Omicidi all’ombra dell’automobile

| Un nobile imprenditore industriale morto misteriosamente nel castello di un parente dei Savoia e il suo migliore amico, famoso cavaliere, scomparso alcuni anni dopo in seguito a una altrettanto inspiegabile caduta

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di Marco Belletti

Il 18 aprile 1867 nasceva a Torino la contessa Sofia Cacherano di Bricherasio. Rimasta orfana di padre a quattro anni, è stata l’ultima discendente della famiglia Cacherano di Bricherasio, casato di antica nobiltà e vasto patrimonio originario dell’omonimo paese nei pressi di Pinerolo.

Artista, filantropa e soprattutto appassionata di pittura, Sofia Bricherasio (come era comunemente chiamata) realizzò numerosi quadri con alcuni dei quali partecipò a esposizioni internazionali: si trattava soprattutto di paesaggi ripresi dal vero usando la tecnica dell’impressionismo, in linea con il fenomeno culturale diffuso nel Piemonte ottocentesco conosciuto come dilettantismo aristocratico. Fu allieva del pittore Lorenzo Delleani e rese sia il suo palazzo in pieno centro a Torino sia il castello di famiglia a Miradolo, presso Pinerolo, circoli artistici e culturali frequentati dagli intellettuali dell’epoca.

Nei primi anni del Novecento fece costruire a Fubine (in provincia di Alessandria) un asilo infantile in memoria della madre, nei pressi della cappella di famiglia dove – nel 1950 – fu tumulata insieme al fratello e al grande amico Federico Caprilli. Ultima discendente senza eredi dei Cacherano Bricherasio lasciò ricchezze e proprietà alla piccola opera della divina provvidenza di don Orione.

Il fratello Emanuele era più giovane di un paio d’anni ed è stato uno dei primi imprenditori italiani. Frequentò la Reale Accademia Militare di Modena e prestò servizio come ufficiale di cavalleria nel reggimento Piemonte Reale di Saluzzo dove conobbe Federico Caprilli, futuro capitano di Cavalleria, che divenne suo intimo amico.

Dopo la carriera militare fu affascinato dalle automobili, uno dei primi esponenti della nobiltà del nostro Paese a intuire le potenzialità delle vetture private. Nel 1895 organizzò la prima corsa automobilistica italiana, la “Torino-Asti-Torino”. Nel 1898 contribuì a organizzare la prima edizione della mostra dell’automobile nel parco del Valentino e fu tra i fondatori dell’Automobile Club di Torino, che in seguito divenne l’Automobile Club d’Italia, oltre che ideatore dell’Automobile, la prima rivista del settore italiana. Nel 1901 organizzò il primo giro automobilistico d’Italia. Nel frattempo, fu tra i fondatori di due aziende automobilistiche, l’Accomandita Ceirano prima e la F.I.A.T. nel 1899, in cui ricoprì il ruolo di vice presidente.

Quando sembrava ormai destinato a una fulgida carriera di imprenditore industriale, il conte Emanuele Bricherasio fu trovato morto il 3 ottobre 1904, a soli 35 anni, nel castello di Agliè, ospite del duca Tommaso di Savoia-Genova. Le cause della morte non furono chiarite in quanto le autorità non svolsero nessuna indagine essendo coinvolti parenti della famiglia reale, ma alcuni storici pensano si sia trattato di un omicidio su commissione. E, nonostante Bricherasio fosse un personaggio molto famoso, il necrologio su “La Stampa” fu molto breve, così come sintetica fu la commemorazione del consiglio d'amministrazione della F.I.A.T.: “amministratore zelante”. 

Sembra che a conoscere il segreto della scomparsa di Bricherasio fosse proprio l’amico Federico Caprilli al quale la sorella Sofia lascò in eredità un baule di documenti.

Anche il capitano Caprilli era nato in aprile, a Livorno nel 1868, ed è diventato famoso in quanto è l’inventore del sistema naturale di equitazione, che al contrario dei metodi contemporanei, per quanto possibile permetteva al cavallo movimenti non obbligati dal cavaliere: fino ad allora per saltare gli ostacoli si teneva il corpo all’indietro tirando le redini, mentre il metodo di Caprilli assecondava il cavallo nel salto senza costringerlo a movimenti obbligati.

Nel 1900 il capitano, pur essendo uno dei più grandi cavalieri del mondo, fu costretto a disertare le Olimpiadi di Parigi in quanto da poco richiamato in servizio e quindi non poteva essere considerato un dilettante. Secondo alcuni storici Caprilli prese ugualmente parte alle competizioni sostituendosi di nascosto al collega Gian Giorgio Trissino e vincendo una medaglia d’oro. Naturalmente nel palmares olimpico non c’è traccia della partecipazione di Caprilli, ma solo quella di Trissino. Due anni dopo, durante un concorso ippico, il capitano conquistò il primato mondiale di salto in alto: 2,08 metri.

Nel dicembre 1907 Federico Caprilli morì per le fatali conseguenze di una caduta da cavallo. Secondo alcune testimonianze dell’epoca picchiò violentemente la nuca mentre procedeva al trotto, fatto che – in considerazione della sua esperienza – fu considerato piuttosto strano, tanto che alcuni ipotizzarono un omicidio, forse commesso da uno dei numerosi uomini le cui mogli erano state amanti del militare.

Nel testamento Caprilli richiese di distruggere il baule contenente tutta la sua corrispondenza, tra cui anche i documenti ricevuti dai Bricherasio e lasciò indicazioni affinché fosse sepolto il più vicino possibile all’amico Emanuele. Le sue ceneri sono custodite accanto al sepolcro monumentale del conte Emanuele.

Ovviamente le morti piuttosto strane e a breve distanza l’una dall’altra di due personaggi molto conosciuti come Bricherasio e Caprilli, contribuirono a creare un alone tragico, misterioso e mai chiarito. E la scomparsa dei documenti che avrebbero potuto chiarire la situazione non fecero che infittire il mistero.

Alcuni anni fa, nel romanzo “Quando l’automobile uccise la cavalleria”, lo scrittore Giorgio Caponetti ricostruì la storia di un’amicizia e la nascita della grande realtà industriale della Fiat, costruendo in questo scenario storico un romanzo dalle forti connotazioni gialle.La verità quasi sicuramente non verrà mai a galla e non si saprà mai se è esistito un mandante comune per le due morti, o se davvero si trattò di una bizzarra coincidenza.

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