Il sogno di Atlantropa

| Nel 1927 l’architetto-filosofo Herman Soergel propose di chiudere lo stretto di Gibilterra per creare nuove terre, emerse dal Mediterraneo. Un’utopia mai realizzata che secondo l'ideatore avrebbe unito i destini di due continenti

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di Marco Belletti

In un’epoca in cui sono sempre di più le persone che considerano il Mediterraneo un valido confine e che lo trasformano in una sorta di profondo separatore tra la nostra “civiltà” occidentale e quella di altri popoli in fuga da guerre e carestie, è interessante riscoprire un progetto che a partire dagli anni Venti del ventesimo secolo si poneva l’obiettivo di unire le terre al nord e al sud del mare tra Europa, Africa e Asia.

In realtà gli antichi romani chiamavano il Mediterraneo mare Nostrum e intorno alle sue sponde avevano creato uno degli imperi più importanti del mondo antico e – soprattutto – uno dei meno razzisti, ovviamente secondo i canoni dell’epoca. Le discriminazioni dei Romani non riguardarono mai tratti somatici o colore della pelle di altre genti: in linea di massima solo all’inizio della loro storia cercavano di correggere usi, costumi e valori diversi da quelli da loro incarnati. Queste discriminazioni decaddero rapidamente con la “romanizzazione” dei popoli vinti e nel 212 dopo Cristo furono completamente annullate dalla “Constitutio Antoniniana” con cui l’imperatore Caracalla concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero, schiavi esclusi.

In tempi ben più recenti un’unica persona, poco meno di cent’anni fa, cercò in tutti i modi di far comprendere la necessità di unire l’Africa all’Europa per creare un unico grande continente che chiamò Atlantropa.

Herman Sörgel nacque nella Germania guidata dal cancelliere Bismarck il 2 aprile 1885 e fu un architetto legato al movimento espressionista (Bauhaus) e un filosofo che si occupò di teoria spaziale e questioni geopolitiche.

Atlantropa (a volte chiamata anche Panropa) fu un suo progetto elaborato nel 1927 in piena crisi economica della repubblica di Weimar: la sua idea era di costruire una serie di dighe con centrali idroelettriche integrate sullo stretto di Gibilterra per abbassare il livello del mar Mediterraneo occidentale di 100 metri, di 200 quello orientale. Il progetto avrebbe creato nuovi spazi per la popolazione e l’agricoltura, avrebbe generato energia in abbondanza, eliminando definitivamente guerre e povertà, dando inizio a un lungo periodo di armonia e pace tra i popoli. Un programma presuntuoso e decisamente megalomane che Sörgel stimò richiedesse 150 anni di lavoro, al termine dei quali Europa e Africa sarebbero diventate un unico continente risolvendo tutti i problemi del tempo. 

Convinto europeista, Sörgel era stato molto colpito dai troppi morti della Prima Guerra Mondiale, e da allora decise che la sua attività avrebbe dovuto contribuire a scongiurare il ripetersi di tali drammi, anche grazie al fatto che secondo lui tutte le nazioni si sarebbero coordinate in un unico grande progetto collettivo. Pubblicò la sua idea alla fine degli anni Venti del secolo scorso, quando la fiducia nel progresso post-bellico aveva ormai lasciato spazio alla depressione economica e sociale in arrivo. Si trattava del più mastodontico progetto del genere mai ideato. Secondo i calcoli di Sörgel, una volta bloccato lo stretto di Gibilterra (oltre ad altre opere minori per il canale di Suez e i Dardanelli) sarebbero stati necessari circa 60 anni per un abbassamento complessivo delle acque di circa 150 metri in media. In questo modo, oltre 600 mila chilometri quadrati di terre emerse – due volte la superficie dell’Italia – sarebbero state a disposizione di agricoltura e nuovi insediamenti. 

L’architetto tedesco pensò a tutto. La laguna di Venezia sarebbe stata preservata grazie a un sistema di canalizzazioni che avrebbe portato l’acqua dal mar Ionio attraverso l’Adriatico diventato pianura. Tutte le città costiere sarebbero state ripensate e riurbanizzate con nuove funzionalità. Le nuove terre emerse sarebbero state rese coltivabili con un processo di desalinizzazione e messe a disposizione di coloni agricoltori provenienti dalle aree più depresse d’Europa. Una ferrovia avrebbe collegato Berlino a Città del Capo e una fitta rete terrestre di trasporti tra Tunisia e Sicilia avrebbe posto l’Italia al centro di tutti gli scambi commerciali di Atlantropa.

Inoltre, il sistema di dighe sullo stretto di Gibilterra avrebbe funzionato come una serie di centrali idroelettriche in grado di produrre (secondo la valutazione di Sörgel) oltre 110 mila Megawatt di energia in un anno, che oggi permetterebbe di soddisfare circa un terzo del fabbisogno elettrico europeo.

Architetti, ingegneri e politici dell’epoca presero molto sul serio l’ipotesi di Atlantropa e discussero i benefici che avrebbe potuto portare senza tenere troppo in considerazione i punti deboli del progetto (maremoti, rotture delle dighe, impatto ambientale…) ma non si giunse a un reale punto di partenza e pochi anni dopo Sörgel fu messo al bando e costretto a non parlarne dal Nazismo, il quale aveva ben pochi interessi che l’ombelico commerciale del mondo diventasse il sud dell’Europa e che l’Africa fosse più vicina alla grande Germania del terzo Reich. Il secondo conflitto mondiale fece dimenticare completamente l’idea e nonostante nel dopoguerra l’ostinato architetto fosse tornato a cercare appoggi e finanziamenti – addirittura fondando l’Istituto Atlantropa che organizzava dibattiti e conferenze per discutere e diffondere il progetto – con l’Europa completamente distrutta e la Germania annientata l’idea di Sörgel fu definitivamente abbandonata e ricordata solo da qualche nostalgico.

Se realizzato, il progetto del visionario architetto avrebbe sicuramente avuto pesanti ripercussioni a livello geografico e ambientale: il piano originale prevedeva di abitare e coltivare le terre liberate dall’acqua senza considerare che sarebbe emerso solo uno sterminato deserto di sale disseminato di pesci morti. Invece, nel poco Mediterraneo che sarebbe rimasto la salinità sarebbe così aumentata da trasformarlo in un lago salato e senza vita, come il mar Morto. Probabilmente, la chiusura dello stretto di Gibilterra e il conseguente mancato afflusso d’acqua dall’oceano Atlantico al Mediterraneo avrebbe causato sensibili variazioni nel flusso della corrente del Golfo con conseguenti pesanti variazioni climatiche in buona parte del globo terrestre.

Tutto terminò il 25 dicembre 1952, quando sotto il cancellierato di Konrad Adenauer, mentre si recava in bicicletta all’università di Monaco dove insegnava architettura, il 67enne Herman Sörgel fu investito da un’auto pirata in una strada rettilinea. Morì alcune ore dopo, senza mai aver perso la volontà di realizzare il suo sogno visto che soltanto alcuni giorni prima aveva tenuto un’ultima conferenza su Atlantropa.

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