Urbain Grandier, il demonio di Loudun

| Un prete piuttosto disinibito nella Francia del Seicento, una suora forse innamorata di lui, giudici torturatori senza scrupoli, diavoli che firmano documenti: ci sono tutti gli elementi per una cupa storia in cui un innocente va al rogo

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Di Marco Belletti
Urbain Grandier detiene sicuramente un record, anzi due. È una delle persone di più elevato livello sociale e culturale a essere stata condannata per stregoneria e, nonostante le tremende torture subite, non ha mai ammesso di essere colpevole.

Nato in un piccolo centro nella regione francese dei Paesi della Loira è figlio di un notaio e, subito dopo il noviziato, a 27 anni viene nominato canonico della chiesa di Sainte-Croix, nella città di Loudun, diocesi di Poitiers. Colto e preparato, Grandier diventa presto famoso per i suoi sermoni che commuovono le folle all’insegna della libertà di pensiero. Negli anni acquista fama di seduttore e ha numerosi rapporti sessuali con donne della sua parrocchia. Addirittura ha un figlio da una quindicenne a cui insegna latino, il cui padre è un procuratore del re. Ma la abbandona per Madeleine de Brou, donna dell’alta nobiltà per la quale sembra abbia preso una cotta, visto che scrive un opuscolo (il “Traité contre le célibat des prêtres”) solo per giustificare il motivo per cui la sposa. Dopo aver ricoperto il ruolo di sacerdote officiante, testimone di nozze e neo sposo, Grandier è arrestato per depravazione ma vince il processo che gli viene intentato e torna a Loudun con la moglie.

È allora che incontra Jeanne des Anges, madre superiora del locale convento delle Orsoline, che gli propone di diventare confessore della sua comunità. Ottenuto un rifiuto, la suora sceglie il canonico Mignon, nemico giurato di Grandier. Per una decina d’anni Mignon guida una campagna denigratoria contro il sacerdote, alla fine nuovamente processato, questa volta per empietà: e lo strano prete si salva nuovamente. Oggi gli storici sono convinti che dietro questa accusa si celasse la lunga mano del cardinale Richelieu che voleva smantellare il castello di Loudun – per dimostrare il suo potere – ottenendo la dura opposizione di Grandier e con lui di quasi tutta la cittadinanza.

All’inizio del 1632 un’epidemia di peste colpisce Loudun e a ottobre numerose suore del convento accusano Grandier di averle stregate, facendole possedere dal demone Asmodeo, che le avrebbe indotte a commettere atti impuri con il sacerdote. Sono in tre ad affermare sotto giuramento che la notte del 21 settembre hanno visto l’ombra di un loro confessore morto qualche mese prima, mentre un paio di giorni dopo, colte dalle convulsioni, le tre donne avrebbero iniziato a insultare Dio, bestemmiare e a sputare sull’ostia.

La follia si estende ad altre 14 suore che affermano di vedere lo stesso fantasma, smettono di nutrirsi e iniziano a correre seminude sui tetti del convento o a salire sugli alberi. L’11 ottobre l’accusa si concretizza contro Grandier, riconosciuto nel fantasma: il sacerdote viene incolpato dalle suore di oscenità, atteggiamenti lascivi, tentativi di avere rapporti sessuali con loro e stregoneria. La madre superiora rivela di avere avuto sogni in cui ha rapporti con il sacerdote mentre le altre suore sono convinte di essersi innamorate dell’uomo annusando il profumo di alcune rose incantate da lui ricevute in regalo.

Secondo gli studiosi di quel periodo che hanno analizzato le carte dell’epoca, il rifiuto di Grandier nell’accettare l’offerta della madre superiora avrebbe fatto scattare nella donna un sentimento di rivalsa (per cui sceglie il nemico Mignon) e un desiderio di vendetta covata per anni. E che, alla fine, abbia confessato alle consorelle che Grandier aveva abusato di lei con l’aiuto del diavolo, convincendole di aver subito la stessa sorte. In questo modo sono numerose le altre suore che accusano l’uomo di averle violate sessualmente anche contro natura, in un caso abbastanza evidente di isteria collettiva.

Con la strenua difesa della città contro le mire di Richelieu, Grandier si è attirato l’odio del potente cardinale che ordina un processo affidato a un suo uomo di fiducia, il commissario del re Jean Martin de Laubardemont, parente della madre superiora. La procedura straordinaria e d’urgenza imposta da Richelieu non permette a Grandier di difendersi come vorrebbe e anche se le suore, nuovamente interrogate, non confermano le accuse, il prete viene considerato colpevole a priori.

Dagli atti che sono arrivati fino a oggi, tre giudici (di loro si conoscono anche i nomi: oltre a Jean-Martin de Laubardemont, padre Lactance e padre Tranquille) torturano Grandier con il supplizio dello stivaletto, allora molto usato per estorcere alle vittime confessioni il più delle volte false. Al sacerdote vengono infilati entrambi i piedi in un parallelepipedo di legno contenente cunei dello stesso materiale che stretto intorno alle gambe del malcapitato provoca la frantumazione di tutte le ossa e la fuoriuscita del midollo.

La tortura è eseguita nella piazza del mercato alla presenza di oltre 6mila tra persone, accorda da Loudun e dintorni. È il chirurgo Maunourry che piazza lo stivaletto nel modo corretto e il giudice padre Lactance a eseguire la tortura: la leggenda narra che in seguito, presi entrambi dai rimorsi, diventeranno pazzi.

Al termine del supplizio, nonostante Grandier non abbia confessato, i giudici mostrano alcuni documenti che assicurano essere stati firmati dal sacerdote e da alcuni demoni con cui l’uomo aveva siglato un patto diabolico. Uno di quei documenti è in latino e porterebbe in calce la firma di Grandier. Un altro, quasi illeggibile, contiene una serie di strani simboli ed è firmato da alcuni diavoli oltre che da Satana in persona. È evidente che il sacerdote accusato non ha firmato nessun documento.

Il difensore di Grandier è un suo amico, Claude Quillet, che tuttavia non può nulla per contrastare il processo farsa messo in piedi da Richelieu e così il preste è giudicato colpevole e condannato a morte. Lo stesso giorno della condanna, il 18 agosto 1634, viene giustiziato sul rogo.

Il giorno successivo all’esecuzione, la moglie Madeleine de Brou si rifugia in casa di un cognato ma alcuni giorni dopo viene ritrovata e arrestata. Finisce anche lei sotto processo ma il giudice Laubardemont il 28 novembre riceve l’ordine di Richelieu – messo sotto pressione dalla nobile famiglia della donna – di interrompere il procedimento contro la vedova, che viene rilasciata.

Nonostante la morte di Grandier, la madre superiora Des Anges continua ad affermare di essere posseduta e un esorcista gesuita qualche tempo dopo la prende in cura convincendola che la possessione è dentro di lei e non è causata da nessun diavolo. Anni dopo la donna scrive un memoriale su quanto accaduto a Loudun.

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