Maldon, le forche caudine anglosassoni

| Per respingere un’invasione dei vichinghi, l’esercito inglese viene sconfitto e il re è costretto a versare un tributo per evitare guai peggiori. All’alba del regno inglese un testo giunto incompleto esalta comunque il patriottismo sassone

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Di Marco Belletti

La battaglia di Maldon si svolge in Inghilterra l’11 agosto 991 dopo Cristo nell’omonima località vicino al fiume Blackwater nell’Essex, durante il regno di Æþelrēd “Unræd” (Athelred lo “sconsigliato”), con il conte Byrhtnoth e i suoi uomini a guidare gli inglesi contro un’invasione vichinga. La battaglia si conclude con la sconfitta anglosassone e dopo la battaglia l’arcivescovo Sigerico di Canterbury e i nobili delle province sud-occidentali consigliano al re Æþelrēd di offrire del denaro ai vichinghi piuttosto che continuare a combatterli. Il sovrano accetta e consegna agli invasori oltre 3.300 chilogrammi d’argento.

Un resoconto della battaglia – completo di molte affermazioni attribuite ai guerrieri che hanno combattuto a Maldon e da altri dettagli – è narrato da un poema inglese chiamato appunto “La battaglia di Maldon”. Inoltre, un manoscritto della “Cronaca anglosassone” afferma che un certo Olaf (forse il norvegese Olaf Tryggvason) guida l’esercito vichingo, che si stima composto tra i 2 e i 4 mila uomini. Il “liber Eliensis” scritto nel XII secolo dai monaci di Ely, suggerisce che il conte Byrhtnoth è a capo di pochi uomini ma nonostante ciò “non era né scosso dal piccolo numero dei suoi uomini, né temeva la moltitudine del nemico”.

Un’altra versione delle Cronache anglosassoni (detta di Winchester o di Parker) offre il resoconto più dettagliato della battaglia, ma la colloca nel 993: si ritiene si tratti di un errore di trascrizione in quanto tutti gli altri testi sono concordi nel fissarla due anni prima. La data precisa è invece ricavata dagli avvisi per la morte di Byrhtnoth.

Il poema “La battaglia di Maldon” racconta dei vichinghi stabiliti su un’isola collegata alla terraferma da un ponte o da una lingua di terra in caso di bassa marea. Il testo racconta che invasori e sassoni trattano l’accordo parlandosi, gli uni sull’isola gli altri sulla terraferma. Non c’è certezza di quale sia l’isola, ma gli studiosi propendono per quella di Northey separata da un canale che oggi è largo oltre 200 metri che all’epoca poteva essere molto più stretto.

Complessivamente il testo sopraggiunto fino a noi è un lungo frammento di 325 righe di antica poesia inglese: studi linguistici affermano che inizialmente il poema completo è stato trasmesso oralmente, quindi con un manoscritto in dialetto sassone orientale andato perduto, e infine nella forma sassone occidentale sopravvissuta, forse redatta da un amanuense del monastero di Worcester, scritto alla fine dell’XI secolo. Il manoscritto è andato perduto nel 1734 in seguito a un incendio che ha distrutto la biblioteca di Ashburnham House dove era costudito. Fortunatamente i 325 versi del poema erano già stati trascritti alcuni anni prima e quindi sono arrivati fino a noi, ma purtroppo mancavano già all’epoca le prime e le ultime pagine, forse complessivamente circa 100 versi (un catalogo precedente già lo descrive come “fragmentum capite et calce mutilatum”) e di conseguenza, sono andati perduti indizi importanti sugli scopi del poema e la sua datazione precisa.

Al tempo della battaglia la politica inglese su come rispondere alle incursioni vichinghe è divisa. C’è chi preferisce offrire agli invasori terre e ricchezze, altri combattere fino all’ultimo uomo. Secondo il poema Byrhtnoth opta per questa seconda opzione, con appassionati discorsi patriottici. Il poema inizia con il conte che ordina ai suoi uomini – quasi tutti contadini e abitanti di villaggi – di impugnare le armi. Olaf replica promettendo di andarsene con il suo esercito in cambio di oro e armature ma il conte Byrhtnoth gli replica: “Vi pagheremo con punte di lancia e lame di spada”.

Al calare della marea i vichinghi iniziano il conflitto cercando di attraversare il piccolo ponte di terra che collega l’isola alla terraferma e tre guerrieri anglosassoni (Wulfstan, Ælfhere e Maccus) bloccano il passaggio e allora il comandante vichingo chiede a Byrhtnoth, che accetta, di permettere il passaggio alle truppe per fronteggiarsi sulla terraferma. La battaglia prende una brutta piega per i sassoni quando un inglese di nome Godrīc fugge dal teatro dello scontro rubando il cavallo di Byrhtnoth. È imitato da molti altri che, riconoscendo l’animale, pensano sia il loro comandante a fuggire.

I vichinghi sconfiggono così i sassoni allo sbando – pur perdendo molti uomini, secondo il testo – e uccidendo Byrhtnoth il cui corpo viene ritrovato dopo la battaglia senza testa ma con la spada d’oro ancora ben salda in mano. La morte del conte dell’Essex è registrata in quattro versioni della Cronaca anglosassone, una delle quali racconta: “È stata fatta un’incursione a Ipswich. Poco dopo, Byrhtnoth è stato ucciso a Maldon. E in quell’anno si decise di pagare le tasse ai danesi per il grande terrore che avevano fatto sulla costa del mare; il primo pagamento fu di 10 mila sterline. L’arcivescovo Sigerīc decise per primo sulla questione”.

Il testo “La vita di Osvaldo”, redatto più o meno nello stesso periodo della battaglia, ritrae Byrhtnoth come un grande guerriero religioso, mentre nel 1170 il “libro Eliensis” racconta una storia molto più elaborata trasformando una rapida battaglia in due lunghi combattimenti, il secondo dei quali dura ben quindici giorni con grandi atti di eroismo dei difensori. Questo testo è la prima dimostrazione della necessità di creare un culto di eroi locali in cui il popolo sassone vuole identificarsi, un po’ come era successo, per esempio, nei testi degli storici latini che raccontavano le gesta dei primi eroi della repubblica romana contro sabini ed etruschi.

Quindi, molti studiosi ritengono che il libro di Maldon, pur basandosi su eventi e persone reali, sia stato redatto non tanto per essere un resoconto storico di quanto successo, ma piuttosto per tramandare il ricordo di un atto eroico compiuto da uomini che hanno combattuto e perso la vita sul campo di battaglia per proteggere la patria. Soprattutto il comandante inglese Byrhtnoth sembra incarnare molte virtù tipiche della mitologia anglosassone e spesso è paragonato dagli storici al personaggio di Beowulf.

Quasi sicuramente il termine vichingo deriva da “í víking” cioè raccogliere bottino ed è questo che fanno gli uomini di Olaf e se l’esercito di Byrhtnoth avesse respinto gli invasori bloccando la strada, battendoli o pagandoli, questi se ne sarebbero andati più a monte del fiume o sarebbero tornati lungo la costa per fare razzia altrove, in quanto non interessati alla conquista di nuove terre.
In questo senso il poema potrebbe rappresentare un’opera redatta dallo schieramento politico della corte di Ethelred (più vicina ai monaci) che vuole mettere in evidenza come la risposta militare voluta in un primo momento dalla nobiltà non ha portato a risultati accettabili.


L’epocale evento della battaglia di Maldon ha come conseguenza il declino dell’Inghilterra anglosassone, che nel 1066 culmina con la conquista normanna. Il tributo versato agli invasori (il “danegeld”) per far cessare le razzie si ripete una decina di volte fino al 1040 tanto che i vichinghi in circa 50 anni sembra che abbiano incassato qualcosa come l’equivalente di circa 250 mila sterline.

Deciso a non subire una nuova onta come Maldon, nel 1002 il re Æþelrēd ordina come misura preventiva il massacro di tutti i danesi presenti in Inghilterra, sospettati di voler rovesciare il governo inglese. Questa carneficina è diventata famosa come il massacro del giorno di san Brizio (13 novembre) e provoca una serie di spedizioni vichinghe che si concludono con alleanze, tradimenti, guerre. Appare quindi evidente l’importanza storica della battaglia di Maldon, scintilla che ha provocato un grave incendio che segna buona parte del regno di Æþelrēd il quale, con la sua politica scellerata, contribuisce ad alimentarlo tanto da essere ricordato ancora oggi come uno dei peggiori re della storia d’Inghilterra.

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