La lunga epopea di bufale e fake news

| Per tutta la durata della campagna elettorale ci hanno bombardati così tante notizie false da pensare di saperle riconoscerle al volo. Ma l’umanità alcune se l’è proprio bevute di sana pianta…

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di Marco Belletti

Una volta si chiamavano bufale, oggi “fake news” e in periodo pre-elettorale sono state particolarmente di moda: chi - fino a pochi giorni fa, prima della fine della campagna elettorale - non ha dovuto sorbirsi almeno una delle tante notizie urlate in televisione o sui social che si sono poi rilevate fasulle?

Nella lingua italiana, con la parola bufala si intende un’affermazione falsa, ingannatrice, incredibile o inverosimile ma spacciata per vera. Una disinformazione che inganna presentando per reali fatti falsi, a volte con profitto illegale a scapito delle vittime.

L’Accademia della Crusca afferma che il termine derivi da “menare per il naso come una bufala”: cioè trascinare l’interlocutore come si fa con i buoi, tirandoli dall’anello attaccato al naso. Secondo altri arriva invece dal romanesco e indica una persona ottusa, come il bufalo appunto. Per altri ancora, restando a Roma, si riferisce al fatto che alcuni ristoratori disonesti servissero ai clienti la più economica carne di bufala spacciandola per vitello, più pregiata.

Qualunque sia l’etimologia (esistono numerose altre teorie), il termine bufala compare all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, per descrivere produzioni cinematografiche di scarsa qualità, assumendo poi rapidamente il significato più generale di fregatura.

In tempi recenti - con la mania tutta italiana di dimenticare le espressioni nella nostra lingua sostituendole con inglesismi - il termine bufala è stato rimpiazzato da fake news. In realtà, la prima sarebbe una notizia falsa creata ad arte, la seconda invece dovrebbe essere solo un errore (giornalistico, il più delle volte) oppure una distorsione della notizia. In effetti, tradotto in italiano fake news significa “notizia falsa”.

Bufale e fake news VS politica

Bufale sono le centinaia di notizie sui falsi parenti di Laura Boldrini che sembra guadagnino decine di migliaia di euro al mese svolgendo compiti di bassa manovalanza all’interno di palazzo Montecitorio, assunti grazie al nepotismo della stessa Presidente della Camera. Fake news è invece riportare la notizia che Berlusconi avrebbe affermato che tutti gli espulsi dal Movimento 5 Stelle per i mancati rimborsi, una volta eletti sarebbero stati accolti a braccia aperte in Forza Italia, dove avrebbero potuto tenersi l’intero ammontare dello stipendio. Resta da valutare se si tratta davvero di una fake news (i giornalisti non hanno capito l’ironia dell’ex Presidente del Consiglio) o di un’astuta operazione dell’ufficio stampa di Berlusconi…

Anche se sembra che mai, come in occasione di questa campagna elettorale, le fake news e le bufale siano state così numerose e fastidiose, in realtà sono sempre esistite: a volte la memoria degli esseri umani è davvero paragonabile a quella dei pesci rossi.

Hégésippe: chi era costui?

Una bufala in ambito politico orchestrata particolarmente bene risale al 1914, quando il poeta surrealista francese Paul Birault inviò a più di cento parlamentari francesi una lettera di richiesta fondi per la celebrazione del centenario della nascita di Hégésippe Simon.

“Signor deputato, grazie alla liberalità di un generoso donatore, i discepoli di Hégésippe Simon hanno infine potuto raccogliere i fondi necessari a erigere un monumento che salverà dall’oblio la memoria del Precursore. Desiderosi di celebrare il centenario di quell’educatore alla democrazia con tutto lo splendore di una festa civica, La preghiamo di volerci autorizzare a iscriverla tra i membri d’onore del Comitato…”.

Questo breve testo scatenò una vera e propria gara tra i politici dell’epoca che cercarono di dimostrare di essere in qualche modo vicini al pensiero di questo anticipatore della democrazia che - sia ben chiaro - era un personaggio completamente fittizio, inventato di sana pianta. Sembra che Birault avesse scommesso con un amico che nessuno tra i destinatari si sarebbe impegnato a cercare altre informazioni o conferme, ipotesi che trovò conferma negli sviluppi della burla.

Non appena due deputati (le cronache dicono si chiamassero Félix Chautemps e Paul Meunier) risposero accettando l’offerta, Paul Birault sollecitò tutti gli altri mettendo in evidenza la partecipazione dei due politici che avevano già risposto, ed estendendo l’invito anche a un centinaio di senatori.

In brevissimo tempo nacque un vero “affaire Hégésippe” con tutti i politici che millantavano amicizie con conoscenti e discendenti di Simon, tessendo ogni genere di lode alla sua saggezza. Non solo si pavoneggiarono verbalmente, molti di loro lo fecero rispondendo a Birault, fornendogli così tanto materiale che gli fu possibile pubblicare addirittura un libro (“Hégésippe Simon, precurseur”) che conteneva anche tutti i dettagli della burla. A essere presi in giro (con un atteggiamento decisamente bipartisan contro ogni idea politica) anche personaggi di spicco come Maurice Faure, vice presidente del Senato e Ministro della Pubblica Istruzione della terza Repubblica Francese. Purtroppo (o per fortuna, se tifate per i politici) lo scoppio della Prima Guerra Mondiale spostò l’attenzione dei francesi da Hégésippe a più tristi argomenti, permettendo ai deputati di cavarsela.

Dal mito alla realtà

Sono davvero numerose, nel lungo cammino della storia dell’umanità, le false notizie spacciate per vere che sono giunte fino a noi, addirittura uno dei primi gossip in assoluto della storia, era molto probabilmente falso.

Stiamo parlando di quando Eva offrì ad Adamo la famosa mela del peccato. La Bibbia racconta che, mangiandola, i due progenitori disobbedirono a Dio e quindi furono scacciati dall’Eden, perdendo e facendo perdere anche a noi una serie di “benefit” preziosi. Addentare quella mela fu il “peccato originale” che ci avrebbe condannati a un’esistenza difficile, problematica, moralmente impegnativa e povera di vere soddisfazioni spirituali, nonché mortale.

“Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò” (Genesi, 3:6).

Mela? Dove sta scritto? Chi l’ha detto? La Genesi non spiega quale frutto mangiarono i due tapini. L’opinione più diffusa dei commentatori biblici è che non fosse una mela bensì un fico, anche perché poco oltre si può leggere che non appena Adamo ed Eva si accorsero di essere nudi, intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Altre interpretazioni parlano di grappoli d’uva, cedri, melograni… Molto probabilmente la scelta di trasformare l’albero della conoscenza del bene e del male con un melo si ebbe nel Medioevo, per opera di qualche amanuense che, siccome malum in latino significa sia male sia mela, in fase di traduzione commise un errore che al liceo sarebbe stato segnato con la matita blu.

Un po’ quello che successe quando il traduttore dall’ebraico del Vangelo di Matteo confuse la parola “gamta” (gomena) con “gamal” (cammello) dando vita a quella irrazionale frase del cammello che facilmente passa - non si sa bene per quale motivo - attraverso la cruna di un ago…

Nessuno ha cuore di accusare l’anonimo traduttore per l’errore: chi di noi non ha mai interpretato un po’ fantasiosamente passaggi di latino o di greco senza soffermarsi troppo sulla credibilità del testo? Del resto, la mela era un frutto molto presente nelle religioni e nelle mitologie e quindi la sua presenza anche nella Bibbia era più che giustificata. Quando Afrodite ricevette da Paride il pomo della discordia preparato dalla rancorosa Eris con sopra scritto “alla più bella”, forse non sapeva ancora che quel fatto avrebbe causato la guerra di Troia.

La fake news nata dall’involontaria svista tra mela e male ha in un qualche modo segnato l’umanità ed è molto presente nel nostro immaginario. Nell’iconografia medioevale mela e melograno erano simbolo di fertilità, il leggendario eroe svizzero Guglielmo Tell pose una mela sulla testa del figlio, Biancaneve fu avvelenata da una mela, il pomo d’Adamo (la sporgenza della cartilagine nel collo frequente negli uomini) molto probabilmente si chiama così in quanto fa riferimento al peccato che la maturità sessuale rende possibile, il simbolo di New York è una mela, così come quella della casa discografica fondata dai Beatles, fino ad arrivare all’ultima interpretazione: la mela con il morso, secondo alcuni allegoria della conoscenza, simbolo inconfondibile del colosso “Apple”.

Un altro Hégésippe

Tornando a Hégésippe, è necessario mettere in evidenza che ai giorni nostri la velocità di produzione di fake news o bufale è talmente elevata che vengono quasi immediatamente dimenticate e sostituite da altre, che a loro volta saranno presto scordate.

Invece, lo scherzo di Birault ebbe una vasta eco che durò nel tempo, così perfetto da rimanere a lungo nell’immaginario collettivo: un musicista compose una canzone dedicata a Hégésippe Simon, il suo nome fu spesso utilizzato come pseudonimo per firmare articoli umoristici o satirici, anni dopo qualcuno propose di intitolare una via al personaggio, nel centenario della burla - e quindi dell’immaginario bicentenario del fantomatico personaggio - alcuni goliardi proposero di dedicare il 2014 a Simon. Divenne famoso anche un commerciante di formaggi che, omonimo di Hégésippe, protestò per la non voluta popolarità che acquisì, affermando di essere preso di mira dalle beffe di clienti e conoscenti. Ma probabilmente questa è una bufala: chi mai potrebbe chiamarsi Hégésippe?

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