L’uomo che diede scacco al KGB

| Vasilij Mitrochin raccolse per una dozzina d’anni tutto il materiale segreto che doveva archiviare in qualità di funzionario dei servizi segreti russi, per poi vendersi alla Military Intelligence britannica

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di Marco Belletti

Se fosse vivo, Vasilij Nikitič Mitrochin oggi compirebbe 97 anni e, forse, ne avrebbe ancora da raccontare di segreti del KGB. Quando all’inizio degli anni Settanta decise di copiare per sé tutti i documenti top secret che gli capitavano tra le mani, in quanto supervisore del trasloco dell’archivio dei servizi segreti dell’Unione Sovietica (il KGB, appunto), forse non aveva in mente di utilizzarli davvero, era semplicemente una precauzione per il suo futuro, una sorta di assicurazione sulla vita pensando di arrivare al momento della pensione.

Mitrochin entrò nel KGB nel 1948 quando il capo supremo dell’Unione Sovietica era Stalin e il responsabile della sicurezza Lavrentij Berija: entrambi senza scrupoli e con un potere pressoché assoluto si macchiarono di molti crimini fino al 1953 quando - a nove mesi di distanza l’uno dall’altro - entrambi morirono. Mitrokhin, che pur mal sopportando il regime non aveva mai espresso il suo dissenso, fu deluso dalla cosiddetta “destalinizzazione” di Nikita Chruščëv. E lo manifestò sollevando qualche critica per come veniva gestito il KGB e il potere centrale: come unico risultato fu rapidamente messo a riposo dall’attività sul campo e parcheggiato dietro una scrivania nel palazzo della Lubjanka. Iniziò così a lavorare nel Primo Direttorato Centrale nell’ambito dei servizi segreti per l’estero.

Nel 1958 fu assegnato a Boris Pasternak il premio Nobel per la letteratura, ma lo scrittore fu obbligato a rinunciare al premio: Mitrokhin, considerando inaccettabile questa ingerenza del Governo sovietico, si indignò e scrisse una lettera anonima al giornale degli scrittori sovietici (la “Literaturnaja Gazeta”) ma per evitare di essere riconosciuto usò la mano sinistra. Dopo aver vissuto per qualche mese nel terrore di essere rintracciato quale dissidente, si legò ad Aleksandr Šelepin, nuovo responsabile del KGB, che contribuì al colpo di stato che depose Chruščëv nel 1964, ma che fu messo in disparte per lasciare spazio al più “politicizzato” Leonid Il'ič Brežnev. Come capo del KGB fu scelto Jurij Andropov, uomo di Brežnev che assicurava al partito il controllo dei servizi segreti. In occasione della Primavera di Praga del 1968, Mitrokhin ebbe la possibilità di ascoltare il discorso che Andropov pronunciò davanti ai funzionari del KGB. Decise che la repressione del “socialismo dal volto umano” era, a suo avviso, la definitiva testimonianza che il sistema sovietico non poteva essere trasformato.

Fu probabilmente allora che gli venne in mente di sfruttare per i suoi fini anti-regime la posizione che occupava nel KGB quale responsabile del Direttorato “S”: spettava a lui sigillare i circa 300 mila documenti che ogni anno erano archiviati, relativi agli ufficiali e agli agenti del KGB che vivevano sotto copertura e dotati di generalità false nei Paesi dell’Europa occidentale.

Mitrokhin inventò un sistema crittografico indecifrabile. Le sue copie dei documenti erano scritte con una specie di stenografia personale con abbreviazioni, acronimi e sigle con un duplice scopo: ridurre il volume del materiale che faceva uscire dal Direttorato “S” della Lubjanka e rendere incomprensibili gli appunti nel caso avesse dovuto subire una perquisizione.

Una volta fuori dall’ufficio, correva a nascondere gli appunti in una dacia di famiglia a 36 chilometri da Mosca dove, nel tempo libero, li batteva a macchina e li celava dove fosse improbabile che venissero cercati. Proseguì in questa frenetica attività anche dopo che il Direttorato “S” fu trasferito a Jasnovo nel 1982, fino a quando nel 1984 andò in pensione. In pratica 12 anni di archivi del KGB duplicati senza pudore. Mitrokhin non rischiò mai di essere scoperto nonostante i severi procedimenti di controllo del KGB nei confronti dei dipendenti, a parte qualche rara situazione in cui il terrore di essere scoperto era causato dal prolungato stress più che da un reale pericolo.

E così quando a inizio degli anni Novanta ancora una volta fu deluso dal partito e dal sistema di governo sovietico, cercò di contattare i servizi segreti americani e britannici. Il 22 marzo 1992 Mitrokhin raggiunse in treno Riga, capitale della Repubblica di Lettonia, e si presentò all’ambasciata degli Stati Uniti mostrando una cassa di legno in cui affermò di avere nascosto alcuni documenti segreti del KGB e dichiarandosi pronto a mostrarli: il personale non gli credette e gli chiese di tornare in un’altra occasione. Il giorno dopo Mitrokhin si fece visita all’ambasciata britannica dove ebbe la possibilità di essere ascoltato e mostrare il materiale a una funzionaria che comprese il valore del materiale e stabilì un contatto.

E così il 7 novembre 1992, la spia abbandonò la sua nazione con la famiglia e il prezioso bagaglio di informazioni e fu accolto letteralmente a braccia aperte dal Regno Unito, il cui Military Intelligence lo protesse in qualità di transfuga con materiale segreto e decisamente interessante, da gestire ed eventualmente dare in pasto all’opinione pubblica in un secondo momento.

Sulle pagine del “Washington Post” trapelarono alcune informazioni sul tradimento, motivato (a sentire il quotidiano statunitense) da ragioni di tipo morale. Nei lunghi anni trascorsi da dipendente del KGB, i comportamenti cinici, deprecabili e disumani che Mitrokhin era costretto a subire ogni giorno gli provocarono una forte insofferenza che lo spinse a prendere le distanze dal sistema e a rubarne i segreti, forse anche per preparare una futura vendetta.

In realtà, meno romanticamente la ragione fu probabilmente un’altra. Già dopo l’avvento al potere di Michail Gorbačëv, leader che cercò di traghettare a metà degli anni Ottanta l’Unione Sovietica verso una democrazia che - secondo le sue intenzioni - avrebbe consentito alla nazione di uscire dal regime dittatoriale, la situazione nel Paese stava lentamente migliorando. Anche se il tentativo di Gorbačëv non ebbe il successo sperato e nonostante un tentativo di colpo di stato, la situazione proseguì verso una parziale normalizzazione anche grazie alla salita al potere di Boris El’cin sotto il cui governo il partito comunista divenne definitivamente illegale e le repubbliche che formavano l’Unione Sovietica dichiararono - una dopo l’altra - l’indipendenza.

Furono anni davvero cruciali per la storia sovietica e russa, eppure nonostante il chiaro ed evidente processo di modernizzazione e liberazione dal falso socialismo con cui gli abitanti dell’URSS avevano convissuto per quasi ottant’anni, Mitrokhin decise ugualmente di tradire. Quindi furono in molti a esprimere l’opinione che la spia russa avesse abbandonato il suo Paese con una cassa piena di segreti in cambio di una valigia piena di soldi. Ovviamente nessuno confidò mai quanto sia stato offerto a Mitrokhin per tradire, ma senza dubbio l’assegno dev’essere stato davvero consistente.

E non è certo possibile capire - almeno adesso, chissà in futuro… - quanto siano stati effettivamente utili ai servizi segreti britannici i documenti di Mitrokhin. Di certo c’è il fatto che sicuramente hanno avuto un forte valore mediatico, tanto che l’ex funzionario del KGB (affiancato dallo storico inglese Cristopher Andrew molto vicino alle tematiche russe) scrisse tre libri sui suoi dossier, l’ultimo dei quali pubblicato postumo. Vasilij Mitrochin morì a Londra il 23 gennaio 2004.

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