In viaggio verso il killer

| Lincoln e Gräf & Stift sono automobili poco conosciute, eppure vere protagoniste di due momenti emblematici del Novecento

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Chi fa la storia? I grandi eroi e le grandi eroine che dedicano la loro vita a un ideale o le grandi e anonime masse che si nutrono di miti altrui e di luce riflessa? Sono i Garibaldi e le Giovanna d’Arco, o sono gli ignoti personaggi ritratti da Pelizza da Volpedo nel suo “Quarto stato”? È più importante il comandante che guida in battaglia il suo esercito - e che fa la Storia con la “S” maiuscola - o i combattenti che lo seguono, protagonisti della storia di ogni giorno fatta di migliaia di battaglie? Non esiste una sola risposta, naturalmente, e una domanda del genere può essere declinata in molti ambiti. Nello sport, ad esempio: sono più importanti i fuoriclasse che segnano grappoli di goal o i mediani alle loro spalle? Nella Formula 1, conta di più il pilota velocissimo o il team che studia la miglior strategia?

Auto nella storia

Restiamo nel mondo dell’automobilismo, parlando proprio delle auto che in un qualche modo hanno fatto o vissuto la storia. Come per gli esempi fatti prima, esistono marchi che hanno fatto la storia dell’automobile e sono conosciuti in tutto il mondo: è famoso l’aneddoto di Henry Ford che si levava il cappello al passaggio di un’Alfa Romeo. Altre marche sono invece esistite per qualche anno, magari di sfolgorante carriera, per poi finire nel dimenticatoio, tanto che oggi quasi nessuno se le ricorda. Per esempio, le “Hispano Suiza” spagnole, vetture lussuosissime prodotte tra il 1904 e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, acquistate dalle famiglie reali europee e auto simbolo dei ruggenti anni Venti. La “De Lorean”, invece, ha vissuto un momento di gloria negli anni Ottanta quando fu protagonista della serie cinematografica “Ritorno al futuro”. Ma se chiedessimo a un Millennial se conosce anche solo un modello “Hispano Suiza” o “De Lorean”, difficilmente avremmo una risposta affermativa.

Esiste poi una terza categoria, quella dei “brand” che - pur non essendo famosi - hanno di fatto “vissuto la storia” perché presenti in momenti importanti e tendenzialmente drammatici. Ma come per i manifestanti nel quadro di Pelizza da Volpedo restano sullo sfondo, senza alcun ruolo da protagonista.

Il Presidente sulla convertibile

Quando fu ucciso a Dallas il 22 novembre 1963, il presidente John Kennedy viaggiava su una “Continental SS-100-X” della Lincoln, marchio di lusso della Ford, un po’ quello che sono oggi l’Audi per Volkswagen o la Maserati per il gruppo FCA.

La Lincoln presidenziale oltre a essere stata testimone inconsapevole di un evento di risonanza mondiale, è stata anche protagonista di un piccolo mistero, venuto alla luce dopo l’attentato. Infatti, le analisi ufficiali svolte dall’FBI misero in evidenza, dagli impatti delle pallottole sull’auto, che i colpi sparati non avrebbero potuto raggiungere il veicolo con quella angolazione se fossero partiti dal “Texas School Book Depository”, da dove si supponeva che Lee Harvey Oswald avesse fatto fuoco.

La Lincoln Continental voluta da Kennedy come auto presidenziale fu chiamata dalla sua security “SS 100-X”. Era una vera limousine con qualche “optional” decisamente originale che la differenziava parecchio dalla versione venduta al pubblico, che in un certo senso risollevò le sorti della Ford dopo un periodo di crisi. Kennedy insisteva molto sulla sua visibilità tra la folla, quindi l’auto fu pensata per permettere al Presidente di essere sempre molto in vista. In primo luogo era una “convertibile” (una spider o cabrio, come in Europa chiamiamo le vetture senza padiglione) e aveva il passo allungato di oltre un metro, che la rendeva una vera carrozza da parata. Il divano su cui sedeva la coppia presidenziale poteva alzarsi di circa 30 centimetri grazie a un martinetto idraulico. In caso di pioggia era disponibile un tetto in plexiglass, chiamato “bubbletop”, che permetteva comunque di vedere gli occupanti e che tuttavia Kennedy utilizzò solo in casi estremi, preferendo sempre la vettura scoperta. Non erano previste blindature, cristalli antiproiettile o agenti seduti sulle fiancate che coprissero la visione del Presidente ai suoi eventuali attentatori.

La limousine la divenne scena del crimine ma, ben presto dissequestrata, tornò nelle officine della Casa Bianca. Come prima cosa fu sostituito il parabrezza che ufficialmente presentava solo una scheggiatura, anche se qualcuno poi si lasciò sfuggire che si trattava di un foro passante. Nessuno ha mai più saputo dove sia finito il parabrezza originale. Una volta pulita e disinfettata, la Lincoln Continental SS 100-X fu rispedita a Detroit in casa Ford, dove fu completamente smontata e riallestita con capote, vetri anti-proiettile e nuovi interni: l’operazione costò ai contribuenti statunitensi la modica cifra di mezzo milione di dollari. Il colore blu oltremare scelto da Kennedy divenne un più sobrio nero e dopo aver trasportato altri cinque presidenti l’auto è stata messa in pensione ed attualmente è esposta al “Ford Museum” di Dearborn, in Michigan.

Tre fratelli innovatori

Se è poco conosciuta la Lincoln su cui il presidente Kennedy fu ucciso, sicuramente lo è ancor di meno la “28/32 PS Double Phaeton” della Gräf & Stift.

La Gräf & Stift era una casa automobilistica austriaca fondata nel 1902 come “Gräf” da tre fratelli appassionati di meccanica (Franz, Heinrich e Karl) che la chiamarono - come spesso accadeva in quell’epoca - con il loro cognome. I tre fratelli andrebbero ricordati perché nel 1897 realizzarono un innovativo prototipo di vettura a quattro posti con un motore monocilindrico (della De Dion-Bouton, altro costruttore svanito nel nulla…) sistemato di fronte al cruscotto e collegato alle ruote anteriori: la prima auto della storia con trazione anteriore.

Il prototipo non fu mai trasformato in produzione di serie poiché troppo complesso, ma affascinò Wilhelm Stift, che era proprietario di un’altra casa automobilistica chiamata con un nome latino, la “Celeritas”. Stift entrò in società con i tre fratelli austriaci e nacque la Gräf & Stift: i quattro soci austriaci iniziarono con molto acume a produrre vetture lussuose destinate all’aristocrazia dell’epoca, che dimostrò di apprezzarle molto.

Il casus belli di Sarajevo

Tra le vetture di lusso c’era a listino anche la “28/32 PS Double Phaeton” che il 28 giugno 1914 partecipò all’evento più emblematico del Novecento: l’attentato all’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando d’Asburgo, ‘casus belli’ che fece scoppiare la prima guerra mondiale.

Come per l’omicidio di Kennedy, anche in questo caso i fatti sono molto noti. Francesco Ferdinando e la moglie Sofia erano a bordo della Gräf & Stift 28/32 PS Double Phaeton, la terza auto di una colonna di sette vetture, che sfilava lungo le vie di Sarajevo. I due nobili subirono un primo attentato verso le 10,15. Il nazionalista serbo-bosniaco Nedeljko Čabrinović (uno dei sette attentatori che avevano programmato l’omicidio) lanciò una bomba contro l’auto di Francesco Ferdinando, ma la mancò e distrusse la vettura che la seguiva, ferendo gli occupanti e diverse persone tra il pubblico.

A quel punto il corteo fuggì a tutta velocità verso il municipio e la folla si dissolse. L’arciduca, probabilmente alterato e spaventato per quanto accaduto, decise di interrompere il cerimoniale e di recarsi in ospedale per visitare i feriti dell’attentato, sempre a bordo della Gräf & Stift. E fu allora che entrò in scena il destino, sotto forma della pistola del ventenne Gavrilo Princip, un altro del gruppo di attentatori. A causa di un errore nella scelta della strada dell’autista dell’arciduca, Princip - mentre già si allontanava dalla manifestazione deluso per non avere potuto attentare alla vita del sovrano - si trovò per caso di fronte la Gräf & Stift di Francesco Ferdinando e lo uccise insieme alla moglie. L'arciduca fu colpito al collo, mentre Sofia fu ferita allo stomaco, entrambi morirono poche ore dopo.

La polizia riuscì ad arrestare soltanto Gavrilo Princip e l’amico Nedeljko Čabrinović, gli altri attentatori si dileguarono confondendosi tra la folla. Princip tentò di suicidarsi due volte, la prima ingerendo cianuro, la seconda sparandosi. Fallì in entrambi i casi. Troppo giovane per poter essere messo a morte, venne condannato a vent’anni di prigione, ma recluso in pessime condizioni nel carcere di Terzín, morì a 23 anni prima che terminasse il conflitto mondiale che aveva contribuito a scatenare. Anche Čabrinović era minorenne e, nonostante non fosse stato l’esecutore del delitto, fu condannato a 15 anni di carcere: morì nel 1916 di tubercolosi.

Semplici coincidenze?

In rete è abbastanza semplice trovare - soprattutto nei siti in lingua inglese - l’elenco di alcune coincidenze legate ai Presidenti americani Abraham Lincoln e John F. Kennedy. Si inizia con il fatto che la carrozza di Lincoln fosse di marca Kennedy e l’auto Kennedy di marca Lincoln, per proseguire con altre coincidenze strane e davvero numerose: Lincoln fu nominato al Congresso nel 1846 ed eletto presidente nel 1860, Kennedy esattamente 100 anni dopo, nel 1946 e nel 1960. Entrambi erano particolarmente attenti ai diritti civili, le loro mogli persero un figlio mentre erano First Lady e tutti due furono uccisi di venerdì, colpiti alla testa. I loro assassini erano entrambi provenienti dal sud degli Stati Uniti, così come i loro successori alla Casa Bianca, che tra l’altro si chiamavano Johnson: Andrew Johnson nacque nel 1808, Lyndon Johnson nel 1908. John Wilkes Booth, l’assassino di Lincoln, nacque nel 1839, Lee Harvey Oswald cento anni dopo, nel 1939. Booth scappò dal teatro dove uccise Lincoln e fu catturato in un deposito, Oswald invece sparò da un deposito e fu arrestato in un teatro, e nessuno dei due sopravvisse tanto a lungo da essere processato, assassinati a loro volta. Infine, i cognomi Lincoln e Kennedy sono composti entrambi da sette lettere mentre i nomi completi dei loro assassini da quindici.

Jack Ruby - l’assassino di Oswald - morì di embolia polmonare al Parkland Memorial Hospital dove prima di lui era deceduto lo stesso Oswald, e dove Kennedy era stato dichiarato morto.

Invece, a proposito della colonna di auto che sfilava lungo le vie di Sarajevo, le cronache del tempo riportano anche la partecipazione sulla quinta vettura di un tal Adolf Egger, indicato come direttore dello stabilimento Fiat di Vienna. Non si capisce a che titolo Egger facesse parte del corteo e non si sa neppure se la vettura su cui viaggiava fosse una semplice Fiat Tipo Zero o la più lussuosa Fiat Tipo 3 TER. Domande destinate a rimanere per sempre senza risposta.

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