata dal diabete o da una malattia occlusiva delle arterie.

La donna lasciò disposizione che tutti i suoi manoscritti fossero distrutti: si trattava di discorsi di argomento morale e religioso e di alcune poesie che invece furono salvate e pubblicate postume.

La laurea di Elena non ebbe alcun effetto nell’accelerare la parità del diritto allo studio per le donne, tanto che la seconda donna laureata in Italia risale e ben 50 anni più tardi della Cornaro, quando fu Laura Bassi a essere proclamata fisica a Bologna.

In realtà sono differenti le versioni sulla prima donna laureata al mondo, perché se alcune fonti sono certe della “primogenitura” di Elena Cornaro, alcune altre propongono alternative. Per esempio, alcuni testi affermano che la prima non solo a laurearsi ma anche a insegnare giurisprudenza all’università di Bologna fu nel Duecento Bettisia Gozzadini, laureata in diritto canonico. Altri scritti citano invece Costanza Calenda, dottore in medicina a Napoli nel 1422 quasi sicuramente la prima donna chirurgo del pianeta. Infine, di questo elenco fa parte anche Isabella Losa, dottoressa in teologia a Cordova e poi badessa in Piemonte nel XVI secolo.

A Elena Cornaro è stato dedicato nel 1994 un cratere su Venere, per le sua capacità di matematica ed educatrice. Ha un diametro di 26 chilometri, è situato a pochi gradi a nord dell’equatore del pianeta e si chiama “Piscopia”.

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