Era solo un muro di mattoni e cemento…

| È il 9 novembre 1989 quando inizia a essere abbattuto il muro più famoso del mondo, quello che oltre a dividere a Berlino separa due ideologie, e ha portato alla guerra fredda tra USA e URSS

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Di Marco Belletti
Certi muri sono fatti per dividere e solo quando sono finalmente abbattuti diventano simbolo di unione. Dovrebbe capirlo Donald Trump che ha fatto della costruzione del muro al confine con il Messico uno dei suoi tanti cavalli di battaglia populisti e ora che a crollare non è stata la barriera tra Texas e il territorio del Nuevo México ma lo stesso presidente, è finalmente tornato il tempo di lavorare per riunire, anziché dividere.

Il muro mai finito di Trump non è l’unico esempio del genere. È a Yalta nel febbraio 1945 che si sono poste le basi per la costruzione del muro più famoso del mondo, quando le tre grandi potenze che avrebbero presto vinto la seconda guerra mondiale (Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna) decidono la ripartizione della Germania in zone di occupazione coordinate da una commissione di controllo centrale.

Dopo la resa incondizionata del Terzo Reich l’8 maggio 1945 e la caduta del governo Dönitz il 23 maggio, le forze vincitrici prendono ufficialmente il potere in Germania: costituiscono le zone di occupazione e insediano il consiglio di controllo alleato. E dopo la conferenza di Postdam nel luglio 1945 vengono stabiliti i confini tra Polonia e Germania e deciso che tutta la popolazione tedesca presente nel territorio del Terzo Reich divenuto polacco, cecoslovacco e ungherese debba essere espulsa in Germania. Inoltre, la nuova nazione tedesca viene suddivisa in quattro zone di occupazione amministrate dalle tre potenze vincitrici a cui si aggiunge la Francia. E poiché non si giunge a un accordo sull’ammontare dei risarcimenti, salomonicamente si decide che all’interno della propria zona di occupazione ogni potenza avrebbe gestito autonomamente entità e modalità di risarcimento.

Germania est omnis divisa in partes tres…

L’Unione Sovietica inizia subito a ricostruire la sua area e siccome durante il conflitto ha pagato il prezzo più alto in vite umane e risorse economiche chiede un risarcimento altissimo: intere fabbriche sono trasferite nel territorio russo e sono richieste per anni enormi quantità di materie prime. Ma così facendo Stalin compromette per sempre nell’opinione pubblica tedesca la convinzione che i sovietici siano i bravi, i liberatori dal nazismo.

Al contrario, gli statunitensi operano in modo che la nuova Germania diventi un alleato, un’appendice degli USA in Europa da contrapporre alla potenza sovietica. Con questo obiettivo il governo di Washington inizia a inviare aiuti alla popolazione tedesca (medicinali, generi alimentari, vestiti…) facendo passare chiaramente il messaggio che gli Stati Uniti dopo essere stati nemici del Terzo Reich sono al contrario amici della Germania. In realtà neppure Truman vuole una nazione forte e unita, e per questo motivo si allea con inglesi e francesi per rafforzare la propria posizione in netta contrapposizione nei confronti della zona occupata dai sovietici.

Nascono DDR e BRD

Dal 1949 la “DDR” (Deutsche Demokratische Republik, repubblica democratica tedesca) resta così sotto l’influenza dell’Unione Sovietica e la “BRD” (Bundesrepublik Deutschland, repubblica federale della Germania) sotto quella degli Stati Uniti e dei due partner europei. Dal punto di vista economico è la Germania occidentale che negli anni Cinquanta vive il cosiddetto “Wirtschaftswunder” (il miracolo economico) riuscendo grazie agli aiuti statunitensi a tornare a essere una potenza economica mondiale. Al contrario la parte orientale fa più fatica a riprendersi per la mancanza di aiuti e la rigida struttura politica imposta dai sovietici ne rallenta lo sviluppo, spingendo centinaia di migliaia di persone a fuggire verso la Repubblica Federale Tedesca: per la maggior parte sono giovani con meno di 30 anni, laureati, operai specializzati e artigiani, che sperano di trovare all’ovest un lavoro redditizio e più libertà. Questo esodo continua lungo tutti gli anni Cinquanta e mette in ulteriore difficoltà la Germania dell’est, generando ulteriori difficoltà economiche.

Per questo motivo nelle prime ore del 13 agosto 1961 le unità armate della DDR interrompono i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziano a costruire un muro che attraversa tutta la città, separando in due la storica capitale tedesca, dividendo le famiglie, tagliando le strade tra casa e posto di lavoro, scuole o università. Il confine tra le due Germanie diventa invalicabile non solo a Berlino ma in tutta la nazione, con i soldati della DDR che ricevono l’ordine di sparare su chiunque cerchi di attraversare il confine. “Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi” affermerà anni dopo nell’imminenza dell’abbattimento del muro Erich Mielke, ministro per la sicurezza della DDR.

 

La striscia della morte

Allo stesso tempo la zona nei pressi del muro – presto chiamata “striscia della morte” – viene dotata di filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione, mine anti-uomo e meccanismi che sparano automaticamente su tutto quanto si muove.

Complessivamente il muro di calcestruzzo è lungo 106 chilometri e ha un’altezza media superiore ai 3 metri e cinquanta centimetri, i recinti fortificati sono alti 2,90 metri mentre l’altezza della doppia recinzione con filo spinato lungo il confine è di 3,2 metri. Gli altri impianti con recinti fortificati e filo spinato sono lunghi oltre 127 chilometri e le torri di osservazione al confine intorno a Berlino sono 302. La lunghezza totale del confine è di circa 1.400 chilometri. La larghezza della striscia di territorio lungo il confine al quale dall’est si può accedere solo con un permesso speciale è di 5 chilometri, quella della “striscia di sicurezza” completamente disboscata è di 500 metri, e infine quella della “striscia della morte” è di 10 metri.

Questo imponente sistema blocca le fughe dalla DDR: tra il 1949 e il 1961 sono complessivamente oltre 2 milioni e 600 mila le persone fuggite all’ovest, per una media di circa 220 mila all’anno, su una popolazione complessiva nella Germania dell’est di circa 17 milioni di persone. In questo modo la DDR tra gli anni Sessanta e Settanta vive un boom economico, diventando presto la nazione più potente tra quelle del blocco sovietico in Europa. 

Arrivano perestroika e glasnost’

Ma il mondo cambia e anche un colosso granitico – almeno all’apparenza – e pieno di certezze come l’Unione Sovietica è destinato a sgretolarsi senza più essere capace di affrontare le crescenti difficoltà economiche e politiche dei Paesi europei sotto il controllo di Mosca, la DDR in particolare. Il secondo fattore destabilizzante è la salita al potere di Mikhail Gorbachev, dal 1985 ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, sostenitore dei processi di riforma legati alla perestroika e alla glasnost’, protagonista nella catena di eventi che portano alla dissoluzione dell’URSS e alla riunificazione della Germania.

Il fatto forse decisivo che porta alla definitiva caduta del muro è la decisione di Gorbachev di concedere la libertà alle nazioni aderenti per forza al patto di Varsavia, con la promessa di evitare ogni intromissione nei loro affari interni.

I politici alla guida della DDR non accettano questo processo di rinnovamento e si oppongono a Gorbachev – al contrario per esempio dei dirigenti polacchi e ungheresi – creando di fatto una situazione intollerabile per la popolazione: a ogni notizia di riforme economiche e democratiche in arrivo da URSS e altri Paesi dell’est, aumentano resistenza e chiusura del governo della DDR. La separazione tra popolazione e classe governativa diventa presto incolmabile e sebbene la Germania est sembri in grado di reggere l’onda rivoluzionaria, un fatto non previsto ne provoca il crollo.

Oltrepassare il muro è praticamente impossibile: nei 27 anni in cui ha svolto il suo compito, sono state solo 5 mila le persone riuscite a scappare a Berlino ovest e ufficialmente quasi 250 i tedeschi dell’est uccisi nel tentativo, oltre a un incalcolabile numero di feriti. Ma grazie all’apertura verso l’Occidente delle altre nazioni dell’est europeo, nell’estate del 1989 i cittadini della DDR possono in modo relativamente semplice viaggiare vero Praga, Varsavia e Budapest e lì chiedere asilo alle ambasciate della Germania Federale per raggiungere finalmente l’altra metà della patria. E l’apertura da parte dell’Ungheria del confine con l’Austria il 10 settembre 1989 rende la fuga ancora più semplice.

Finalmente il muro viene abbattuto

Il regime della DDR intensifica i controlli repressivi di polizia, esercito e servizi segreti ma questo ultimo tentativo di salvare il regime acuisce ulteriormente i contrasti sociali e quando nel pomeriggio del 9 novembre viene annunciata una severa riforma della legge sui viaggi all’estero, i berlinesi dell’est si ribellano. Nella totale confusione di quella sera decine di migliaia di persone si recano nei pressi del muro sia dalla città orientale sia da quella occidentale e mentre non è chiaro il motivo per cui i soldati dei posti di blocco e di controllo si ritirano, le popolazioni delle due Berlino scavalcano il muro, iniziano ad abbatterlo e si riabbracciano dopo 28 anni di separazione.

Lo scrittore tedesco Peter Schneider che aveva frequentato l’università di Berlino, si chiede in quei giorni se ora che è caduto i tedeschi riusciranno a vivere senza un muro. La risposta affermativa arriva meno di un anno dopo, quando il 3 ottobre 1990 torna a esistere una sola Germania, sotto la devastante e inarrestabile spinta di chi nella Germania dell’est vuole tutto e subito, non è più disposto ad attendere anni e la riunificazione diventa per chi governa una necessità più che una opportunità.

Forse una riunificazione così frettolosa ha portato altre tensioni sociali e altre diseguaglianze, ma questa è davvero un’altra storia, perché quella del muro di Berlino si conclude con la riunificazione di un popolo.

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