Titanic, la nave che affondò due volte

| Secondo alcune teorie, ad affondare colpita da un iceberg non fu il Titanic, ma la sua gemella Olympic che solo pochi mesi prima si era scontrata con un’altra nave. Al timone, sempre lo stesso capitano

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di Marco Belletti

Frank Tower era un fuochista assunto a bordo del Titanic che riuscì a salvarsi quando la nave si schiantò contro un iceberg nell’aprile 1912. Trovò quindi lavoro sul piroscafo inglese “Empress of Ireland”, imbarcazione che colò a picco nel maggio 1914 in seguito a una collisione con il bastimento da carico norvegese “Storstad”. Il fuochista riuscì a portare a casa la pelle ancora una volta, e qualche tempo dopo si imbarcò sul “Lusitania”, il transatlantico britannico che nel maggio 1915 fu affondato da un siluro lanciato da un U-Boot tedesco. Anche in questo caso Tower si salvò: da allora si sono perse le sue tracce, ma è facile pensare che abbia cambiato lavoro.

Tutti conoscono la storia del “Titanic”, raccontata da molti libri e numerosi film, uno dei quali - quello del 1997 diretto da James Cameron - è la seconda pellicola di maggior incasso nella storia mondiale del cinema. Tra parentesi, il primo è “Avatar” il cui regista è ancora una volta Cameron…

Tornando al celebre transatlantico, tutti ricordano la storia dello scontro con l’iceberg non avvistato per tempo nella notte, ma quelle che forse non tutti conoscono sono le tante teorie, alcune anche un po’ complottistiche, che stanno dietro all’affondamento più celebre della storia. Alcune davvero improbabili, altre forse con un qualche fondo di verità.

Navi gemelle

Robin Gardiner è autore di numerosi libri dedicati all’incidente del Titanic (“Enigma Titanic” e “Titanic, la nave che non è mai affondata?”) in cui afferma che il transatlantico fu fatto naufragare per motivi economici.

La sua teoria si basa sul fatto che il Titanic aveva una gemella, la Olympic, varata per prima dagli armatori della “White Star”, a fine 1910 nei cantieri di Belfast della “Harland & Wolff”. Erano due navi praticamente identiche e super-lussuose, costate complessivamente oltre 80 milioni di lire dell’epoca, qualcosa come 634 miliardi di euro di oggi!

In realtà le navi gemelle avrebbero dovuto essere tre, in quanto dopo il Titanic era in programma la costruzione del “Gigantic”, iniziata nel novembre del 1911: la tragedia della nave sorella obbligò i costruttori a dare meno enfasi al progetto, modificando anche il nome della nave. Fu così che nacque il “Britannic”, il più grande e il più sicuro dei tre transatlantici, essendo stato costruito per resistere a un incidente simile a quello del Titanic. Pochi mesi dopo il varo il Britannic fu requisito dalla Marina Britannica a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, trasformato in nave ospedale e affondò nel 1916 a causa di una mina urtata nel mar Egeo.

Olympic o Titanic?

Nel luglio 1911 la Olympic salpa per la sua prima crociera, agli ordini del capitano Edward Smith, lo stesso che comanderà il Titanic nel suo unico viaggio, meno di un anno dopo. Già nel settembre 1911 la Olympic si scontra con  l’incrociatore britannico “Hawke”, riportando gravi danni allo scafo che la obbligano a ripiegare nel porto di Belfast. Sembra che il varo del Titanic, praticamente quasi finito, fu rimandato in quanto i lavori si fermarono per intervenire sulla Olympic.

Gardiner afferma che i danni fossero talmente gravi che gli armatori decisero di “cannibalizzare” il Titanic per ricostruire l’Olympic, con un cambio d’identità degno di un film del miglior Hitchcock. In pratica, il costruendo Titanic diventa Olympic, mentre il danneggiato Olympic viene riparato e varato, nell’aprile 1912, come Titanic.

Ecco spiegato, secondo Gardiner, il motivo per cui l’iceberg provocò danni così gravi da causare l’affondamento della nave: si trattava dell’Olympic, riparata in fretta e con pezzi recuperati dall’ancora incompleto Titanic…

Gardiner completa la sua teoria sostenendo che l’urto con l’iceberg sarebbe stato addirittura pianificato dagli armatori della White Star e dai loro finanziatori, in modo da avere dall’assicurazione il denaro per pagare le riparazioni ancora da effettuare sul Titanic, da convertire in Olympic e per costruire il Gigantic. Il transatlantico avrebbe dovuto colpire di striscio l’iceberg - cosa che effettivamente fece - ma senza affondare e senza causare vittime, solo riportando danni che garantissero un buon rimborso dall’assicurazione.

L’Olympic/Titanic sopravvissuto ha navigato fino al 1934, attraversando oltre 500 volte l’Atlantico senza nessun altro incidente.

Avrebbe incassato tutti quei soldi il film di Cameron se anziché Titanic si fosse intitolato Olympic? Chi può dirlo… Per dovere di cronaca segnaliamo che gli anti-complottisti affermano che nel suo scontro con l’Hawke, l’Olympic subì un grave danno a poppa mentre il Titanic colpì l’iceberg praticamente di prua. Tra l’altro il riparato Olympic si trovava, perfettamente funzionante, nella stessa zona del Titanic quando questo si schiantò contro l’iceberg…

Banchieri e massoni

Altre teorie complottistiche arrivano dall’Italia. Claudio Bossi è un appassionato del Titanic, al quale ha dedicato alcuni libri: è lui che ha formulato un’ipotesi che collega la nave addirittura alla “Federal Reserve”. Secondo lo scrittore lombardo, nel 1910 i rappresentanti dei principali istituti di credito e della finanza americani si riunirono per pianificare la nascita della banca centrale statunitense, la Federal Reserve appunto. Non tutti erano d’accordo alla creazione di questo istituto e tra i contrari c’erano John Jacob Astor, Benjamin Guggenheim e Isidor Straus, tre persone – per pura combinazione - invitate al viaggio inaugurale del Titanic: è quasi scontato aggiungere che morirono nel naufragio, e che la banca centrale statunitense fu istituita nel dicembre del 1913…

Tra i banchieri favorevoli alla creazione della Federal Reserve c’era anche John Pierpont Morgan, finanziatore dell’International Mercantile Marine Company, la compagnia che controllava la “White Star Line”, armatrice del Titanic, che aveva invitato gli sfortunati banchieri.

Nella sua teoria, Bossi coinvolge anche la “Compagnia di Gesù” e la “Massoneria”. Frank Brown era un sacerdote gesuita che imbarcatosi a Southampton avrebbe dovuto sbarcare prima che il Titanic attraversasse l’Atlantico: volendo proseguire fino a New York chiese l’autorizzazione ai suoi superiori, che invece gli intimarono di abbandonare immediatamente la nave.

Parecchi massoni diedero disdetta all’ultimo la partecipazione al viaggio inaugurale del Titanic. Lo stesso armatore Morgan rinunciò a salire sulla sua ammiraglia, così come fece Lord William James Pirrie (presidente dei cantieri Harland & Wolff, dove fu costruito il Titanic) che declinò l’invito per un presunto malessere. Rinunciarono all’ultimo momento anche Henry Frick, magnate dell’acciaio, e il collezionista George Vanderbilt (dell’omonima famiglia che fece fortuna grazie al trasporto su ferrovia e marittimo), entrambi in affari con Morgan. Complessivamente sono stati 55 i passeggeri che hanno annullato il loro viaggio.

Un capitano di corsa

Non è stato esente da critiche e teorie di complotto neppure il capitano del Titanic, quell’Edward John Smith che - ufficiale di punta della compagnia White Star - aveva schiantato l’Olympic contro l’Hawke e aveva collezionato con le sue imbarcazioni un discreto numero di incidenti causati dall’eccesso di velocità. A suo carico il fatto di aver taciuto un incendio nella sala macchine che non riusciva a essere domato ben prima della partenza della nave, e il fatto che abbia ordinato di accelerare in una notte buia in una zona nota per gli avvistamenti di iceberg, oltre alla superficialità dimostrata nel minimizzare la mancanza di binocoli per le vedette. Sembra infatti che i binocoli fossero a bordo del Titanic ma inaccessibili in quanto David Blair, secondo ufficiale designato, fu licenziato prima della partenza perché non gradito al capitano: i binocoli restarono chiusi in un armadio, nella cabina di Blair, che si era portato via le chiavi.

Dopo l’affondamento, a proposito del capitano Smith si disse che si era sparato non appena fu chiaro che la nave era condannata. Si disse anche che aveva cercato di salvare alcuni bimbi nelle acque ghiacciate, dopo che la nave era colata a picco. In realtà non ci sono certezze: probabilmente Smith, in parte responsabile dell’affondamento, è morto come molti altri ufficiali, cercando di salvare il maggior numero possibile di persone.

Teorie suggestive

Un’altra teoria che circolò immediatamente dopo l’affondamento della nave fu quella della maledizione della mummia di Amon-Ra. Secondo il giornalista (e spiritista) William Stead, il Titanic trasportava un sarcofago con impresso un volto terrificante. Sembra che Stead abbia raccontato il fatto, qualche ora prima della tragedia in cui perì, a un passeggero sopravvissuto che in seguito lo riferì ad alcuni giornalisti che lo trasformarono in certezza. Il sarcofago divenne quello di una sacerdotessa dedita al culto del dio Amon-Ra che ovviamente era portatore di una maledizione tanto potente da fare affondare il transatlantico. In realtà il sarcofago era ospitato al “British Museum” dove si trova ancora oggi. Una vera fake news ante litteram, insomma.

Ci fu anche chi affermò che a bordo del Titanic fosse trasportato un volume originale con i poemi dello scrittore Omar Khayyàm (matematico, astronomo e filosofo persiano che visse intorno all’anno Mille) dal valore inestimabile, appena acquistato ad un’asta da un collezionista statunitense. Anche questa notizia sembrerebbe una bufala, in quanto a bordo c’era sì un volume del genere, ma si trattava di una riedizione dal valore decisamente inferiore.

Al fuoco, al fuoco

Dall’incendio sottovalutato è recentemente nata una nuova teoria, secondo la quale la causa principale dell’affondamento del Titanic sarebbero state proprio le fiamme. Scoppiato vicino alle caldaie della nave quando ancora era in costruzione nel porto di Belfast, l’incendio è stato confermato da alcune fotografie. Ovviamente gli armatori ne erano a conoscenza e, nonostante non fosse stato possibile domare le fiamme, proseguirono con il programma, trascurando il fatto che lo scafo fosse decisamente indebolito dal fuoco. In pratica il Titanic fu costruito, varato, inaugurato e guidato verso la sua catastrofe con un incendio a bordo. Spento solo dopo il suo affondamento.

Passeggeri noti e meno noti

Sul Titanic viaggiavano 37 italiani, otto erano passeggeri gli altri lavoravano come camerieri. Nessuno di questi ultimi si salvò, mentre tre dei passeggeri riuscirono a sopravvivere al naufragio. Una di queste era Argene Genovesi, unica donna italiana imbarcata, che rimase vedova nel naufragio: nel novembre successivo partorì una bimba cui impose il nome di Maria Salvata.

Tra i passeggeri di prima classe c’era anche lo scrittore statunitense Jacques Futrelle, autore di un racconto giallo molto famoso all’epoca in cui il protagonista accetta una sfida impossibile: fuggire entro una settimana da una cella di massima sicurezza dalla prigione di Chisholm. Una sfida superata grazie all’utilizzo delle sole capacità logiche nonostante la strettissima sorveglianza, le continue perquisizioni e l’assenza di contatto con il mondo esterno. Ebbene, Futrelle al contrario del suo personaggio non riuscì a scappare dal Titanic: la moglie sopravvissuta raccontò che una volta certo della salvezza di lei, avendola fatta salire su una scialuppa, si mise a fumare con John Jacob Astor (quello del complotto…), aspettando la fine. In realtà il suo corpo non è mai stato ritrovato, quindi non è detto che non sia sopravvissuto…

Ah, prima di dimenticarlo: sembra che il nome di Frank Tower non sia mai comparso nelle liste degli equipaggi di nessuna delle tre navi alle quali si dice sia sopravvissuto. Un’altra leggenda che va ad aggiungersi alle tante legate al Titanic.

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