Un amore ai tempi del Medioevo

| La passione tra un uomo di chiesa e una giovane benestante scandalizzò la Francia del XII secolo. In un’epoca in cui i poemi raccontavano situazioni idilliache, la storia di Eloisa e Abelardo è ancora oggi quanto mai piccante

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di Marco Belletti

“Trovarono tra tutte quelle orribili carcasse due scheletri, uno dei quali abbracciava singolarmente l’altro. Uno di quegli scheletri, che era quello di una donna, era ancora coperto di qualche lembo di una veste […] L’altro, che abbracciava stretto questo, era lo scheletro di un uomo”.

Così scriveva Victor Hugo nel suo romanzo “Notre-Dame de Paris”, affascinato dalla storia medievale risalente al XII secolo di un teologo-filosofo che si era innamorato di una fanciulla e che con lei condivideva la tomba. Non solo: da quanto scrive Hugo sembra che quando lei morì una ventina d’anni dopo di lui e fu sepolta nella stessa tomba, l’uomo l’abbia abbracciata.

Luoghi comuni diffusi nel Rinascimento descrivono il Medioevo come un lungo periodo buio, fatto di austerità, rigore e disciplina. A parte le condizioni di vita sicuramente peggiori degli anni a venire che non permettevano né una vita lunga né facile, sono più che altro leggende le storie raccontate di vite vissute nel terrore della morte e dei peccati che avrebbero costretto alla dannazione eterna chi li commetteva.

La cultura era abbastanza diffusa pur se relegata per motivi che potrebbero essere definiti “logistici” in luoghi di culto, gli unici con una certa omogenea capillarità sul territorio. Pur essendo la religione molto presente nelle vite quotidiane di tutti, il mondo non era esclusivamente dominato da pensieri ascetici e morigerati, anzi. Ovviamente, la maggior parte delle testimonianze giunte fino a noi mediate da testi scritti – copiati e ritrascritti dagli amanuensi – trattano principalmente temi non invisi alla fede, ma non bisogna credere che non si scrivesse nient’altro o che la vita riguardasse solamente argomenti religiosi, vissuti da penitenti. Per esempio, per i suoi contenuti piuttosto epicurei la Chiesa cercò in ogni modo di limitare la diffusione del “De rerum natura” di Tacito, che fu riscoperto solo nel 1417 dall’umanista Poggio Bracciolini – segretario di un antipapa – in un non meglio precisato monastero tedesco. Sembra però che l’opera di Lucrezio fosse ben nota anche in precedenza in circoli ristretti, e alcuni studiosi suppongono che anche Dante la conoscesse in quanto alcuni versi della sua Commedia mostrano analogie con gli esametri del De rerum natura.

Quindi, poemi e canti d’amore erano molto conosciuti e apprezzati e non erano intesi dai contemporanei come rappresentazioni idilliache ma come descrizioni di vere passioni. In pratica, le giovani dell’epoca oltre a sognare leggendo delle vicende di personaggi letterari – come per esempio di Tristano e Isotta o Lancillotto e Ginevra – si appassionavano a vere storie d’amore come quella tra Eloisa e Abelardo, i due scheletri descritti da Hugo.

Eloisa morì a 72 anni il 16 maggio 1164 raggiungendo il suo uomo che era spirato 63enne 22 anni prima. Bretone di nascita, Pietro Abelardo è uno dei più importanti teologi della Chiesa, il suo testo “Disputa degli universali” è la più importante disquisizione filosofico-teologica medievale e le sue teorie furono fonte di ispirazione per molti altri dotti dell’epoca, tra cui per esempio Tommaso d’Aquino. Maestro tra i più seguiti, famoso fin da giovane e di riconosciuto prestigio tra gli universitari francesi, Abelardo incontrò il suo destino poco meno che quarantenne quando conobbe Eloisa, giovane di famiglia benestante con spiccate doti per lo studio: lingue classiche, ebraico oltre che delle cosiddette arti liberali, cioè grammatica, retorica, geometria e astronomia. Nel 1116 lo zio di Eloisa decise che a dare lezioni alla giovane avrebbe dovuto essere Abelardo, che si innamorò immediatamente: “Eloisa aveva tutto ciò che più seduce gli amanti – avrebbe scritto in seguito nella sua biografia – e con il pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore”.

La relazione tra i due proseguì fino a quando lo zio li scoprì, cacciando Abelardo, ma siccome Eloisa era incinta, seguì il suo uomo in Bretagna dove nacque il figlio Astrolabio, il cui nome significa rapitore di stelle.

Per salvare la ragazza dal disonore, i due si sposarono segretamente ma la notizia si diffuse in fretta e così Abelardo mandò Eloisa in un convento per difenderla dalle maldicenze: questa scelta gli costerà molto cara perché i parenti della giovane ritennero di essere stati ingannati e interpretarono questa decisione del filosofo come la decisione di abbandonare la moglie.

La notte successiva, mentre Abelardo dormiva, tre uomini entrarono nella sua camera e mentre due lo immobilizzavano, il terzo con una coltellata netta gli amputò pene e testicoli. Due dei feritori furono bloccati, vennero accecati e furono evirati a loro volta: uno era un servo di Abelardo che aveva tradito il padrone per denaro. Dopo questa tragedia, Eloisa prese i voti diventando badessa e Abelardo si dedicò alla vita intellettuale, rispettando la regola ecclesiastica. Il loro rapporto divenne ovviamente platonico (oltre che esclusivamente epistolare) e mentre l’uomo cercò in maniera irremovibile di convincere la donna che il loro amore terreno era stato un errore, nel tempo Eloisa si dimostrò ben più decisa nel mantenere vivo il sentimento d’amore.

Abelardo morì nel monastero di Cluny dove – accolto dall’abate Pietro il venerabile – era stato insegnante dei monaci e fu sepolto nell’oratorio del Paracleto, da lui fondato nella regione di Champagne e di cui Eloisa era badessa. Quando anche lei morì, i due amanti furono inumati sotto un rosaio all’esterno del Paracleto ma furono più volte spostati: nel 1800 il loro feretro fu trasportato a Parigi nel cimitero del Père-Lachaise, dove tuttora riposano.

Abelardo è di fatto il fondatore della logica occidentale e ha elaborato i principi di identità e di non-contraddizione, anche se fu condannato dalla maggior parte della Chiesa più tradizionalista sua contemporanea. Il suo metodo logico-scientifico applicato allo studio della teologia divenne comunque un dogma basilare per la filosofia dei secoli successivi.

Sembra che la produzione letteraria di Eloisa sia stata molto ricca, ma di lei restano solo una raccolta di problemi teologici emersi leggendo la Bibbia con la sua comunità che la badessa inviò ad Abelardo e quattro lettere. Tre inviate al suo amante – di cui due di dubbia autenticità – e una inviata a Pietro il venerabile per ringraziarlo di averle affidato il corpo di Abelardo, e per chiedere consigli per la formazione del figlio Astrolabio.

Terminati gli studi, il figlio di Eloisa e Abelardo subì il fascino di Bernardo di Chiaravalle con il quale il padre si era scontrato per divergenze filosofiche. Entrò nell’abbazia di Buzay in Bretagna da dove fu cacciato dopo l’accusa – non si sa quanto fondata – di aver partecipato all’omicidio di Goffredo Plantageneto, conte di Angiò e duca di Normandia. Divenuto in seguito abate a Hautervie nel regno di Borgogna, Abelardo morì il 5 agosto 1171 senza eredi e sostanzialmente dimenticato da tutti. 

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