Lettere da Maometto

| Sono ben 31 mila gli attentati terroristici riconducibili all’Islam compiuti dalla distruzione delle torri gemelle a oggi. Per alcuni nascondono un disegno ben organizzato: come quello con cui Maometto minacciò i regnanti vicini

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di Marco Belletti

“Die Welt” (in italiano “il mondo”) è uno dei più importanti quotidiani tedeschi, fondato ad Amburgo quando la città era occupata dal Regno Unito, al termine della seconda guerra mondiale. Il primo numero fu pubblicato il 2 aprile 1946 e da allora il giornale si è distinto per il suo stampo conservatore: per esempio, in queste ultime settimane dalle sue pagine viene diffusa l’opinione che ormai l’unione europea è diventata troppo grande e deve essere sciolta, per crearne al suo posto una completamente nuova. In pratica, Die Welt mette in evidenza la necessità di plasmarne una senza gli attuali politici di destra come il premier ungherese Viktor Orban o quello italiano Matteo Salvini.

Un’altra campagna mediatica promossa del quotidiano tedesco è legata al terrorismo islamico. Alcune settimane fa, Die Welt ha pubblicato una lista composta da circa 31 mila attentati terroristici di matrice musulmana realizzati dall’attacco alle torri gemelle in poi. Dal 2001 a oggi sono oltre 146mila le vittime e – afferma il quotidiano tedesco – sarebbe opportuno chiedersi se l’Occidente non stia sottovalutando il problema di una minoranza “radicale” dell’Islam.

Questa opinione non è condivisa da tutti. Infatti, una parte della cultura europea, e occidentale in generale, ritiene che la religione musulmana sia una fede pacifica e che non bisogna tenere troppo in considerazione di pochi estremisti che compiono stragi senza una vera organizzazione.

In questa disputa che per certi versi replica quella tra sovranisti ed europeisti, o tra chi accoglierebbe i profughi e chi invece li lascerebbe al largo delle coste ad affondare sulle loro barcacce, si inserisce l’esperto di geopolitica James Hansen che nella sua “Nota diplomatica” affronta il problema da un differente punto di vista, quello storico. In effetti, troppo spesso la nostra civiltà moderna tende a dimenticare che quanto è successo in passato potrebbe, come affermava Gianbattista Vico, ripetersi permettendo all’umanità di imparare dai propri errori.

Sarebbe opportuno, afferma Hansen, cercare di comprendere quali fossero le intenzioni di Maometto – il fondatore dell’Islam – quando incitava i suoi discepoli ad attaccare con le armi chi non credeva nella loro fede, per riportarlo sulla retta via.

Secondo gli scritti islamici, nel 628 il profeta fece recapitare una lettera a tutti i principali capi di stato dell’epoca per spiegare il suo pensiero e il suo concetto di religione, invitandoli a accogliere la nuova fede minacciando – in alcuni casi velatamente, in altri in modo più esplicito – serie conseguenze per chi non lo avrebbe fatto.

E così i messaggeri di Maometto consegnarono le lettere a Eraclio II di Bisanzio (a capo dell’Impero Romano d’Oriente), Cosroe II (imperatore della Persia), Najashi (negus dell’Abissinia), Al-Muqawqis (regnante d’Egitto), Hauda bin Ali (governatore di Al-Yemama), Harith al-Ghassan (governatore di Damasco), Munzir ibn Sawa (principe del Bahrain) e Badhan (principe dello Yemen).

Sembra che le lettere fossero decisamente intimidatorie, sulla falsariga di quelle utilizzate dalle organizzazioni criminali, con sensibili variazioni nella spietatezza delle minacce in funzione della distanza dalla Mecca dei destinatari. Al vicino imperatore persiano Cosroe la proposta era di abbracciare l’Islam per essere al sicuro sia in questa vita sia in una prossima, mentre il bizantino Eraclio fu il destinatario di una missiva con cui lo si invitava ad accogliere Allah per essere salvo. Sempre, immancabilmente per tutti, senza dimenticare di pagare la jizya, il tributo imposto a cristiani, ebrei, zoroastriani, sabei, induisti… tutti coloro che professavano religioni monoteistiche da prima dell’avvento dell’Islam.

È difficile comprendere ai giorni nostri quale potesse essere, per i più importanti governanti del mondo d’inizio Medioevo, la considerazione verso un gruppo di tribù del deserto disorganizzate e con poca civiltà alle spalle. Forse potrebbe essere analogo l’apprezzamento, o meglio la scarsa stima, che i capi di governo odierni rivolgono a pochi e disorganizzati terroristi che attaccano in modo disordinato i civili nelle città occidentali.

Quello che abbiamo di quell’epoca lontana sono le reazioni da parte di alcuni destinatari delle lettere di Maometto. Sembra che Cosroe di Persia abbia stracciato la missiva spiegando al messaggero che avrebbe volentieri messo in catene il mittente ma che in quel momento aveva attività più serie da seguire. Meno avventatamente Eraclio di Bisanzio – forse ritenendo di poter sfruttare le tribù di Maometto come alleati contro la Persia – rispose senza commentare la proposta di rinnegare la fede cristiana per quella islamica e inviando regali di poco conto.

Le cronache dell’epoca parlano di un Maometto decisamente contrariato dalle risposte ricevute e forse furono proprio quelle repliche un po’ supponenti, presuntuose e superficiali che fecero cambiare il corso della storia in Europa. Pochi anni dopo i seguaci del Profeta abbandonarono i loro villaggi nel deserto e partirono alla conquista del mondo allora conosciuto. Tra il 633 e il 644 soggiogarono la Persia, la Siria e l’Egitto e grazie a queste conquiste riuscirono a organizzare in tempi brevi una flotta che insidiò immediatamente la supremazia bizantina nel Mediterraneo. Sulle coste dell’Africa e della Spagna sorsero numerosi emirati dove la popolazione locale si mescolò presto con gli invasori con una particolare formula di sudditanza: ogni emiro doveva fornire una formale sottomissione a uno dei tre califfi che si spartirono l’Impero islamico (Cordova, Il Cairo e Baghdad) ma erano sostanzialmente indipendenti.

E così in meno di un secolo i musulmani conquistarono tutte le terre intorno al Mediterraneo e da arabi diventarono rapidamente saraceni. O meglio, gli Omayyadi mantennero il termine arabi per loro stessi, mentre il nome saraceni si diffuse nell’Occidente.

Gli ultimi a opporsi alle conquiste e alle razzie furono proprio i bizantini, pur controllando un territorio molto ridotto nelle dimensioni: resistettero per altri otto secoli fino a quando gli Ottomani (come ormai si chiamavano arabi e saraceni) guidati dal sultano Mehmet II conquistarono la capitale, ormai nota con il nome di Costantinopoli, del millenario impero romano d’Oriente. Era martedì 29 maggio 1453.

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