Il presidente nascosto dalla moglie

| Woodrow Wilson guidò gli Stati Uniti nel difficile periodo della prima guerra mondiale, fu insignito del Nobel per la pace e diede lustro alla sua nazione. Colpito da un ictus, non lasciò la carica ma si affidò alla guida della consorte

+ Miei preferiti
Di Marco Belletti
Dopo essere stato colpito da un primo ictus il 25 settembre 1919, il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson fu colto il 2 ottobre da un secondo e ben più grave attacco, che lo rese quasi totalmente inabile. Nonostante le sue capacità non gli permettessero più di guidare la nazione, la seconda moglie di Wilson decise che la notizia non doveva essere resa pubblica e la menomazione del presidente fu nascosta fino alla fine del mandato, un anno e mezzo dopo. In seguito fu avanzata l’ipotesi che la predisposizione agli ictus del presidente Wilson derivava dal fatto che era stato colpito dall’influenza spagnola.

Edith Bolling Galt conobbe Wilson il 18 marzo 1915 a un tè alla Casa Bianca. Vedova di un gioielliere del Sud, non accettò immediatamente la corte che gli fece il presidente, vedovo a sua volta, e si fidanzò con lui solo a settembre per sposarsi il 18 dicembre 1915. Wilson divenne così il terzo presidente USA dopo John Tyler e Grover Cleveland a sposarsi mentre era in carica.

Bolling Galt affrontò la menomazione del marito con un piglio decisamente direttivo: fece credere per tutto il resto del mandato che il presidente avesse bisogno solo di riposo e che le sue condizioni di salute fossero buone. La first lady fu quindi l’unico canale di comunicazione fra il marito e il Congresso. Di conseguenza era lei a decidere quali fossero le questioni importanti da sottoporgli e quali no, e inoltre si oppose al fatto che il potere passasse al vicepresidente Thomas Riley Marshall. Per questi motivi fu in seguito definita il “presidente segreto” e il “primo presidente donna degli Stati Uniti”.

Fu proprio la disabilità del presidente Wilson che nel 1965 portò all’adozione della disposizione del XXV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, ratificata nel 1967, che stabilisce debba essere il vice presidente a esercitare le funzioni in caso di inabilità del presidente.

Il fatto incredibile nella gestione della malattia di Wilson fu che la donna riuscì per quasi un anno e mezzo a tenere lontano dal marito non solo il vice presidente, ma tutti gli altri parlamentari oltre ai politici di altre nazioni in visita alla Casa Bianca.

Quando a marzo 1921 terminò il mandato di Wilson, l’ex presidente e la moglie si trasferirono in una casa a Washington, dove l’uomo morì il 3 febbraio 1924 mentre la donna continuò a vivere in quel luogo fino alla fine del 1961, quando spirò quasi novantenne.

Wilson era nato il 28 dicembre 1856 ed è stato il 28° presidente degli Stati dal 1913 al 1921, dopo aver ricoperto la carica governatore del New Jersey. Nelle consultazioni presidenziali del 1912 il partito Democratico lo nominò a sorpresa come proprio candidato: William Taft e Theodore Roosevelt divisero il partito Repubblicano candidandosi entrambi e in questo modo permisero a Wilson di insediarsi alla Casa Bianca. Fu lui che condusse gli Stati Uniti in guerra, quel primo conflitto mondiale che avrebbe segnato la storia dell’umanità. Alcuni storici scrissero di lui che non era “tagliato” per gestire una guerra, in quanto non ne sapeva nulla e non era nelle sue corde. Anzi, entrare in un conflitto per dare via a un vero massacro non gli interessava e addirittura lo terrorizzava. Sembra che quando fu di fatto costretto a dichiarare guerra non sia riuscito ad adattarsi al nuovo modo di comportarsi di un presidente che doveva agire diversamente rispetto a come faceva in tempo di pace.

In ogni caso ha guidato la più potente nazione dell’epoca in un momento storico turbolento e cruciale, sia durante il conflitto sia nell’immediato dopoguerra, interpretando un ruolo da protagonista alla conferenza di pace di Parigi nella quale gli Stati Uniti ricoprirono una posizione dominante da un punto di vista economico e militare a livello mondiale. Wilson fu pertanto il primo presidente statunitense a potersi fregiare del titolo di leader della più grande potenza mondiale.

Obiettivo principale di Wilson alla conferenza nella capitale francese fu dare vita alla Società delle Nazioni, che considerava la “chiave di volta dell'intero programma”. Diresse il comitato che preparò il patto della Società delle Nazioni che vincolava i Paesi i membri a rispettare la libertà di religione, a trattare le minoranze razziali in modo equo e a risolvere pacificamente le controversie.

Forse fu anche per questo motivo che gli fu assegnato nel 1919 il premio Nobel per la pace.

Secondo alcuni storici, tuttavia, la sua figura fu piuttosto ambigua: se da un lato era il principale promotore di una nuova stabilità mondiale e soprattutto europea – che in realtà non si realizzò mai tanto che si arrivò comunque allo scoppio della seconda guerra mondiale – d’altra parte è ricordato per il suo atteggiamento favorevole alla segregazione razziale e a una politica di imposizione dell’imperialismo statunitense sulle nazioni più deboli di Centro e Sudamerica come Messico, Nicaragua, Haiti, Panama, Cuba e Repubblica Dominicana: nazioni dove l’esercito degli Stati Uniti si rese complice di numerosi massacri.

Nonostante ciò, gli storici sono concordi nel considerare Wilson uno dei migliori presidenti degli Stati Uniti in quanto più di chi lo aveva preceduto si mosse per creare un forte governo federale in grado di proteggere i cittadini contro il potere delle corporazioni, tanto da essere considerato una delle figure chiave nel creare il moderno liberalismo americano, influenzando futuri presidenti come Franklin D. Roosevelt e Lyndon Johnson.

Solo il New Deal fu paragonabile alle conquiste della presidenza di Wilson: la Federal Reserve, la Federal Trade Commission, l’imposta sul reddito, le leggi sul lavoro continuarono a influenzare gli Stati Uniti per quasi un secolo. E la politica estera idealistica del presidente – che fu definita wilsonismo – influenzò lo sviluppo delle Nazioni Unite.

Una delle poche voci fuori dal coro nel giudicare Wilson fu Sigmund Freud che, in uno studio psicologico sul presidente, affermò – in modo piuttosto controverso – che si trattava di un politico inesperto, un americano ingenuo le cui idee di gestione di una nazione erano guidate dal fanatismo religioso.

Storia
I troppi misteri dell’11 settembre
I troppi misteri dell’11 settembre
Un argomento ghiotto come gli attentati al World Trade Center non può certo sfuggire a chi crede nelle cospirazioni: dalle bombe nei grattacieli alle cabale sataniche sui numeri 9 e 11. Senza dimenticare il solito Nostradamus
Le due facce del movimento hippy
Le due facce del movimento hippy
Da un lato la “family” di Manson che sfruttò l’ingenuità dei giovani nel dare vita a una comune, dall’altro l’entusiasmo di centinaia di migliaia di ragazzi che alla quattro giorni di Woodstock credettero di poter cambiare il mondo
La Luna ha 50 anni
La Luna ha 50 anni
Mezzo secolo fa, Neil Armstrong e Buzz Aldrin camminavano sul satellite più amato e temuto. Un traguardo enorme, pazzesco e inimmaginabile dell’intelligenza umana, che ancora oggi qualcuno ritiene una bufala storica
25 giugno 1678, la laurea si fa donna
25 giugno 1678, la laurea si fa donna
Esattamente 341 anni fa si laureava la prima donna al mondo, in filosofia all’università di Padova. Ottenne questo risultato grazie al ricco e nobile padre che l’appoggiò contro il mondo accademico e clericale assolutamente contrari
Pace eterna per le cavie umane del doktor Stieve
Pace eterna per le cavie umane del doktor Stieve
Attraverso l'esame di piccoli frammenti di tessuto prelevati dai cadaveri di donne assassinate dai nazisti, è stato possibile dare un nome a persone usate come cavie. Commovente cerimonia a Berlino
Brest, 750 corpi di ebrei nelle fosse comuni
Brest, 750 corpi di ebrei nelle fosse comuni
I resti umani di bambini, donne e anziani erano stati sepolti dopo le esecuzioni di massa in grandi fosse comuni scoperte in Bielorussia. Li uccisero le Ss tedesche anche con l'aiuto di collaborazionisti locali tra il '40 e il '42
Morto Loinger, il partigiano di Exodus
Morto Loinger, il partigiano di Exodus
Aveva 108 anni, con lui altri partigiani italiani ed europei aiutarono l'esodo dei profughi ebrei sopravvissuti alla Shoah in Palestina su navi mercantili partite anche dai porti di Marsiglia, Nizza, Savona e Genova
Il conte di Moriana morì avvelenato?
Il conte di Moriana morì avvelenato?
Dopo 200 anni i medici legali effettueranno l'analisi del capello per individuare eventuali tracce di veleno. L'esame dei resti ritrovati nel Duomo di Sassari
Lucusta, la killer dell’impero romano
Lucusta, la killer dell’impero romano
Arrivata giovane dalla Gallia dove aveva imparato dai sacerdoti druidi le proprietà delle erbe, nella Roma del I secolo dopo Cristo uccise con il veleno decine di persone. Nerone e sua madre Agrippina furono i suoi migliori clienti
Donne di carattere, tra Medioevo e Rinascimento
Donne di carattere, tra Medioevo e Rinascimento
Chiara, Iolanda, Margherita, Anna Maria e Carlotta hanno in comune tra loro l’11 agosto e in periodi difficili per il sesso femminile hanno dimostrato di avere coraggio per difendere (anche davanti ai potenti) interessi, figli, idee