Una Persiana bella da morire

| Il canone di bellezza in Persia a inizio Novecento era molto diverso da quello occidentale: più una donna aveva l’aspetto mascolino, più era considerata bella. Tāj-al-Salṭana rispettava gli standard e ammaliò decine di uomini

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di Marco Belletti

Il museo di storia naturale di Vienna ospita la più antica (conosciuta) rappresentazione artistica di una donna. Si tratta della Venere di Willendorf, una piccola statua (tra le più famose dell’arte paleolitica) alta 15 centimetri, in pietra calcarea dipinta in ocra rossa che risale a circa 25 mila anni fa.

Raffigura un corpo femminile dalle forme molto marcate, con un grande seno e la vagina bene in vista che mettono in evidenza la prosperità e la capacità delle donne di dare alla luce nuove vite. Nella società di cacciatori non ancora del tutto stanziali dell’epoca, la corpulenza e la fertilità della donna probabilmente rappresentavano un’elevata condizione sociale. Secondo alcuni storici alle donne erano riservate posizioni anche di potere nella società, ovviamente non per la loro forza.

Non è ancora chiaro invece se l’aspetto fisico corrisponda davvero al canone di bellezza dell’epoca, anche se sembra verosimile che agli occhi degli uomini piacessero forme accentuate, decisamente agli antipodi della bellezza anoressica che negli ultimi anni del millennio scorso ha dominato le scene di moda e cinema.

Inoltre, non è detto che tutti i popoli preistorici avessero opinioni concordi su come si dovesse intendere la bellezza delle donne: cultura, società, modo di vivere da sempre influiscono sui gusti, anche in tempi decisamente più vicini a noi. Per esempio, si è passati dai grandi e cadenti seni preistorici ai fisici asciutti dell’arte classica, dalla castità assoluta medievale alle rotondità rinascimentali e così via fino ai giorni nostri [leggi quil’articolo di Italia Star Magazine dedicato ai mutati canoni della bellezza femminile].

Quindi la definizione di bellezza ha subito una profonda evoluzione nel tempo e anche se in linea di massima ci sono stati standard che accontentano la maggioranza delle persone, il giudizio finale è sempre soggettivo. Inoltre ogni cultura ha versioni ideali proprie sia dell’uomo sia della donna e le cosiddette culture occidentali hanno gusti ben differenti dalle altre. Per esempio, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del secolo scorso, in Persia più una donna aveva l’aspetto mascolino, più era considerata bella.

Tāj-al-Salṭana è stata una scrittrice persiana della dinastia Qajar (figlia dello scià Nasser al-Din Shah) nata nel 1883 e fu additata come esempio di bellezza assoluta e venne ritratta in numerose fotografie. Nonostante per noi sia veramente difficile considerarla una bella donna, fu molto apprezzata nel suo Paese. Certamente per noi fu una grande protagonista della sua epoca.

Dopo che a 10 anni fu data in sposa a un nobile dal quale divorziò a 16 anni (avendo nel frattempo partorito quattro figli) divenne una femminista e una pioniera dei diritti delle donne in Iran, fondatrice nel 1910 del gruppo clandestino per i diritti delle donne persiane per rivendicare uguaglianza di diritti.

È diventata famosa anche perché sembra che siano stati decine gli uomini che la chiesero in sposa per la sua bellezza e ben 13 quelli che si suicidarono dopo il suo rifiuto. Musa del noto poeta persiano Aref Qazviní, che le dedicò numerose opere, Tāj-al-Salṭana alla fine si risposò nel 1908. Le sue memorie furono pubblicate solo nel 1996 nel sessantesimo anniversario della morte.

Scrittrice, pittrice, intellettuale e attivista, organizzava incontri letterari ed è ricordata anche per essere stata la prima donna della corte reale a togliersi lo hijab e a indossare abiti occidentali.

Sono veramente poche lo fotografie che permettono di rivivere l’atmosfera che si respirava in quegli anni in Persia, in quanto in seguito alle leggi che hanno seguito l’istituzione della repubblica islamica dell’Iran nel 1979, quasi tutte le immagini di donne antecedenti alla proclamazione del nuovo stato furono bruciate, così come pellicole, video e libri.

Grazie all’opera di Parisa Damandan sono tornate alcuni anni fa alla luce alcune immagini dell’epoca, tra cui fotografie di Tāj-al-Salṭana. Damandan è una fotografa e storica dell’arte iraniana, laureata all’Università di Teheran che ha pubblicato il volume “Portrait photographs from Isfahan: faces in transition, 1920-1950”: è un libro che illustra la storia di Isfahan – città iraniana con oltre un milione e mezzo di abitanti – attraverso i ritratti delle persone che la abitarono tra gli anni Venti e Cinquanta del secolo scorso.

È stato davvero difficile recuperare le foto, tanto che l’autrice ha trascorso oltre dieci anni esplorando tutte le cantine della sua città e accumulando una significativa raccolta di pionieristiche immagini.

Dalle fotografie è possibile ammirare diversi tipi di donna con differenti modi di vestirsi, offrendo un panorama completo sul cambiamento che ha vissuto la società iraniana, nella transizione da un periodo legato alla tradizione a uno decisamente più innovativo, prima di ritornare al rigido codice imposto dallo stato islamico.

Regime che sembra ancora lontano dall’accettare l’uguaglianza di diritti tra uomini e donne. Ne è la dimostrazione il fatto che Nasrin Sotoudeh – l’iraniana avvocato attivista per i diritti civili – è stata recentemente condannata a 33 anni di carcere e a 148 frustate per aver guidato una protesta contro l’obbligo per le donne di indossare il velo. Le accuse sono di aver fatto propaganda contro lo Stato, aver istigato alla corruzione e alla prostituzione, essere apparsa in pubblico senza hijab.

Galleria fotografica
Una Persiana bella da morire - immagine 1
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