Palloni e paracaduti nei cieli di Parigi

| Tentando di raggiungere la celebrità con il volo, c’è chi diventa famoso come i fratelli Montgolfier, chi ottiene una notorietà effimera come Pilâtre de Rozier e il marchese di Arlandes e chi non lascia traccia, come Franz Reichelt

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Di Marco Belletti
Diceva il drammaturgo francese Jean Cocteau nel 1918 che “A Parigi, tutti vogliono fare gli attori, nessuno si rassegna a fare lo spettatore: ci si urta in scena e la sala resta vuota”.

E in effetti sono in molte le persone che arrivano da tutta la Francia e dall’Europa per conquistare un posto da protagonista nella “ville lumière” e invece si ritrovano a fare parte della folta schiera di personaggi senza volto e senza storia che costellano il cammino dell’umanità. In realtà c’è chi riesce a raggiungere l’obiettivo di diventare qualcuno e chi invece riesce soltanto a ottenere un’effimera fama, magari a costo della vita.

Sono veramente numerosi coloro che appartengono a quest’ultima categoria, capaci magari hanno di raggiungere una certa notorietà svanita nel nulla nel giro di pochi anni o, peggio ancora, morte nell’inseguirla.

Gli ardimentosi del pallone volante

Jean-François Pilâtre de Rozier e François Laurent marchese di Arlandes sono diventati famosi il 21 novembre 1783 come i primi due esseri umani ad aver volato a bordo di una mongolfiera.

Pilâtre de Rozier nasce il 30 marzo 1754 a Metz, quarto figlio di un ex soldato diventato locandiere. Ha una gioventù burrascosa, tanto che i suoi insegnanti lo giudicano stordito, dedito al piacere della carne e refrattario agli studi. Iniziate le lezioni di medicina, si rende presto conto che non fanno per lui e così a 18 anni si trasferisce a Parigi – guarda caso… – dove riesce ad attirare l’attenzione di personaggi famosi e influenti come il duca di La Rochefoucauld, che lo presenta a Lavoisier e al marchese de La Fayette.

Dopo alcuni mesi trascorsi a Reims nel 1780 per tenere lezioni di fisica e chimica alla locale Accademia, Pilâtre de Rozier torna a Parigi dove il dottor François Weiss – medico del re – lo introduce nel suo laboratorio di ricerca, assicurandogli un reddito e diventandone il mentore. Alla morte del dottore ne prende il posto (forse grazie all’interessamento della vedova della quale è innamorato) e può così condurre senza preoccupazioni finanziarie molti esperimenti, per esempio sulla maschera antigas e sulle tinture per tessuti, e numerose ricerche su fulmini e idrogeno.

Invece, il marchese di Arlandes nasce il 26 settembre 1742 al Château de Salton. Della sua infanzia e gioventù si sa poco, se non che è il fratello maggiore di Louis François d’Arlandes de Salton (1752-1793) generale durante la Rivoluzione. Da ragazzo si cimenta nel paracadutismo, buttandosi da alcune torri, e nel 1782 rischia di morire lanciandosi da una cava a Montmartre. Conosce Joseph-Michel Montgolfier poiché entrambi frequentano il collegio dei Gesuiti di Tournon,  e quando si trasferisce a Parigi – anche lui… – riesce grazie a questa amicizia a farsi accogliere nel team che si sta preparando a volare per la prima volta in pallone.

Arrivano le mongolfiere

Joseph-Michel e Jacques-Étienne Montgolfier sono i due fratelli che hanno inventato un mezzo aerostatico in grado di alzarsi dal suolo grazie all’aria calda immessa in un pallone che trasporta una navicella. Nati ad Annonay, a pochi chilometri a sud di Lione, dopo alcuni esperimenti di volo decidono di trasferirsi a Parigi – era necessario dirlo? – per trovare fortuna grazie alla loro invenzione: e la trovano, visto che il pallone volante prenderà il loro nome diventando per sempre la mongolfiera.

Ad accogliere i due fratelli nella capitale francese è Pilâtre de Rozier, che li aiuta nel preparare le loro prime prove. Il 19 settembre 1783 una mongolfiera si innalza con a bordo un gallo, un’anatra e una pecora. Nonostante il successo, re Luigi XVI non consente ancora il volo umano ed è lo stesso Pilâtre de Rozier – con l’appoggio di Maria Antonietta, di cui è diventato amico intimo – a convincerlo perché conceda il suo benestare.

Così, in ottobre, una nuova versione aggiornata della mongolfiera viene fissata con delle corde e si alza di trenta metri. Tra il 12 e il 17 si svolgono numerosi test, soprattutto per migliorare il controllo dell’alimentazione del caminetto necessario a produrre aria calda. Finalmente, il 21 novembre 1783, Pilâtre de Rozier e il marchese d’Arlandes si sistemano a bordo della navicella e si alzano in volo. La mongolfiera parte dai giardini di La Muette, a ovest di Parigi, e dopo circa venti minuti atterra a 12 chilometri di distanza, alla Butte-aux-Cailles, a sud-est della capitale, dopo essersi innalzata fino a mille metri di quota.

Il volo ha un’enorme eco e una popolarità planetaria, tanto che la notizia compie realmente il giro del mondo. Prima che finisca l’anno i fratelli Montgolfier sono nominati membri straordinari dell’Accademia delle scienze di Parigi – fondamentale per la designazione è il rapporto scritto da Benjamin Franklin – e il loro padre Pierre riceve direttamente dal re un titolo nobiliare ereditario che permette alla famiglia di modificare il cognome in de Montgolfier.

Dopo questo successo, Pilâtre de Rozier continua a volare fino al 15 giugno 1785, quando insieme al compagno di volo Pierre Romain tenta la traversata della Manica. Partiti da poco, un forte vento danneggia il pallone che si sgonfia improvvisamente, facendo precipitare al suolo la navicella con i due uomini a bordo: naturalmente entrambi muoiono sul colpo e diventano le prime due vittime di un incidente aereo.

Anche François Laurent progetta la traversata della Manica da Calais a Dover, ma è costretto a rinunciare e da allora si ritira nel suo castello di Saleton, dove muore dimenticato e in miseria il 1° maggio 1809.

Il sarto volante arrivato dall’Austria

Parigi deve attendere il 1912 per vedere un altro uomo tentare di diventare famoso grazie al volo. E se non fosse che la vita di una persona si è schiantata una fredda mattina di febbraio ai piedi della tour Eiffel, ci sarebbe da sorridere per quanto fatto da Franz Reichelt, un sarto di origine austriaca che, trasferitosi a Parigi – ma dai! – nel 1899 apre una sartoria e diventa cittadino francese. Non si sa bene quale sia stata la causa scatenante che lo ha spinto, ma a un certo punto della sua vita resta ossessionato dal voler realizzare un paracadute ripiegabile e indossabile. Fino a quel momento i paracadute sono una sorta di baldacchino con un telaio rigido e non possono essere chiusi. Reichelt nel 1910 inizia a sperimentare diversi modelli di tuta con paracadute che permettano di salvarsi ai piloti costretti a gettarsi dagli aerei in caso di incidente o avaria.

Dopo alcuni tentativi senza successo in cui manichini si schiantano al suolo, il sarto prova in tutti i modi a progettare una tuta-paracadute in grado di sopportare un peso maggiore. Il primo prototipo pesa 70 chilogrammi e utilizza 6 metri quadrati di tessuto, ma nessuno vuole effettuare un test.

Reichelt non demorde e continua a migliorare il suo progetto, fino a ridurne il peso a 25 chilogrammi aumentando la superficie alare: alcune prove sono finalmente coronate dal successo e manichini sempre più pesanti toccano terra senza schiantarsi.

Sembra che l’intraprendente sarto si rompa una gamba gettandosi con la tuta da un’altezza di una decina di metri e che in seguito all’incidente si convinca che se gli esperimenti fossero condotti da altezze maggiori avrebbero avuto successo.

Così richiede alle autorità il permesso di condurre i suoi test dalla Tour Eiffel e lo ottiene per il 4 febbraio 1912. Quel giorno Reichelt arriva alla torre già vestito con la sua tuta, compiacendosi davanti a fotografi, reporter e cineoperatori, da lui stesso invitati. La tuta è solo leggermente più voluminosa di un vestito normale ed è descritta dai giornalisti come una sorta di mantello dotato di un grande cappuccio di seta.

In realtà la polizia è convinta che gli esperimenti siano svolti ancora una volta utilizzando dei manichini e gli agenti sono quindi molto stupiti nel vedere Reichelt salire al primo piano della torre e dopo una rapida ispezione salire sul parapetto. A nulla servono le suppliche degli amici di provare ancora una volta con un manichino prima di farlo personalmente.

Franz Reichelt si getta dalla balaustra e precipita fino a schiantarsi al suolo pochi secondi dopo, senza che la sua invenzione si apra. Il cinegiornale racconta della sua tragedia e mostra gli spettatori costernati e la polizia che estrae il corpo del malaugurato sarto dal buco nel terreno provocato dallo schianto.

Se Reichelt fosse vissuto ai giorni nostri, quando le news corrono veloci da una parte all’altra del mondo, forse non sarebbe morto appena 33enne inseguendo un sogno, forse ci avrebbe rinunciato sapendo che appena due giorni prima uno statunitense di nome Fredrick Law si era gettato con successo dalla statua della Libertà di New York indossando un paracadute da lui inventato.

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