La donna è tonda

| Tre artisti (un pittore, uno scultore e un illustratore) vissuti in epoche completamente diverse hanno in comune il 30 maggio e lo stile con cui hanno rappresentato le forme femminili, con rotondità in vista e molta voluttuosità

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di Marco Belletti

Da sempre la donna è fonte di ispirazione per gli artisti. Scultori, pittori, poeti, scrittori l’hanno cesellata, ritratta, cantata e narrata fin dall’antichità, spesso con ruoli da protagonista, sebbene nella vita quotidiana il ruolo femminile sia sempre stato relegato al procreare e al gestire i cosiddetti affari domestici.

Per esempio, sono numerose le statuette di Inanna e Ishtar (rispettivamente le dee madri dei Sumeri e dei Babilonesi, oltre che divinità di amore e fertilità) ritrovate negli scavi in Mesopotamia. Nel tempo, alle dee - che sono pur sempre rimaste in prima fila nell’immaginario degli artisti, basti pensare alle immagini e alle storie dedicate ad Afrodite, Venere, Aine, Xochiquetzal, Turan, Bastet… - si sono aggiunte semidee (per restare nella mitologia greca: Nereidi, naiadi, Muse, ninfe, Pleiadi) ed eroine, come Mérope.

Nei secoli, con l’affinarsi delle tecniche e il mutare di cultura e gusti, le figure femminili sono molto cambiate: dalle dee sumeriche con i larghi fianchi e i seni cadenti, passando attraverso alle rappresentazioni greche di donne “rotonde” e con estrema varietà di pose (dalla sensuale Afrodite all’atletica Artemide, alla matronale Era) e di esibizioni di parti nude del corpo, attraverso un medioevo in cui era consentita solo l’esposizione di un casto seno allattante, si è arrivati all’arte dei giorni nostri, in cui ogni strada è percorribile: da un lato l’astrattismo in cui si perde la necessità di riprodurre esattamente le forme delle donne, dall’altro l’iperrealismo in cui al contrario ogni parte è definita nei minimi dettagli.

Non è ovviamente possibile descrivere in modo appropriato il cambiamento della figura femminile nell’arte in poche righe: appare comunque evidente anche a chi non ha un conoscenza specifica che i canoni della bellezza sono radicalmente cambiati, e continuano a farlo. Nell’antichità, la “grassezza” era sinonimo di fecondità (aspetto molto positivo) e quindi la donna era rappresentata con forme abbondanti e morbide. Negli anni questa necessità è venuta via via sempre meno, tranne in alcuni casi di artisti che hanno interpretato a modo loro la figura femminile, in controtendenza rispetto ai gusti delle loro epoche.

Formosità fiamminga

Il 30 maggio 1640 moriva ad Anversa il pittore fiammingo Pieter Paul Rubens - da alcuni critici considerato il precursore del barocco - vero protagonista dell’arte della prima metà del Seicento. Di questo artista sono rimaste numerose opere molto diverse per i temi trattati, in cui mescolava la sensualità delle donne a temi religiosi e storici. La sua fama è indissolubilmente legata ai ritratti femminili: anche attraverso una particolare illuminazione delle sue tele e l’uso molto personale dei colori, Rubens celebrava la formosità e la maestosità del corpo femminile, reinterpretando i canoni della bellezza classica. Il pittore fiammingo nei suoi dipinti esaltava la pienezza del ventre e delle braccia delle sue protagoniste, sia che fosse Dalila nuda e semisdraiata o Susanna vista di schiena, sia che fossero le tre Grazie o le donne protagoniste assolute (ognuna “inquadrata” da diverse angolazioni) del grande dipinto “La scoperta di Erittonio fanciullo”.

Dinamismo ucraino

Un altro artista che interpretò le donne in maniera più voluttuosa rispetto agli stili del suo periodo fu lo scultore/pittore ucraino Oleksandr Porfyrovyč Archypenko, nato a Kiev il 30 maggio 1887. Poco più che ventenne si trasferì a Parigi, dove fu influenzato da Picasso e Léger e realizzò alcune opere in cui esuberanti e rotonde forme femminili erano ritratte in modo dinamico, in un’alternanza di spazi vuoti e pieni. Archypenko si trasferì quasi subito a New York dove abbandonò questo stile con una violenta sterzata verso il classicismo.

Un altro artista che senza dubbio ha subito l’influenza di Rubens è lo scultore/pittore colombiano Fernando Botero che, trasferitosi a New York a metà degli anni Sessanta, ha rapidamente assimilato le lezione del pittore fiammingo, reinterpretandola in chiave moderna con un abbondante uso di forme morbide, colori tenui a una sottile vena erotica. I soggetti femminili sono molti e tutti decisamente sovrappeso, ritratte con uno stile che strizza l’occhio al fumetto.

Oltre le pin-up

Fumetto che invece è assoluto protagonista nell’opera di Duane Bryers illustratore statunitense che, con la protagonista dei suoi disegni, sfonda letteralmente la porta soltanto socchiusa dalle pin-up degli anni Quaranta e Cinquanta, trasformando le loro forme - che in Italia erano definite da “maggiorata” - in quelle di una donna decisamente sovrappeso. La sua eroina è Hilda, unico soggetto femminile da lui ritratto in pose degne delle modelle più sexy, capovolgendo la rivoluzione portata avanti delle cosiddette ‘flapper’ negli anni Venti e Trenta, sdoganando nell’immaginario collettivo degli anni Cinquanta le donne formose come le dipingeva Rubens. E Bryers - proprio come il pittore fiammingo - morì il 30 maggio, a Tucson, nel 2012.

Corpulenta e un po’ goffa, Hilda fu l’unica pin-up statunitense decisamente sovrappeso, disegnata dagli anni Cinquanta fino alla fine degli Ottanta. Nonostante non si ispirasse a nessuna ragazza reale, Hilda è una delle pin-up più longeve della storia insieme a Marilyn Monroe, pur non ottenendo mai un successo davvero significativo: un po’ per le sue forme - poco apprezzate da un’opinione pubblica abituata alle misure standard 90-60-90 - e un po’ perché non avendo un modello di riferimento per il suo creatore, Hilda la cicciottella cambiava aspetto da un calendario all’altro. In ogni caso, nonostante fosse grassa e avesse poco successo, fu la protagonista per 36 anni di alcuni dei più famosi calendari pubblicitari statunitensi.

A modo suo, ben oltre i 60 anni di età, Hilda ora fa tendenza: i disegni in cui è ritratta a metà strada tra l’arcadico e il sexy mettono in evidenza che non ha mai dovuto sacrificarsi nei confronti dell’immagine stereotipata di modella, anticipando di qualche anno la tendenza odierna con le cosiddette ragazze curvy, ossia donne dalle linee morbide e le forme abbondanti.

Dalle dee alle curvy

Inanna e Ishtar sono le dee dell’amore sessuale, della fertilità e della guerra, rispettivamente per i Sumeri e i Babilonesi. Afrodite è la dea greca dell’amore, della sessualità e della bellezza, Venere è la corrispettiva nel pantheon dell’antica Roma. Áine è la dea celtico-irlandese dell’amore, dell’estate, della ricchezza e della sovranità. Xochiquetzal è la dea azteca della fertilità e della bellezza, delle prostitute, del potere sessuale femminile, protettrice delle giovani madri, della gravidanza, del parto e dell’artigianato femminile. Turan è la dea etrusca dell’amore e della vitalità. Bastet è la dea egizia dei felini, dell’amore, della sessualità, dei profumi, della bellezza e della danza.

“Susanna e i vecchioni” è un tema illustrativo che trae ispirazione da un episodio biblico in cui la protagonista è una giovane donna molto bella e pia, concupita da due vecchi che riescono a introdursi nel suo giardino sorprendendola mentre fa il bagno. Alla minaccia di accusarla di averla sorpresa con un amante se non si concede, ricevono un rifiuto e pertanto la accusano pubblicamente di adulterio: riconosciuta colpevole e condannata a morte per lapidazione, Susanna viene salvata dal futuro profeta Daniele, il quale convince il tribunale che i due vecchi hanno affermato il falso. Tra il 1500 e il 1700 questo tema è stato trattato da molti pittori, tra cui - oltre a Rubens - anche Artemisia Gentileschi, Bernardino Luini, Tintoretto, Paolo Veronese e Guido Reni.

Lo stile esuberante di Rubens fece scuola: Antoon van Dyck fu un suo allievo e amico e ne assimilò la tecnica e in parte lo stile; Jean de Reyn, a sua volta allievo e collaboratore di van Dyck, seguì il maestro nei suoi viaggi di lavoro e ne riprese lo stile, tanto nei ritratti quanto nelle composizioni religiose. Al contrario lo stile di Duane Bryers non è stato molto seguito e al giorno d’oggi non è neppure facile trovare in vendita sue opere originali o ristampate.

L’Archypenko pittore mise a punto un’originale tecnica che chiamò “archipentura” o “peinture changeante”: utilizzando lamine colorate e un motore elettrico, generava un effetto di movimento ai quadri.

“Flapper” è un termine inglese che all’inizio del secolo scorso perse la sua connotazione negativa (giovane prostituta) per indicare la nuova generazione di donne dei ruggenti anni Venti. Le flapper si truccavano vistosamente, bevevano alcolici come gli uomini, trattavano la sessualità in maniera disinvolta e libera, fumavano in pubblico, guidavano automobili da sole e violavano le morali sociali e sessuali del tempo. 

Numerose attrici di Hollywood ebbero fama di flapper e nel mondo dei cartoon la più conosciuta è “Betty Boop”, considerata una dei primi e più famosi sex symbol dell’animazione. Betty Boop si rivolgeva a un pubblico adulto che, nelle sue storie apparentemente surreali, coglieva segnali e messaggi di carattere sessuale.

Le pin-up girl (cioè ragazza da appendere) erano modelle fotografate in pose ammiccanti e sorridenti e vestite succintamente che tra gli anni Venti e il secondo dopoguerra riempivano le pagine di molte riviste statunitensi, con un enorme successo tra i soldati che attaccavano le loro immagini negli armadietti o le disegnavano sulle carlinghe degli aerei. Le loro forme longilinee ma generose rappresentavano i sogni erotici del pubblico maschile.

Negli anni Novanta l’ideale di bellezza occidentale era incarnato da un manipolo di modelle ai confini con l’anoressia: donne statuarie e slanciate, con poco seno e prive di qualunque imperfezione che hanno fatto impazzire di rabbia buona parte della popolazione femminile. Ma gli ideali estetici cambiano, e ora si assiste al ritorno di bellezze curvy come Hilda, che rappresentano buona salute e voglia di godersi la vita. Essere curvy non significa necessariamente avere una taglia 50 o più, ma forme prorompenti e rotonde che piacciono sempre più agli uomini e alle stesse donne, che finalmente riescono a identificarsi con le modelle.

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