La maledizione dell’anno zero che uccide i presidenti

| Uno statista nativo americano, un generale che lo combatte e diventa primo cittadino degli USA, un lungo elenco di morti durante il mandato, un antropologo che scopre una coincidenza ed ecco che l’anatema di Tecumseh è servito

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Di Marco Belletti
Che sia stato un personaggio conosciuto e apprezzato lo dimostrano le sette città che portano il suo nome tra Stati Uniti e Canada, e il monte nel New Hampshire a lui dedicato. Esattamente 216 anni fa – era il 5 ottobre 1813 – moriva in battaglia il più grande statista nella storia dei nativi americani, quel Tecumseh che da vivo si oppose ai presidenti degli Stati Uniti che volevano conquistare il West e da morto li colpì con una maledizione.

Non c’è chiarezza sul significato del suo nome: alcuni affermano significhi stella cadente o cometa fiammeggiante, altri puma che balza o puma in agguato. Di certo c’è che Tecumseh si mise a capo di una grande confederazione di tribù che si oppose agli Stati Uniti nei primi dell’Ottocento, fino al conflitto anglo-americano del 1812.

Fratello di un leader religioso che sosteneva il ritorno allo stile di vita ancestrale delle tribù, attorno a questa predicazione Tecumseh creò una vera e propria confederazione che guidò affrontando dapprima il governatore del territorio dell’Indiana, richiedendo l’annullamento dei trattati di acquisto dei territori indiani, mettendosi quindi in viaggio per ottenere l’adesione al movimento anche da parte delle tribù che abitavano nel Sud degli attuali Stati Uniti.

In seguito, nel 1812 Tecumseh si schierò a fianco degli inglesi del Canada e fu ucciso dall’esercito statunitense guidato da William Harrison (che aveva più volte affrontato e sconfitto il capo indiano in altri scontri) nella battaglia del fiume Thames. Dopo la morte, il capo indiano divenne un eroe popolare leggendario, ricordato da molti canadesi come difensore della loro patria.

Il generale Harrison che lo aveva battuto, al termine della carriera militare intraprese quella politica nella quale ebbe altrettanto successo, tanto da essere eletto nel 1840 come nono presidente degli Stati Uniti. Harrison è ricordato perché è stato il primo presidente a comparire in una fotografia ufficiale, perché il suo mandato è stato il più breve in assoluto (un mese) mentre il suo discorso d’insediamento fu il più lungo, pronunciato in circa due ore sotto una pioggia battente che probabilmente gli causò la polmonite in seguito alla quale morì.

Quasi cento anni dopo, nel 1934, l’antropologo Robert Ripley era famoso per una rubrica pubblicata dal New York Globe dal titolo “Believe it or not” (Che ci crediate o no) nella quale raccontava curiosità, informazioni e storie bizzarre provenienti da ogni parte del mondo. Fu lui all’interno di questa sua rubrica che per primo notò come tutti i presidenti eletti negli anni che terminavano con il numero zero erano morti durante il loro mandato.

Ad Harrison fece seguito Abraham Lincoln che – eletto nel 1860 – morì il 15 aprile 1865 dopo che la sera prima era stato colpito da una pistolettata sparata da John Booth (un attore nato in Virginia e simpatizzante sudista) nel teatro Ford di Washington, dove il presidente si era recato con la moglie e senza scorta per assistere a una commedia musicale [leggi qui l’articolo di ItaliaStarMagazine dedicato alla morte di Abraham Lincoln].

Vent’anni dopo, nel 1880, James Garfield fu eletto come ventesimo presidente statunitense. Il 2 luglio 1881 fu gravemente ferito in una stazione ferroviaria di Washington da due colpi di pistola sparati dall’avvocato disoccupato Charles Guiteau. Garfield morì il 19 settembre 1881: sembra che la lunga agonia e la successiva morte siano state provocate dalle infezioni trasmesse involontariamente dai medici curanti che – senza preoccuparsi di sterilizzare mani e strumenti – infilarono le dita nelle ferite per estrarre i proiettili [leggi qui l’articolo di ItaliaStarMagazine dedicato alla morte di James Garfield].

Anche il 25° presidente degli Stati Uniti morì durante il mandato: eletto nel 1900, William McKinley fu l’ultimo veterano della guerra di secessione a entrare nella Casa Bianca e morì il 14 settembre 1901 dopo che una settimana prima era stato colpito dall’anarchico di origine polacca Leon Czolgosz, che gli sparò con un revolver.

Warren Harding fu il 29° presidente, eletto nel 1920 – l’ultimo in un anno che termina con zero prima dello scritto da Ripley – e morì il 2 agosto 1923 mentre si trovava a San Francisco di ritorno da un viaggio in Alaska dove aveva contratto una polmonite: in realtà non è chiaro se sia morto di infarto o per un colpo apoplettico, pochi mesi prima di compiere 58 anni.

L’articolo di “Believe it or not” sollevò molto interesse, fu ripreso da altri giornali e fece nascere la leggenda secondo la quale i presidenti degli Stati Uniti eletti negli anni che terminano con lo zero sarebbero morti prima di concludere il mandato. Quando qualcuno si accorse che il primo a essere colpito dalla “maledizione dell’anno zero” era stato Harrison, il generale che aveva combattuto, sconfitto più volte e infine ucciso Tecumseh, fu abbastanza automatico trasformarla in un malaugurio pellerossa.

La maledizione di Tecumseh continuò a cogliere nel segno, in quanto anche il presidente eletto nel 1940 ne fu colpito. Al suo quarto mandato (unico nella storia a essere eletto più di due volte) Franklin D. Roosevelt era sofferente per la lunga tensione di tre anni e mezzo di guerra e debilitato dalla poliomielite, dall’eccessivo numero di sigarette fumate, da un’aritmia cardiaca e da altri problemi fisici: morì per emorragia cerebrale mentre era in vacanza il 12 aprile 1945, a 63 anni.

L’ultimo a essere stato colpito dalla maledizione di Tecumseh è stato John F. Kennedy. Eletto nel 1960, il 35° presidente degli Stati Uniti fu ucciso il 22 novembre 1963 a Dallas dall’operaio, attivista ed ex militare Lee Harvey Oswald [leggi qui l’articolo di ItaliaStarMagazine dedicato alla morte di John Kennedy].

Dopo di lui i due presidenti eletti nel 1980 e nel 2000 (rispettivamente Ronald Reagan e Bill Clinton) non sono morti durante il mandato: il primo scomparve nel 2004 ben dopo il termine della sua presidenza, il secondo è ancora in vita.

Per verificare se la maledizione di Tecumesh tornerà a colpire non è necessario attendere molto, visto che l’obiettivo del capo pellerossa sarà chi uscirà vincitore dalle elezioni del prossimo anno.

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